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Suburra 3 – conferenza stampa: le parole del cast e degli sceneggiatori

Alla conferenza stampa del 26 ottobre parlano: Riccardo Tozzi, Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Filippo Nigro, Francesco Acquaroli e Rosa Diletta Rossi

suburra 3
suburra 3
Hai trovato interessanti le riflessioni del cast e degli sceneggiatori? C’è una domanda che avresti voluto fare?

Nella seconda parte della conferenza stampa del 26 ottobre della terza stagione di Suburra sono intervenuti Riccardo Tozzi, Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Filippo Nigro, Francesco Acquaroli e Rosa Diletta Rossi. I temi affrontati sono stati tanti, dalla fine della serie alla crescita dei vari personaggi e si è discusso anche, in via puramente ipotetica, di un possibile spin-off.

Nella prima parte, invece, sono intervenuti Gina GardiniAlessandro BorghiGiacomo FerraraCarlotta AntonelliFederica SabatiniAdamo Dionisi e Arnaldo Catinari. Puoi trovare le interviste complete a questo link: Suburra 3 – conferenza stampa: le parole del cast e del regista.

Vedi anche: Suburra: il trailer della terza stagione

Suburra: curiosità dal set, colonna sonora e note di regia e produzione

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Riccardo Tozzi (produttore Cattleya)

Suburra fornisce un’immagine troppo negativa di Roma? A chi dice questo rispondo quello che rispondevano i nostri antenati ad Andreotti nel ’48 quando diceva la stessa cosa sul Neorealismo, cioè che le condizioni in cui era l’Italia non le aveva prodotte il cinema, il cinema semplicemente le rappresentava. Noi ci ispiriamo alla realtà per fare dei racconti di fantasia, come sempre. La realtà da cui partiamo non la produciamo noi, la troviamo, ci mettiamo poi il nostro lavoro di drammaturgia, in modo che non sia una drammaturgia arbitraria, ma fondata sulla realtà. Però non siamo noi che la produciamo la realtà.

Quanto Suburra parla ancora dell’attualità romana? Credo che Suburra continui a parlarne e credo anche che la ragione per continuare a vederla da parte del pubblico sia il legame con la storia e con i personaggi, quindi la relazione diretta con la cronaca di tutti i giorni ha un’importanza relativa. E questa è la funzione del racconto, essere autonomo dai singoli casi. I personaggi di Cinaglia e di sua moglie Alice sono da questo punto di vista oltre la narrazione della cronaca, perché è la storia di due brave persone, di due militanti politici di base assolutamente integri, che si trovano in un sistema deformato e distorto che distorce anche loro. E’ un racconto che va al di là della cronaca politica, è un racconto sull’umano.

Cosa ti mancherà di un progetto come questo? Ci si lega moltissimo ai personaggi, che poi continuano a vivere con te. Ogni tanto ci fai riferimento “cosa direbbe Samurai, cosa direbbe Spadino”. Peraltro, credo che il legame tra noi e i personaggi sia lo stesso che si crea tra gli spettatori e i personaggi, rimangono dentro e se ne ha anche un po’ nostalgia. Bisogna tirarsi via quando si sta nella fase alta dell’onda e non aspettare che si scenda, così anche il ricordo è più forte e più bello.

Ezio Abbate (sceneggiatore)

Quanto è stato difficile rinunciare a un personaggio? Non è sempre facile da capire, però spesso per noi la decisione sulla vita o sulla morte di un personaggio non è legata tanto alle nostre idee; spesso i personaggi prendono talmente vita che poi sono loro stessi a guidarci verso delle soluzioni. Tutti i personaggi che sono morti nelle tre stagioni di Suburra erano personaggi che in qualche maniera ci avevano suggerito quel finale, il loro finale. Quindi noi in quel caso semplicemente prendiamo atto, non decidiamo dal nulla di fare un colpo di scena.

Uno spin-off sui personaggi femminili ci piacerebbe. Abbiamo passato cinque anni della nostra vita immersi in questo mondo ed è un grande dispiacere e dolore lasciarlo adesso. E’ un mondo talmente ricco che ci sono personaggi, punti di vista, storie, che abbiamo raccolto in questi anni e che sicuramente aprirebbero alla possibilità di uno spin-off. Il problema dello spin-off è però sempre quello di trovare un’identità, che sia un’identità nuova, originale alla storia.

