Iniziata su Fox la seconda stagione della serie TV Speechless

Affrontare il tema della disabilità è sempre stato spinoso, soprattutto se associato alla parola “comicità”; beh, “Speechless” ha centrato l’obbiettivo.

Finalmente una serie Tv che ha abbattuto il muro su questo argomento, affrontando con coraggio la sfida di creare una storia che non offendesse nessuno ma che, anzi, ci aiutasse ad uscire da quell’imbarazzo che proviamo quando ci si trova di fronte alle disabilità. In questo caso la paralisi celebrale, di fronte alla quale non sappiamo mai se ci stiamo comportando in modo opportuno o meno. Ma ora lasciate che vi presenti la simpaticissima famiglia DiMeo.


La capofamiglia è Maya/ Minnie Driver , candidata come miglior attrice non protagonista in “Will Hunting, genio ribelle” nel 1998. E’ una madre forte, testarda e in continua lotta con le istituzioni e con chiunque voglia ostacolare lei e la sua famiglia. Jimmy/ John Ross Bowie, il Barry Kripke della nota serie tv “The Big Bang Theory”, più pacato della moglie, sfoga le sue frustrazioni urlando contro gli aerei in volo. I due hanno tre figli Ray/ Mason Cook, l’intelligente ma impacciato componente della famiglia che si affaccia all’adolescenza e ai suoi primi turbamenti amorosi, Dylan/ Kyla Kenedy, la figlia minore, estremamente competitiva, tenace forse quanto la madre, e J.J./ Micah Fowler,  portatore di handicap. Insieme alla famiglia DiMeo si unisce Kenneth/ Cedric Yarbrought, prima bidello, per caso ora assistente personale del ragazzo.


Volendo migliorare il loro stile di vita, ma anche la qualità delle loro conoscenze, si trasferiscono in un quartiere elegante, dove sorge una scuola estremamente politically correct, con a capo una preside minuta e spaventata da ogni confronto o problematica possa nascere nel suo istituto. Va fin troppo bene, il ragazzo viene accolto con un’ovazione dai nuovi compagni e lui non ne capisce il motivo poiché in famiglia la disabilità non è anormalità o singolarità, un qualcosa da dover trattare con i guanti bianchi, è semplicemente una “situazione”. Nella prima puntata J.J., arrivando al college, incontra Kenneth e ne fa il suo assistente, colui che, con la sua voce profonda e vibrante, interpreta le parole che il ragazzino indica su di una lavagnetta usando un puntatore laser fissato alla testa, diventando presto un buon ma stravagante fratello maggiore nonché un componente aggiuntivo della famiglia DiMeo. E così seguiamo le avventure del giovane J.J., ma la sit com non gira tutta intorno a lui, anche gli altri personaggi della famiglia sono ben delineati e ognuno ha la sua storia da raccontare.

Io vi consiglio di vederla. Vi sorprenderà per come vi farà ridere, pur non sentendosi a disagio se lo fate guardando un ragazzino che somiglia al giovane Hawking molto meno tecnologico, mentre è travestito da R2-D2 per Halloween o durante la sua prima sbornia. E soprattutto perché  quello che J.J. vuole insegnarci, insieme a tutta la famiglia DiMeo, è che la disabilità è semplicemente normalità, e come tale va trattata.

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