Toronto film festival, storia di un grande evento

Dal 6 al 16 settembre torna il Toronto film festival, uno degli appuntamenti più prestigiosi del mondo a livello cinematografico

Un evento che dà risalto al cinema mondiale valorizzando il territorio, con ben cinque categorie (tra cui cortometraggi e lungometraggi) dedicate esclusivamente alle produzioni canadesi che, con le loro pellicole, cercano di contendersi le migliori onorificenze della manifestazione.

Dopo Cannes, quello di Toronto è un festival di grande risonanza per chi vuol cercare di affermarsi nei piani alti del palcoscenico mondiale. Sono undici le categorie che riguardano le sezioni del cinema internazionale, ma non è sempre stato cosi, come ogni storia che si rispetti, tutto ha un inizio e, in questo caso, si è partiti dal piccolo per arrivare al grande.

Era l’anno 1976, al Windsor Arms Hotel di Toronto aveva luogo una piccola manifestazione, un compendio dei migliori festival del mondo, un omaggio a tutti gli incontri dedicati al cinema, il “festival dei festival” lo chiamavano. Con gli anni poi l’organico si è reso sempre più indipendente affermandosi persino a Hollywood, obbiettivo ambito per una buona riuscita nel mercato cinematografico.

Tra le categorie più importanti spiccano le sezioni: Special Presentations, Masters, Contemporary World Cinema, Visions, Discovery e Documentary. Nel corso degli anni abbiamo visto molteplici film conquistare attraverso il festival un notevole interesse da parte di un pubblico particolarmente esigente, garantendosi notorietà anche grazie alle buone critiche ricevute da quest’ultimo.

Per citarne alcune, ricordiamo opere ormai entrate indelebilmente nella nostra memoria, acclamati film cult che non tramonteranno mai.

Un’immagine tratta dal film Momenti di Gloria, curiosità: Con un budget di poco più di 5 milioni di dollari, la pellicola ha incassato dieci volte questa cifra, nei soli Stati Uniti d’America.

1981 – Momenti di Gloria

Il monumentale film di Hugh Hudson. La storia romanzata di Eric Liddell e Harold Abrahams, due velocisti britannici che parteciparono alle Olimpiadi del 1924. L’amicizia è il tema dominante del film, un esempio interessante per l’epoca in cui il film è ambientato. Si sviluppa e racconta il legame di Harold Abrahams, ebreo di origine, con i propri compagni di squadra, compreso il cristiano Eric, dai quali in più occasioni riceverà aiuto e sostegno.

Cary Elwes e Robin Wright in una scena del film che Esattamente 30 anni fa usciva negli Stati Uniti, mentre in Italia venne distribuito solo nel 1988.

1987 – La storia fantastica

Un film fantasy del 1987 diretto da Rob Reiner, tratto dal romanzo La principessa sposa di William Goldman del 1973, adattato per il cinema dall’autore stesso. La storia narra le vicende di due innamorati, il garzone Westley e Bottondoro. I due si amano di «amore vero», come viene spesso definito durante le vicende, tanto da superare mille disavventure con la consapevolezza di ritornare assieme.

Robin Williams e Jeff Bridges protagonisti del film La leggenda del re pescatore, Le riprese del film si sono svolte nel periodo 21 Maggio 1990 – 16 Agosto 1990 in USA.

1991 – La leggenda del re pescatore

Diretto da Terry Gilliam con Robin Williams e Jeff Bridges. Il titolo si riferisce alla figura leggendaria del Re Pescatore nel ciclo arturiano, dal quale il film trae molti altri elementi, in particolare quello della ricerca del Santo Graal. Uno dei miei film preferiti, anche per la presenza di Robin Williams, la pellicola si è aggiudicata il premio del pubblico a Terry Giliam al Toronto Film Festival.

Il favoloso mondo di Amélie incassò 33,2 milioni di dollari al botteghino negli Stati Uniti, superando così il precedente record detenuto da Il vizietto del 1978, che incassò 20,4 milioni di dollari (tuttavia il dato non tiene conto dell’inflazione).

2001 – Il favoloso mondo di Amèlie

Scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet ed interpretato da Audrey Tautou e Mathieu Kassovitz. Alan Morrison, critico della rivista Empire, ha dato al film cinque stelle, e ha dichiarato: “Questo è sicuramente uno dei capolavori dell’anno, è sulla linea di Cyrano De Bergerac e de Il postino, è un film bizzarro, ma che potrebbe surclassarli tutti”.  La giovane Amélie Poulain lavora come cameriera in un bar di Montmartre, trova per caso una scatoletta dietro una piastrella di un muro del suo appartamento, aprendola, con grande stupore, vi trova al suo interno dei piccoli ricordi e giocattoli, e intuisce che molto probabilmente si tratta di una scatoletta nascosta decenni prima da un bambino che abitava nello stesso appartamento. Amélie cerca di ottenere informazioni per scoprire a chi fosse appartenuta la scatola e da quel momento in poi per lei è l’inizio di una grandissima avventura.

Mix rock di umorismo, violenza e umanità ferite, Tre manifesti a Ebbing, Missouri danza su una sceneggiatura provocatoria e divertente, scritta dallo stesso regista britannico Martin McDonagh. Assolutamente scorretta, scanzonata, devastante.

2017 – Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Del 2017, scritto e diretto da Martin McDonagh, con protagonisti Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, John Hawkes e Peter Dinklage. La storia segue le tragicomiche vicende di una madre in cerca di giustizia per la figlia, che ingaggia una lotta contro un disordinato branco di poliziotti pigri e incompetenti. Sulla strada che porta in città, la madre furente noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali piazza una serie di messaggi polemici e controversi rivolti al capo della polizia. Lo stimato sceriffo di Ebbing prova a far ragionare la donna ma, quando viene coinvolto anche il vice, uomo immaturo dal temperamento violento e aggressivo, la campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi, calci, schiaffi, morsi, insulti e frasi scurrili. Il film ha fatto strage di nomination e premi da Cannes a Toronto con un successo a dir poco colossale.

Questi sono solo alcuni dei titoli che ho voluto citare tra i film premiati al Toronto Film Festival, un esempio lampante di una successione incredibile di riconoscimenti, un paragrafo da evidenziare in quella poesia che racchiude atti intensi di pura arte, un contenitore di emozioni capace di suggestionare con la sua essenza qualsiasi tipo di spettatore.

La magia del cinema.

E pensare che si era partiti dal piccolo. Ma si sa, nella botte piccola c’è il vino più buono.

Intervistato dal National Post nel 1999,

dichiarava “… benché Cannes resti il più grande, Toronto è più utile e più attivo.

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