Cosa ti mancherà di un progetto come questo? Solamente in questi giorni sto cominciando a elaborare il lutto. Devo dire che sono abbastanza contento, mi rendo conto che Suburra è stata una storia di formazione. Ho avuto la fortuna di imbarcarmi in questa avventura quando avevo 35 anni e da quel momento questi cinque anni per me sono stati anche un mio personalissimo racconto di formazione, sia da un punto di vista professionale che umano. Mi mancheranno quindi sia i personaggi che le persone che ho conosciuto in questi anni.

Fabrizio Bettelli (sceneggiatore)

Quanto è stato difficile rinunciare a un personaggio? La perdita di un personaggio si gestisce come una sala da gioco, giocando a rialzo. Esce una carta e tu punti il tuo capitale di fantasia e investimento narrativo su un personaggio che a quel punto è nuovo, lo carichi di aspettative, e speri che possa sbancare. A volte è una scommessa che riesce, altre volte riesce meno. Nel nostro caso direi che ci siamo riusciti, giocare sul tavolo con tante carte è stato interessante, produttivo e alla fine anche vincente.

I personaggi femminili hanno acquisito sempre più importanza e un po’ è sicuramente dovuto alla presenza scenica delle ragazze, che è stata davvero sorprendente. Suburra è una serie molto maschile e l’ingresso delle ragazze ha rappresentato un crescere notevole. Dire ora se e quando ci sarà uno spin-off è un po’ difficile, è una cosa da riunione di sceneggiatori, però è indubbiamente una sfida forte, perché le tematiche di Suburra riversate sulla dimensione femminile stuzzicano. 

Cosa ti mancherà di un progetto come questo? Il senso della sfida che ci è stata proposta inizialmente, fare la prima serie italiana che potesse avere seguito anche in altri 190 paesi. Questo nella vita di sceneggiatore non ti capita tutti i giorni. Essere riusciti a sostenere questa sfida e portarla a termine egregiamente è stato senz’altro un punto segnato in una sfera professionale. 

Filippo Nigro (Amedeo Cinaglia)

Suburra 3 amedeoDal personaggio di Amedeo ho imparato che avere potere è un qualcosa di pericoloso. Amedeo è un personaggio che è cambiato tanto nelle stagioni e questo è piaciuto molto al pubblico; senza dovercisi confrontare in modo diretto, in tre stagioni vedi il cambiamento di un personaggio e cosa succede quando i trovi a gestire soldi, potere, a trovarti in quella famosa zona del mondo di mezzo. Amedeo è il raccordo tra il sopra e il sotto. Quindi, mi fa effetto ancora oggi confrontarmi con un personaggio simile. Per tutti lui è quello che non è riuscito a resistere alla tentazione, quello che non si è saputo trattenere. 

Una parte di me, la parte egoista, la parte dell’attore vorrebbe proseguire, vorrebbe continuare con la serie. Cinaglia è un pozzo senza fondo dell’animo umano, quindi avrei ancora tanto da lavorare, per mettere in luce sfumature e tanto altro. Però c’è anche una parte di me, quella logica, onesta, pensante, che realizza che si chiude un ciclo, un racconto e sarebbe difficile continuare a raccontare in modo credibile l’evoluzione di questi personaggi, di quelli che restano. Se però tra qualche anno venisse fuori l’idea di un revival io sono più che disponibile!

Aver avuto l’opportunità di interpretare un personaggio come Amedeo, così complicato e che evolve così tanto, è stata una botta di fortuna. Spesso capita di interpretare personaggi già cattivi o già buoni, già definiti; qui, oltre alle sfaccettature del personaggio, c’era la possibilità di partire in un modo e di finire in un altro, ed è una cosa molto stimolante, molto appagante. Amedeo funziona perché si riconosce un personaggio nell’attualità, si riconosce come un personaggio veramente vero, molto reale. La malvagità umana è dentro ognuno di noi. Qui c’è questo limite che Amedeo varca ed è la cosa più interessante, perché si crea anche un’assuefazione alla sete di potere, alla voglia di denaro e al mantenere il controllo, il potere. Forse Amedeo rappresenta la debolezza che è in ognuno di noi ed è anche per questo che sembra così reale.

Cosa ti mancherà di un progetto come questo? I personaggi ti mancano, ad alcuni ti affezioni in modo particolare. Amedeo Cinaglia è un personaggio che mi ha offerto tante opportunità; se nella prima stagione in modo più mirato, più prezioso, ma anche con uno spazio diverso, ha avuto un crescendo e mi ha fatto divertire molto. Sicuramente rimane un po’ di nostalgia.

