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Sembra mio figlio, un viaggio alla ricerca delle radici

Sembra mio figlio, un viaggio alla ricerca delle radici
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Dal 20 settembre al cinema il film di Costanza Quatriglio Sembra mio figlio, la storia di un viaggio dall’Italia al Pakistan alla ricerca di una madre e di una identità.

Ismail e Hassan sono due fratelli di etnia Hazara, fuggiti da bambini dall’Afghanistan in Italia. Ismail riesce a trovare una traccia della madre, fuggita a suo tempo in Pakistan. La madre, che non ha mai smesso di cercare i propri figli, non lo riconosce. Dopo una serie di telefonate infruttuose, infine, Ismail si recherà in Pakistan per vederla e parlarle di persona.

Un film contro la guerra, uno dei numerosi film sui migranti che stanno uscendo negli ultimi tempi; un film che spiega perché si diventa migranti.

Gli Hazara, un tempo, erano l’etnia più numerosa dell’Afghanistan, oggi sono ridotti al 9% della popolazione. Nonostante siano ormai di religione islamica sciita, sono di origine mongola. Si dice che siano i discendenti dell’orda di Gengis Khan che si sono stanziati nella regione e mescolati con altri popoli di origini diverse. Si dice anche che siano stati i costruttori dei famosi Buddha distrutti dal mullah Omar, che ha contribuito anche alla drastica riduzione del numero degli Haraza e alla loro conseguente migrazione. In gran parte sono dovuti fuggire in Iran e Pakistan, ma altri hanno dovuto viaggiare fino all’Australia, Canada ed Europa, soprattutto del nord.

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Una storia simile a quella dei Kurdi e simile a quella di molte altre minoranze etniche o a quella di molti paesi in guerra ai quali l’Europa, Italia inclusa, vende le armi.

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