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The Midnight Sky

The Midnight Sky: recensione del film di George Clooney

Uscito su Netflix poco prima di Natale, dopo una limitata distribuzione tradizionale, il film di George Clooney si confronta con un mondo sull'orlo della catastrofe globale

The Midnight Sky (Id.)

Regia: George Clooney; soggetto: ispirato dal romanzo La distanza tra le stelle (2006) di Lily Brooks-Dalton; sceneggiatura: Mark L. Smith; fotografia: Martin Ruhe; scenografia: Jim Bissell; costumi: Jenny Eagan; trucco: Natasha Nikolic-Dunlop; effetti speciali: David Watkins, Matt Kasmir; colonna sonora: Alexander Desplat; montaggio: Stephen Mirrione; interpreti: George Clooney (Augustine Lofthouse), Felicity Jones (Sully), Kyle Chandler (Mitchell), Demián Bichir (Sanchez), David Oyelowo (Tom Adewole), Tiffany Boone (Maya), Caoilinn Springall (Iris), Sophie Rundle (Jean), Ethan Peck (Augustine Lofthouse da giovane), Tim Russ (Moseley), Miriam Shor (Moglie di Mitchell); produzione:  George Clooney, Bard Dorros, Grant Heslov, Keith Redmon, Cliff Roberts per Netflix; origine: USA – 2020; durata: 118′.

Trama

Il film cominicacon un ‘evacuazione di massa. Ci troviamo in Groenlandia, oltre il Circolo Polare Artico, in un prossimo futuro. È il 2049 e l’umanità vaincontro all’estinzione. La Terra è stata colpita da un cataclisma globale, che ha reso l’aria irrespirabile. I superstiti cercano rifugio sottoterra, all’interno di basi costruite per la sopravvivenza. Augustine Lofthouse (Clooney), illustre astronomo e malato terminale si rifiuta di lasciare l’osservatorio scientifico, unico luogo ancora abitabile del pianeta, se un isolato eremo tra i ghiacciai così si può definire. Con il suo telescopio puntato verso le stelle, al cui studio ha dedicato una vita intera, non ha nessuno da cui tornare.

Trascorre le giornate da solo, immerso in lunghe meditazioni sul destino degli uomini, trasfusioni giornaliere di sangue, necessarie a rallentare il morbo che lo sta consumando. Si prepara a morire, finchè un SOS arriva dalle profondità dell’universo. Si tratta della navicella spaziale Aether, con cinque astronauti di ritorno da un semi-sconosciuto satellite di Giove, il quale potrebbe potrebbe ospitare la vita umana. A bordo c’è Sully, una donna che ha sacrificato tutto per diventare il primo essere umano a raggiungere il Gigante del sistema solare, dedicandosi a una missione durata anni. L’equipaggio non sa cosa è successo sulla Terra, dove sta per tornare, ignaro degli avvenimenti. Augustine cerca di comunicare con loro per metterli in guardia dai pericoli che li attenderebbero al rientro.

L’antenna però non è abbastanza potente, i contatti con Sully e i suoi colleghi sono frammentari : ad Augustine non rimane altro da fare che spingersi ancora più a nord, dove si trova una base metereologica dotata di una strumentazione più potente, in grado di comunicare con l’astronave. Poco prima di avventurarsi all’esterno, si accorge di non essere solo: Iris, una bambina abbandonata durante l’evacuazione, è nascosta nella sua stazione scientifica. La piccola gli si affeziona e ha un volto familiare, ma egli non ha la minima idea di dove o quando l’abbia incontrata. L’uomo non può lasciarla sola ed è costretto a intraprendere la rischiosa spedizione in sua compagnia.

The midnight sky
Il regista sul set del film, spiega la scena agli attori.

Il commento del redattore

The Midnight Sky non è un solo film ma due: una storia di resilienza (quante volte nei telegiornali abbiamo sentito questa parola durante gli ultimi mesi) davanti a fenomeni globali incontrollabili come una pandemia, ma anche di speranza. Gli esterni sono stati girati in Finlandia e George Clooney è dovuto dimagrire 13 chili nel giro di un paio di mesi per impersonare un emaciato malato terminale. La sofferenza ostentata nel film è probabilmente reale, se pensi che ha dovuto fronteggiare una pancreatite emorragica in seguito allo stress cui ha sottoposto il suo fisico e alla perdita rapidissima di peso. Il risultato di questo tour de force è un film in bilico tra il racconto fantascientifico (il tributo ad Alfonso Cuaròn è evidente e sentito) e uno di introspezione: nella solitudine, l’uomo ripercorre i sacrifici compiuti in nome della scienza cui tutta la propria vita; avvicinandosi alla morte, non può fare a meno di riconoscere con rimpianto l’ Amore e il calore familiare che ha scelto di trascurare a favore della carriera e del progresso scientifico.

La disperata ultima missione cui decide di impiegare le sue residue energie per salvare gli astronauti è un tentativo di redenzione, uno sforzo per conferire alla propria esistenza un significato e uno scopo nuovi e più nobili  della mera realizzazione delle ambizioni personali. E tutto questo diventa evidente alla luce della rivelazione finale, che esplicita il messaggio del film.

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George Clooney si è dimostrato negli anni, oltre che un grande attore, un produttore accorto e un regista di talento. In The Midnight Sky però si misura contemporaneamente con la fantascienza e la riflessione esistenziale, senza trovare un equilibrio. Il ritmo è languido e la narrazione pesante, mentre il colpo di scena finale sa di già visto.  Il film vuole essere una sorta di sintesi tra Gravity e The Revenant, ma manca dell’ispirata perizia tecnica dell’uno e dei solitari maestosi paesaggi dell’altro. Gli aspetti migliori restano le scene emozionanti  girate nello spazio e il messaggio di speranza finale (stringiti ai tuoi cari, ce la farai: la vita trova sempre una strada) che arriva al cuore del pubblico.

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