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The Last Dance: anteprima episodio IX

Da oggi è disponibile, insieme con l'ultimo, il penultimo episodio della serie Netflix The Last Dance: conosciamo meglio Steve Kerr e la rivalità tra Bulls, Indiana Pacers e Utah Jazz

The Last Dance
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The Last Dance – Episodio IX

Gli Indiana Pacers, a cavallo degli anni ’90 e dei 2000, sono una delle potenze dell’Eastern Conference della NBA. Hanno in squadra Rick Smits, centro duttile e moderno detto ‘The Flying Dutchman‘ (L’Olandese Volante),  Jalen Rose, ala piccola dalle mani educatissime e soprattutto Reggie ‘The Killer’ Miller chiamato così per l’innata capacità di aggredire la partita alla giugulare, grazie a una capacità di sfruttare i blocchi dei compagni con pochi uguali nella storia del gioco e a una meccanica di tiro, soprattutto da 3 punti, invidiabile, in più sono guidati in panchina dalla leggenda Larry Bird. La loro sfortuna? Essersi trovati sulla strada di due dinastie, entrambe guidate da coach Phil Jackson: i Bulls di Michael Jordan e i Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant.

In quel 1998 i Pacers incontrato i Chicago Bulls e i due leader, Michael Jordan e Reggie Miller, non se le mandano a dire. Intervistato per l’occasione da ESPN, Reggie è entrato nella NBA 3 anni dopo Michael e non ha mai mostrato timore reverenziale nei confronti di His Airness. Dal canto suo Jordan è all’inseguimento del sesto titolo della carriera e, nonostante vengano forzati a Gara 7 (sopra gli highlights di quella partita), ancora una volta sono i Chicago Bulls a prevalere. Due giorni dopo li attendono al Delta Centre di Salt Lake City gli stessi avversari dell’anno prima, gli Utah Jazz, ulteriormente rinforzati e pronti a dare battaglia.

Ritorniamo con la memoria a quel 1997 e in particolare, gli intervistatori fanno visita a Steve Kerr, ‘role player’ chiave di quei due anni nei Bulls e poi in maglia San Antonio Spurs, oggi pluripremiato coach dei Golden State Warriors. Steve ha perso il padre, Malcolm Kerr,  accademico e rettore dell’Università americana a Beirut durante la crisi in Libano del 1984. In quel periodo Steve gioca la college negli Arizona Wildcats. Nel 1988 viene scelto al draft dai Phoenix Suns, per poi essere scambiato coi Cleveland Cavaliers, dove si afferma come giocatore dal sangue freddo, letale quando prende l’ultimo tiro sulla sirena che indica la fine della partita. Fiero avversario dei Bulls, arriva a giocare coi Tori di Chicago grazie al solito GM Jerry Krause. Nel 1997 ha addirittura l’ardire di venire alle mani in allenamento con Michael Jordan, che era solito tormentare i nuovi arrivati, soprattutto se ex avversari, per verificare se fossero degni di far parte della squadra. Di quello scontro, nell’intervista di ESPN , i due parlano con serenità a distanza di anni. Michael ammette addirittura di aver esagerato nei suoi confronti: daquel momento tra lui e Steve si crea un legame fatto di rispetto e fiducia in campo. Spesso quando Jordan non ha la possibilità di concludere nei finali di partita è Steve a raccogliere i suoi scarichi e a sancire la vittoria. Così accade nel 1997, in gara 6 delle finali (in alto) dove un raddoppiato Jordan consegna la palla al libero Steve Kerr, che ha sofferto tutta la partita con percentuali al tiro preoccupanti: nel momento che conta il suo tiro sulla sirena trova il fondo della retina e risulta decisivo per il quinto titolo. I Jazz sono battuti!

Si torna alle finali ’98. Riusciranno i Bulls, questa volta col fattore campo a sfavore, a vincere? Siamo arrivati davvero all’ultimo ballo (‘The Last Dance’) come ormai lo chiamano tutti.

Preparati con noi all’ultimo capitolo di ‘The Last Dance’ con l’anteprima del nono episodio e svelaci nei commenti tutto quello che non sapevi e che hai appreso da questo documentario.

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