Il golpe in Cile degli anni 70 nel documentario Santiago, Italia di Moretti

Nanni Moretti torna dopo tre anni da Mia Madre con un film documentario che ci narra il colpo di stato in Cile dell’11 settembre 1973, attraverso interviste e immagini di repertorio, giorno in cui fu rovesciato Salvador Allende e prese il potere il sanguinario dittatore Pinochet, ma anche il ruolo che l’ambasciata italiana ebbe durante quel periodo, con l’intento di mostrarci com’eravamo e come siamo diventati.

Per chi non lo sapesse, l’unico paese in Europa a non riconoscere il governo di Pinochet fu l’ Italia e, dalle parole del diplomatico Piero de Masi il quale “pur non avendo risposte ufficiali dall’ Italia decisi alla fine di tenerli tutti”, accolse presso l’ambasciata italiana in Cile circa 300 oppositori al regime con bambini che venivano gettati dentro le mura per offrire loro una salvezza, rifugiati che poi arrivarono nel nostro paese, il quale stava vivendo i terribili “anni di piombo”, trovando accoglienza e integrazione. Tante interviste a registi, giornalisti, traduttori e avvocati che hanno vissuto sulla loro pelle gli orrori di quel periodo, ricordando in molti il coinvolgimento degli USA nel golpe, ma anche a militari fedeli a Pinochet ancora giustamente in carcere. Nell’unica intervista che Moretti ha rilasciato al settimanale Il Venerdì, alla domanda del giornalista “Perchè parlare del golpe in Cile oggi?”, il regista ha risposto:

“Mentre giravo me lo chiedevano spesso e non sapevo cosa rispondere. Poi finite le riprese, è diventato ministro dell’Interno Matteo Salvini e allora ho capito perché ho girato quel film. L’ho capito a posteriori”

Moretti non compare mai durante il film, solo una volta mostra il suo viso quando ribatte alle ragioni del generale Raúl Eduardo Iturriaga Neumman, in carcere fino al 2038 e tuttora fedele a Pinochet e alle ideologie del regime il quale dichiara di aver accettato l’intervista “per l’imparzialità del documentario”, al quale Moretti risponde: “Io non sono imparziale”.

Santiago, Italia si conclude con una considerazione di un rifugiato cileno e ora impreditore in Italia, dichiarazione che si potrebbe definire la morale del film:

“Sono arrivato in un paese che aveva fatto la guerra partigiana e che aveva difeso lo statuto dei lavoratori. Oggi viaggio per l’Italia e che somiglia sempre di più al Cile, alle cose peggiori del Cile. Un consumismo terribile, quello che si vede, dove la persona che hai al tuo fianco se può ti calpesta. C’è ormai solo individualismo”.

Queste sagge parole frutto dell’esperienza di un uomo il quale è dovuto fuggire dal suo paese per sopravvivere alle conseguenze di un golpe che ha portato ad una violenta dittatura, dovrebbero far riflettere anche noi in questo periodo in cui sentiamo tornare di moda tante idee e pensieri i quali speravamo ormai relegati ai libri di storia.

Santiago, Italia è stato presentato in anteprima al 36esimo Torino Film Festival ed uscirà nelle sale il 6 dicembre.

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