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- La recensione

La terza edizione degli Oscar incorona miglior film "All'ovest niente di nuovo", drammatico racconto degli orrori della Prima Guerra Mondiale

All'ovest niente di nuovo
Durante la Prima guerra mondiale, Paul, studente tedesco, è spinto dal proprio insegnante ad arruolarsi con altri suoi compagni di scuola. Dopo che in trincea ferisce a morte un nemico che gli muore poi fra le braccia, durante una licenza torna a scuola e grida al professore e agli studenti l’orrore per la guerra. Morirà al ritorno al fronte.
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All’ovest niente di nuovo (All Quiet on the Western Front) 

Regia: Lewis Milestone; soggetto: dal romanzo Niente di nuovo sul Fronte Occidentale di Erich Maria Remarque; sceneggiatura: Dell Andrews,Maxwell Anderson, George Abbott e George Cukor; fotografia (b/n): Arthur Edeson, Karl Freund (non accreditato); suono: C. Roy Hunter; scenografia: Charles D. Hall,  W.R. Schmitt; colonna sonora: David Broekman; montaggio: Edgar Adams, Milton Carruth; interpreti: Lew Ayres (Paul Bäumer), Louis Wolheim (Stanislaw Katczinsky “Kat”), John Wray (Himmelstoss), Arnold Lucy (prof. Kantorek), Raymond Griffith (Gèrard Duval), George “Slim” Summerville (Tjaden), Russell Gleason (Müller), William Bakewell (Albert), Scott Kolk (Leer), Walter Browne Rogers (Behm), Ben Alexander (Kemmerick), Owen Davis Jr. (Peter), Beryl Mercer (signora Bäumer), Edwin Maxwell (signor Bäumer), Fred Zinneman (non accreditato); produzione: Carl Laemmle & Carl Laemmle Jr. per Universal Pictures; origine: USA -1930; durata: 131′.

Trama

Germania, 1916. In un piccolo villaggio tedesco di provincia, il professor Kantorek esalta davanti ai suoi giovani allievi gli ideali del patriottismo, incitando i suoi allievi ad arruolarsi volontari nell’esercito del Kaiser. Molti di loro si lasciano convincere e, dopo un sommario addestramento, sono spediti al fronte dove scoprono tutti gli orrori della guerra: la fame, la morte dei compagni d’arme, le stragi, gli attacchi insensati cui seguono ritirate disperate dopo le sanguinose avanzate. Paul Bäumer, il protagonista, è costretto a trucidare con la baionetta un soldato francese, dopo avergli chiesto perdono. Ferito, è mandato indietro in licenza. A casa si sente subito meglio e si reca nel suo liceo, dove tenta invano di dissuadere il suo fanatico professore dall’insistere in quella propaganda vergognosa e folle. Ritornato nuovamente al fronte, mentre è rannicchiato dietro una trincea,approfitta di un attimo di calma per catturare una farfalla,posatasi accanto a lui. Un cecchino francese coglie il suo movimento e, fulmineo, lo colpisce a morte.

 

Un film pacifista

Nel 1929 siamo agli albori del cinema sonoro: un’era pionieristica, di grande cambiamento nel mondo della celluloide. Il rapporto tra letteratura e cinema è una prassi consolidata e Erich Maria Remarque la guerra l’ha combattuta,proprio sul confine franco-tedesco. Niente di nuovo sul Fronte Occidentale è la guerra vista dalla prospettiva di un diciannovenne come lo era lui,soldato di leva (non volontario come il suo alter-ego letterario Paul Bäumer) partito con la testa piena di sogni di gloria e alti ideali e catapultato improvvisamente nella terribile realtà di un conflitto insensato, dove le morti e gli orrori si susseguono senza soluzione di continuità. Il professore guerrafondaio del film è il ritratto di una generazione che ha deciso di sacrificare i suoi figli per sete di conquista. Per portarlo sul grande schermo Carl Laemmle Jr, che si avvia a seguire le orme del padre, diventando uno dei produttori più importanti della Universal investe quasi un milione e mezzo di dollari e affida il compito all’esperto regista Lewis Milestone, nome d’arte di Leib Milstein, emigrato negli Stati Uniti e attivo nel cinema dal 1918.

