Gangs of New York non racconta una storia vera nel senso stretto, ma costruisce la sua trama dentro una New York storica e usa personaggi ispirati a persone realmente esistite. Amsterdam Vallon è un personaggio di finzione, mentre Bill il Macellaio nasce soprattutto dalla figura di William Poole, pugile, macellaio e leader nativista attivo nella Manhattan di metà Ottocento.
Il film di Martin Scorsese mescola quindi fatti documentati, bande realmente esistite, tensioni politiche, immigrazione e invenzione narrativa. Il ritorno del film in TV è l’occasione per separare ciò che appartiene alla storia da ciò che è stato creato per il cinema.

Gangs of New York è basato su una storia vera?
La risposta è: in parte. Scorsese prende ispirazione dal libro di Herbert Asbury del 1928, The Gangs of New York: An Informal History of the Underworld, dedicato al mondo criminale e politico della New York ottocentesca. Il film non adatta però un singolo episodio del libro e non segue la biografia di un solo protagonista reale.
La sceneggiatura crea Amsterdam Vallon, suo padre Prete Vallon e Jenny Everdeane per costruire un conflitto personale capace di attraversare un periodo storico più ampio. Attorno a loro compaiono nomi, gruppi e fenomeni con radici documentate.
Bill il Macellaio è esistito?
William “Bill il Macellaio” Cutting, interpretato da Daniel Day-Lewis, è ispirato soprattutto a William Poole. Poole nacque nel 1821, lavorò come macellaio, fu un pugile a mani nude e divenne una figura importante nell’ambiente dei Bowery Boys e del movimento nativista Know Nothing.
Come il personaggio del film, Poole era ostile all’immigrazione irlandese cattolica e partecipava a una New York in cui violenza di strada e politica potevano intrecciarsi. Ma Scorsese modifica profondamente la sua biografia per inserirlo nel racconto.
La differenza più evidente riguarda le date. William Poole morì nel 1855, mentre il film porta Bill Cutting fino ai Draft Riots del 1863. Il vero Poole non poteva quindi essere presente durante gli eventi che costituiscono il finale di Gangs of New York.
Amsterdam Vallon è una persona reale?
No, Amsterdam Vallon non corrisponde a una figura storica precisa. Il personaggio di Leonardo DiCaprio è uno strumento narrativo che permette allo spettatore di entrare nel conflitto tra comunità irlandesi, nativisti e gruppi politici.
Anche la vendetta contro Bill Cutting e il rapporto con Jenny sono elementi di finzione. Amsterdam rappresenta però un’esperienza collettiva reale: quella degli immigrati irlandesi arrivati in massa a New York dopo la Grande Carestia e costretti a vivere in quartieri poverissimi e segnati da discriminazioni.
Five Points esisteva realmente?
Sì, Five Points era un quartiere reale di Lower Manhattan. Sorgeva nell’area che oggi corrisponde in parte a Chinatown e Civic Center. Nell’Ottocento divenne uno dei luoghi più densamente popolati e poveri della città, associato a immigrazione, criminalità, locali, case sovraffollate e fortissime tensioni sociali.
Scorsese e lo scenografo Dante Ferretti ricostruirono una parte enorme della vecchia Manhattan negli studi di Cinecittà a Roma. La scenografia non è quindi il vero Five Points, ma nasce da una ricerca visiva su mappe, incisioni e testimonianze dell’epoca.

I Dead Rabbits e i Bowery Boys sono esistiti?
I nomi delle bande hanno basi storiche. I Bowery Boys sono legati al mondo nativista e protestante della città, mentre i Dead Rabbits vengono ricordati tra i gruppi associati alla popolazione irlandese e agli scontri di strada del periodo.
Il film, però, organizza queste realtà in due schieramenti più netti di quanto fosse la vita criminale e politica di New York. Le bande cambiavano alleanze, identità e composizione e non funzionavano come due eserciti permanenti contrapposti per decenni.
I Draft Riots del finale sono accaduti?
Sì. I Draft Riots di New York del luglio 1863 sono un fatto storico. Le proteste nacquero contro la coscrizione introdotta durante la Guerra Civile americana, ma si trasformarono rapidamente in giorni di violenza, saccheggi e aggressioni razziste.
La ricostruzione di History sui Draft Riots ricorda che le rivolte iniziarono il 13 luglio 1863 e colpirono edifici pubblici, proprietà e soprattutto cittadini neri. Tra gli episodi più noti ci fu l’incendio del Colored Orphan Asylum.
Gangs of New York usa quei tumulti come sfondo per lo scontro conclusivo tra Amsterdam e Bill. La rivolta è reale, il duello tra i due protagonisti no.
Perché nel finale l’esercito bombarda la città?
Nel film il caos delle bande viene inghiottito da una violenza molto più grande. Le forze federali intervengono per reprimere la rivolta e Scorsese sovrappone la battaglia personale al collasso dell’ordine pubblico.
La scelta serve anche a ridimensionare la vendetta di Amsterdam. Per lui Bill è il centro della storia, ma per la città la loro rivalità è soltanto una parte minuscola di un conflitto sociale, razziale e politico più vasto.
Bill Cutting muore come William Poole?
No. Nel film Bill viene ferito durante i disordini e muore dopo lo scontro con Amsterdam. William Poole morì invece otto anni prima dei Draft Riots, dopo essere stato colpito da un’arma da fuoco durante una faida legata al suo rivale John Morrissey e all’ambiente politico-criminale newyorkese.
Scorsese conserva l’immagine del leader nativista violento e carismatico, ma cambia la cronologia per fare di Bill il simbolo di un’epoca che scompare.
Boss Tweed è esistito?
Sì, William M. Tweed è una figura storica. Il politico interpretato da Jim Broadbent divenne il volto di Tammany Hall e di un sistema clientelare potentissimo nella New York del XIX secolo.
Il film usa Tweed per mostrare come bande, voti, immigrazione e potere politico potessero toccarsi. Anche in questo caso la sceneggiatura comprime e semplifica relazioni che nella realtà erano più articolate.
Quanto è accurato Gangs of New York?
Il film è più fedele all’atmosfera sociale e alle tensioni del periodo che alla cronologia dei singoli personaggi. Five Points, il nativismo, l’arrivo degli irlandesi, Tammany Hall, i Draft Riots e la figura di William Poole sono elementi storici. Amsterdam, la vendetta e gran parte degli incontri tra i protagonisti sono invenzioni.
Questa scelta permette a Scorsese di raccontare la nascita violenta della città attraverso una saga personale. Il risultato non va letto come un documentario, ma come un film storico che usa personaggi composti e date modificate per condensare decenni di trasformazioni.
Il significato dell’ultima scena
Dopo la morte di Bill, Amsterdam lo seppellisce accanto a Prete Vallon. Le tombe scompaiono progressivamente mentre lo skyline di New York cambia fino all’età contemporanea. La città cresce e dimentica chi ha combattuto per possederne le strade.
È la chiusura più importante del film: nativisti, irlandesi, bande e vendette sembravano enormi per chi le viveva, ma vengono assorbiti dalla trasformazione urbana. La New York moderna nasce anche da quei conflitti e allo stesso tempo li copre con nuovi edifici e nuove generazioni.
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