Il film di Bernardo Bertolucci che nel 1972 scandalizzò tanto e fece tanto discutere torna nella sale cinematografiche in versione restaurata e forse meno sconvolgente di allora

La trama è nota, ma ci rinfreschiamo comunque la memoria

Paul è un nordamericano maturo che vive a Parigi, sconvolto dal suicidio della moglie. Jeanne è una giovanissima ragazza borghese. I due si trovano per caso in un appartamento in affitto, rimangono fatalmente attratti l’uno dall’altra e iniziano una relazione basata esclusivamente sul sesso. Giurano di non rivelarsi mai i propri nomi e di non dirsi mai niente delle loro vite. Quando Paul rompe il patto finisce tutto. Stessa storia di Nove settimane e mezzo. Mutatus mutandi, ovviamente.

Vedendo il film ci si accorge molto facilmente che non ci sono scene particolarmente osé, sicuramente si era già visto di peggio, o di meglio, a secondo dei punti di vista. La mitica scena del burro, che pare fu un’idea di Marlon Brando, che riassestò a modo suo gran parte del copione, meritò una condanna al rogo con una sentenza della Cassazione. A Bertolucci vennero tolti i diritti civili per 5 anni per offesa al senso del pudore.

Ultimo tango a Parigi sicuramente rovinò la vita di Maria Schneider,

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allora diciannovenne, che fu vista come un sex symbol e non riuscì a scrollarsi questo marchio di dosso per quanti film abbia fatto in seguito. L’attrice non perdonò mai Bertolucci e quando parlava del film, ricordava con raccapriccio le scene che la avevano costretta a girare e, del film, salvava solo il suo rapporto con Brando.

E non è finita.

Gli attori ai quali era stata proposta la sceneggiatura rifiutarono la parte. Jean-Louis Trintignant rifiutò categoricamente di mettersi nudo davanti alla camera da presa. Jean-Paul Belmondo non volle neppure incontrare il regista e respinse in pieno l’idea di fare “un film pornografico”. Alain Delon avrebbe accettato solo a patto di produrre il film, il che gli avrebbe dato la possibilità di intervenire pesantemente durante tutte le riprese.

Marlon Brando non ebbe difficoltà ad accettare, nonostante fosse impegnato nelle riprese del Padrino. Accettò anche 250.000 dollari e il 10% degli incassi per fare il protagonista, cosa che gli tornò utile, visto che Ultimo tango è il film italiano che ha incassato di più in assoluto. Se vogliamo dare adito alle dicerie, pare che quando Brando assumeva una nuova segretaria la prima cosa che le diceva era “Se vuoi lavorare con me devi sapere che sono completamente matto e che sono un maniaco sessuale”. Quindi a lui il copione del film dello scandalo non deve aver fatto né caldo, né freddo.

Sono passati 46 anni e ora il film viene coccolato e restaurato in tutto il suo splendore.

Cos’è cambiato? Si è riconosciuto il grande valore artistico del film, che è un gran bene. Poi, ormai è molto difficile épater le bourgeois, sbalordire il borghese; probabilmente è un bene anche questo, ma alla fine va a perdersi una delle caratteristiche peculiari dell’arte che, quando è stata innovativa, ha sempre fatto paura ai benpensanti.

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