All'ovest niente di nuovo manifesto

Il risultato è straordinario: grazie all’apporto di collaboratori d’eccezione come Arthur Edeson, autore della fotografia e operatore capace di padroneggiare le riprese sonore con un’abilità tecnica impareggiabile, Milestone filma alcune delle scene di battaglia più realistiche e impressionanti che si siano mai viste fino ad allora, riprendendo l’azione con lunghe carrellate che trasportano lo spettatore al centro dell’azione. Il responso del pubblico americano è caloroso, sebbene le concessioni all’intrattenimento nel film manchino del tutto e il tono sia decisamente antimilitarista e pacifista. In Italia invece il film arriverà solo nel 1956,perchè vietato dal regime fascista. Contro la pellicola si schiera L’American Legion (associazione dei Veterani), ma in sua difesa insorge la stampa. “Qui la guerra è mostrata per quello che è: pura macelleria. La Lega delle Nazioni farebbe il migliore degli investimenti se acquistasse il film, lo facesse tradurre in tutte le lingue e lo proiettasse in ogni paese, fino ad ottenere la cancellazione della parola guerra dai vocabolari” è l’autorevole opinione di Variety. Curiosa coincidenza, il protagonista del film Lew Ayres dodici anni più tardi rifiuterà di arruolarsi per obiezione di coscienza e verrà licenziato dalla MGM. Dopo Pearl Harbor il pacifismo sarebbe diventato impopolare anche a Hollywood.

Il racconto del redattore

Nella stagione 1929-30 le categorie in cui si assegnano le statuette sono 8 e,per la prima volta votano tutti gli iscritti all’Academy of Motion Pictures Arts and Science e i premi non vengono assegnati da una commissione di produttori delle Majors come nelle prime due edizioni, ma vengono decisi a suffragio universale. All’Ovest niente di nuovo ha quattro candidature come Il carcere, film della MGM con Wallace Beery sulla fuga di tre prigionieri che,una volta riacciuffati, guidano una rivolta contro i loro carcerieri (il film vincerà per la sceneggiatura e il suono). Quattro sono anche le candidature de La divorziata (che naturalmente alla fine si riconcilia col marito,dopo una serie di reciproci tradimenti) con la migliore attrice protagonista Norma Shearer. Quest’ultima s’impone nientemeno che sulla divina Greta Garbo, finalmente dotata di parola in Anna Christie e su Gloria Swanson che concorre per L’intrusa. La maestosa biografia targata Warner Bros sul grande statista britannico Disraeli ha tre segnalazioni e portaacasa il trofeo per il miglior attore George Airliss. Le omissioni dell’annata sono clamorose: nemmeno candidata è la maliarda Marlene Dietrich, appena emigrata negli USA dopo L’angelo azzurro, che recita accanto a Gary Cooper in Marocco. In concorso non figura neanche Piccolo Cesare con un memorabile Edward G.Robinson, boss della malavita di Chicago che ricorda da vicino Al Capone (il massacro di San Valentino risale all’anno precedente). Una sola nomination alla fotografia ottiene un altro campione d’incassi dell’annata: il costosissimo e spettacolare Angeli dell’Inferno del milionario aviatore Howard Hughes. All’Ovest niente di nuovo conclude la serata (non si tratta di una cerimonia,ma di un banchetto con 650 invitati,organizzato al Biltmore Hotel di Los Angeles) con due Oscar di peso,al miglior film e alla regia.

Il nostro voto

In conclusione su

Uno dei primi film ad usare il sonoro in modo consapevole,per filmare scene di battaglia tra le più riuscite e spettacolari viste fino a quel momento. Un’asciutta requisitoria contro la guerra,al pari forse solo de La Grande Illusione del francese Jean Renoir e di Westfront 1918 dell’austriaco George Wilhelm Pabst, entrambi accolti con diffidenza da un mondo che si preparava ad un secondo,sanguinoso conflitto. Tecnicamente ineccepibile, unico suo punto debole è il cast, non sempre all’altezza.

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Uno dei primi film ad usare il sonoro in modo consapevole,per filmare scene di battaglia tra le più riuscite e spettacolari viste fino a quel momento. Un’asciutta requisitoria contro la guerra,al pari forse solo de La Grande Illusione del francese Jean Renoir e di Westfront 1918 dell’austriaco George Wilhelm Pabst, entrambi accolti con diffidenza da un mondo che si preparava ad un secondo,sanguinoso conflitto. Tecnicamente ineccepibile, unico suo punto debole è il cast, non sempre all’altezza.

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