Francesco Acquaroli (Samurai)

suburra samuraiPenso che tre stagioni siano la durata giusta, anche perché o entrano nuovi personaggi oppure ci sarebbe ancora poco da dire. Queste tre stagioni hanno raccontato in modo perfetto, efficace e profondo questa Roma centro di potere, abbiamo affrontato temi preoccupanti, delicati, che hanno reso integra una situazione che per molti anni si è preferito non guardare.

Perché ha avuto così tanto successo il personaggio di Samurai? Il fascino del male è sempre stato attraente per il pubblico. Se pensiamo a tutte le grandi opere di Shakespeare forse quella che si ricorda di più è Riccardo III, perché è l’uomo che rappresenta il male assoluto, forse perché, anche se in piccolissime dosi, un po’ di cattiveria ce l’abbiamo tutti e vederla esercitare senza subirne le conseguenze è un qualcosa di piacevole, di catartico. Probabilmente il fascino dei personaggi negativi sta nel fatto che loro hanno una forza liberatoria per le nostre piccole cattiverie. Per me che lo interpreto è molto liberatorio; torno a casa che sono buonissimo. Sto diventando un Santo.

Nella terza stagione è stato bello confrontarsi anche con il lato più umano di Samurai, perché è così che i personaggi prendono vita, se hanno più sfaccettature, altrimenti diventano dei personaggi bidimensionali, un po’ da cartone animato. Proprio questo lato umano che è venuto fuori così, non in modo eclatante, è servito all’evoluzione del personaggio. Per Samurai il lato oscuro è importante come quello umano, c’è, è quello che contribuisce a dare spessore, profondità.

Cosa ti mancherà di un progetto come questo? C’è sicuramente un senso di nostalgia, ma anche un senso di compiutezza, molto forte. Abbiamo fatto qualcosa di cui essere molto fieri. Io sono molto contento di questa esperienza, mi ha dato tanto, sono stati tre anni bellissimi. C’è la tristezza che tutto questo finisca, ma c’è anche la soddisfazione di aver concluso qualcosa di bello.

Rosa Diletta Rossi (Alice)

Tre stagioni è un numero perfetto. In queste tre fasi di Suburra c’è un’evoluzione che crea un equilibrio e una circolarità che non potevano che chiudersi così. Soprattutto per quanto riguarda il percorso e l’evoluzione di Alice devo dire che tre stagioni sono state un percorso bello, intenso, lungo, hanno dato la possibilità ai personaggi di confrontarsi con strategie diverse. Quindi, penso che sia un grandissimo risultato e sono contenta così.

Per me ogni stagione di Suburra è stata una grande sorpresa e una bella sorpresa, nel senso che ho cominciato questo percorso con questo personaggio che poi si è delineato piano piano. All’inizio caratterizzava l’ambiente familiare di Amedeo Cinaglia e piano piano ha preso forza, rilevanza, fino a questa stagione, in cui Alice diventa un personaggio che cerca la sua dimensione interiore, autonoma, rispetto ad alcune scelte che fa il marito. E’ quindi un personaggio che non è facile da individuare. Le scelte che fa le ho capite tutte e le ho apprezzate tantissimo. E’ stata una bella occasione, una bella esperienza, è stato scritto e tessuto un ruolo molto particolareggiato. 

Il cambio di direzione del personaggio di Alice avviene nel momento in cui si sente in pericolo, non tanto per se stessa, ma per i propri figli. A quel punto le sue scelte personali, anche di continuare a cavalcare un’onda che però può diventare anche incredibilmente pericolosa, non è più una scelta possibile. Mi è sembrata davvero l’unica direzione possibile; se ci mettiamo di fronte a una madre che deve sottostare a una serie di situazioni nascoste, di sotterfugi, a un certo punto non potrà più restarci così, con così tanto agio, come credeva all’inizio Alice.

Cosa ti mancherà di un progetto come questo? La nostalgia ci sarà sia per i personaggi che per il gruppi di lavoro, la nostalgia di ritrovarsi in quella dimensione ormai consolidata, anche perché tra di noi ci si impara a conoscere e si creano dei gruppi dove ormai ci si capisce. Sono situazioni molto belle, rare.

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