Sigmund Freud: da psicanalista a mindhunter

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Il più grande psicanalista di sempre arriva sul piccolo schermo con la serie Freud, ma nel ruolo assai insolito di investigatore improvvisato

Chissà cosa direbbe il caro Freud se venisse a sapere di essere diventato il protagonista di una serie tv. Rimarrebbe ancora più allibito scoprendo di non essere più solo uno psicologo, bensì un abile cacciatore di serial killer. Alzerebbe un sopracciglio con disapprovazione? O forse ne sarebbe in qualche modo compiaciuto? Non saprei dirlo, ma ho sempre pensato che Freud fosse un tipo simpatico, probabilmente si farebbe una risata, si metterebbe comodo sulla sua poltrona e si accenderebbe un sigaro, uno dei tanti della giornata, pronto a godersi anche lui la serie.

Quando mi è giunta la notizia di questa serie mi sono messa a ridere. Al kitsch non c’è mai fine, ho pensato. Eppure, eccomi qui a parlarne con voi. Perché sì, non vi nego che l’idea mi ha incuriosito moltissimo. Che devo dirvi, sarà deformazione professionale?

Andiamo a scoprire di più

Sarà Netflix a distribuire la serie, che dovrebbe uscire nel 2019. Nella prima stagione gli episodi saranno otto e, almeno su carta, il progetto non sembra male e la storia potrebbe davvero fornire ottimo materiale per una serie ben fatta. Anche se continua a farmi sorridere l’idea di Freud come un giovane Sherlock. A dire il vero, Sigmund Freud e Sherlock Holmes si sono giù incontrati, prima nel pastiche di Nicholas Mayer, poi nel film di Herbert Ross, tratto dal romanzo di Mayer, Soluzione al sette per cento dove Freud cerca di guarire Holmes dalla sua dipendenza dalla cocaina; ma lì ognuno faceva il proprio mestiere. Qui, invece, siamo nella Vienna del 1886. Un efferato serial killer si aggira per la città e sembra che nessuno riesca a fermarlo. Decide di provarci un curioso trio: un Sigmund Freud trentenne, già alle prese con i suoi Studi sull’isteria, la medium Fleur Salomé, immagino che il nome non sia stato dato del tutto a caso, e l’ispettore Lazlo Kiss, poliziotto viennese e reduce di guerra. Le conoscenze e le teorie del padre della psicanalisi sulla psiche dell’uomo e sulla sua complessità risulteranno fondamentali per arrivare alla risoluzione del caso. Riusciranno i tre a catturare l’assassino?

Della sceneggiatura si occuperanno Stefan Brunner e Benjamin Hessler, affiancati dal regista Marvin Kren, assai noto al pubblico tedesco per la serie 4 Blocks,  ma poco conosciuto da noi in Italia.

E il cast?

Se c’è una cosa che proprio vorrei sapere è chi sarà a interpretare i nostri tre intrepidi protagonisti. Nel ruolo di Salomé sarebbe perfetta una bellezza inquietante come quella di Eva Green in Penny Dreadful. Una donna insieme misteriosa, affascinante, ma anche spaventosamente inquietante e ambigua. L’ispettore lo immagino come un tipo burbero, massiccio, con un sigaro perennemente incollato al labbro. Un po’ stereotipato? Ci sta. Rimane Sigmund, che poi sarà probabilmente la scelta più difficile da fare. Uno che ci vedrei bene è il mio ex insegnante di educazione fisica, copia sputata di Freud. Ma, oltre a essere ormai vecchiotto, sarebbe un po’ improbabile, no?

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