A Cannes 2026, durante la presentazione del suo nuovo film Paper Tiger, il regista James Gray ha fatto una delle ammissioni più insolite che si possano sentire da un cineasta: Ad Astra con Brad Pitt non era il suo montaggio, e la versione che avrebbe voluto realizzare sarebbe stata più corta, non più lunga.
Ad Astra e James Gray: cosa significa avere una Director’s Cut più breve

Nel dibattito sul rapporto tra registi e studios, quasi sempre la lamentela riguarda tagli imposti dall’alto su un montato più lungo. Gray ribalta la logica: la sua versione ideale di Ad Astra avrebbe tolto 12 minuti al film, che nella versione distribuita dura 123 minuti. Un caso raro nel cinema americano contemporaneo, dove le Director’s Cut tendono storicamente ad aggiungere materiale, non a eliminarlo.
Le parole di Gray, rilasciate in un’intervista a Brut a margine del festival, non lasciano spazio a interpretazioni: Quel film me l’hanno levato. Quello che avete visto non era il mio montaggio. Una dichiarazione diretta, che mette in chiaro quanto il prodotto finale si discosti dalla sua intenzione originale.
Lo studio, la vendita alla Disney e i 127 milioni al botteghino
Ad Astra fu prodotto dalla 20th Century Fox, che nel corso della lavorazione venne acquisita dalla Disney. Gray descrive quel periodo come caotico: trovarsi nel mezzo di una transizione societaria di quelle dimensioni mentre stai cercando di portare a termine un film da 80 milioni di dollari significa perdere interlocutori, cambiare referenti, e ritrovarsi con un montato che non riconosci come tuo.
Il film uscì nel 2019 e incassò globalmente circa 127 milioni di dollari, un risultato deludente rispetto al budget. La critica fu divisa: apprezzato da chi cercava uno sci-fi contemplativo e autoriale, fu percepito da altri come lento e poco coinvolgente. Se una versione più compatta avrebbe cambiato la ricezione del pubblico è una domanda che resterà senza risposta, almeno finché i diritti non permetteranno al regista di tornare sul materiale.
Paper Tiger e la scelta di lavorare su scala ridotta
L’esperienza con Ad Astra ha lasciato il segno. Gray ha spiegato di preferire produzioni indipendenti e budget contenuti, come i 15 milioni di dollari di Paper Tiger, proprio per evitare di perdere il controllo creativo sul montaggio finale. Una posizione coerente con la sua carriera: regista che ha sempre difeso una visione personale del cinema, Gray non è mai stato a suo agio nei meccanismi industriali delle major.
Quanto alla possibilità di una Director’s Cut ufficiale di Ad Astra, Gray si è detto speranzoso ma realistico: la strada dipende dai diritti, ora parte dell’ecosistema Disney-Fox. Se il precedente di Blade Runner, che ottenne la sua versione definitiva solo dopo anni di battaglie, può insegnare qualcosa, forse Gray non ha del tutto torto a sperare.