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The Walking Dead: tre di sei

The Walking Dead è ripiombata nella noia mortale e nella retorica banale con questo episodio. Ma scopriamo insieme perché è deludente

The Walking Dead 10 è tornata con un altro episodio speciale, il terzo dei sei che chiuderanno la stagione attuale. L’episodio numero 19, dal titolo One More (Ancora una volta) ha per protagonisti Gabriel (Seth Gilliam) ed Aaron (Ross Marquand) che sono in cerca di provviste per Alexandria.

Il vagare dei due appare deciso e determinato, ma in realtà nell’animo di entrambi sta avendo luogo un’apocalisse che rischia di cancellare i residui di umanità ed empatia di cui dispongono. Aaron appare seccato e desideroso di tornare ad Alexandria da sua figlia e in lui la razionalità e la bontà stanno avendo la meglio, hanno sempre avuto la meglio. Lo stesso discorso non può farsi per Gabriel che sappiamo essere da sempre turbato e scosso dalla tentazione di cedere del tutto alla disperazione e soprattutto alla sfiducia totale nel genere umano.

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Quest’ episodio di The Walking Dead non è del tutto da buttare, ma non possiamo più chiudere un occhio sugli errori banali e reiterati che vengono commessi con questa serie! Gli zombie distanziati sono alquanto ridicoli e avrebbero potuto almeno fare lo sforzo di montarne alcuni in post-produzione per non rendere così palese la “costruzione” della scena, inoltre è assurdo che i protagonisti continuino a commettere leggerezze come non celare le proprie armi con sufficiente cura o di rischiare ancora la cattura e l’aggressione. Ci si aspetta che siano ormai meticolosi!

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Ma fatta questa doverosa premessa che mostra una certa, ormai inscusabile, superficialità nella composizione completa degli episodi, non si può negare che il cuore della puntata sia alquanto saliente ed emozionante. Ai fini della trama, la storia racconta la progressiva, ma costante disgregazione della fede in Gabriel. Non si tratta soltanto della fede nella sua formazione ecclesiastica e teologica, nonché in Dio, ma nella sua concezione più alta ed ampia, poiché l’uomo non ha più alcun tipo di fiducia nei suoi simili, non ritiene ci sia più possibilità di redenzione. Naturalmente mi riferisco alla scena della roulette russa cui Gabriel ed Aaron vengono forzati da Mays, un misterioso ed aggressivo personaggio interpretato dalla guest star dell’episodio: Robert Patrick.

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Ci sono altre forme di sofferenza, di dolore e di vita fuori dalle mura di Alexandria e forse sembrano tutti essersene dimenticati. C’è da un lato il desiderio di poter scoprire l’esistenza di altri esseri umani che si uniscano alla comunità di sopravvissuti, dall’altro invece la taciuta speranza di non incontrarne mai, per non dover essere costretti a chiedere a se stessi lo slancio emotivo necessario ad investire fiducia in un estraneo potenzialmente pericoloso e addirittura letale.

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C’era effettivamente bisogno di questo episodio? Devo ammettere che ho trovato le interpretazioni piatte e l’episodio noioso, fatta eccezione per la parte in cui appare Robert Patrick, ma è anche vero che questi sei episodi extra sono concepiti per indagare più a fondo nell’animo dei sopravvissuti e quindi One More non può essere considerato un episodio riempitivo come quelli che siamo stati costretti a sorbirci in passato. Però la sensazione provata durante la visione, è stata molto simile…

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