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Santa Subito, una ferita ancora aperta per la società

La storia della giovane Santa Scorese, uccisa a soli 23 anni da quello che negli anni '80 veniva definito "maniaco", raccontata nel docufilm di Alessandro Piva

Questa mattina alle 10, presso la Camera dei Deputati è stato trasmesso il film Santa Subito di Alessandro Piva, in occasione dei 30 anni dal femminicidio di Santa Scorese.

La proiezione è avvenuta sul canale satellitare, sulla Web TV e sul canale Facebook di Montecitorio.

Verrà trasmesso in replica domani, domenica 21 marzo, alle 15.00 e alle 22.00.

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Santa Scorese, era una ragazza pugliese di 23 anni considerata la prima vittima di stalking e femminicidio in Italia.

Studentessa e attivista cattolica, è stata assassinata con 14 coltellate il 16 marzo 1991 a Palo Del Colle (Bari).

Nata a Bari nel ’68, cresciuta nel quartiere Libertà, diplomata al liceo Classico, aveva provato a rinchiudere il suo slancio religioso nella preghiera, ma la sua fede era troppo appassionata per restare fra le mura di un oratorio e aveva deciso che sarebbe diventata una missionaria.

Santa non aveva però fatto i conti con l’ossessiva personalità di Giuseppe, l’uomo che l’avrebbe uccisa  e che aveva giurato che non l’avesse avuta lui, non l’avrebbe avuta nemmeno di Dio.

Ricordiamo la vicenda

Tutto iniziò iniziato a Bari, quando, all’uscita dalla cattedrale dove era andata a trovare il parroco, Santa viene notata per la prima volta da quell’uomo per strada.

Era magro, curato e ben vestito; nulla faceva pensare potesse essere pericoloso.

Nonostante questo però, iniziò subito a seguirla e la sua presenza si fece via via sempre più ingombrante, stringente e soffocante: lettere, messaggi blasfemi, telefonate, oscenità, finchè il 6 febbraio 1989, giorno del compleanno di Santa, arriva addirittura un tentato stupro.

In un attimo Santa si era ritrovata distesa a terra con il peso dell’uomo addosso; lottò per alcuni minuti, poi riuscì a liberarsi e fuggì.

In questura si dimostrarono tutti molto rammaricati per l’accaduto, ma nessuno prese provvedimenti restrittivi concreti nei confronti di Giuseppe.

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Ormai tutta la famiglia lo temeva come un essere maligno, anche se il cuor loro i parenti di Santa non pensavano fosse cattivo, ma solo malato.

Giuseppe era infatti un giovane disturbato, già cacciato dal seminario per i suoi deliri e ossessionato dalle donne e dalla religione.

Non era la prima volta che molestava una ragazza, ma con Santa sembrava implacabile.

Minacciava di ‘farla secca’ se non cambiava vita, se non lasciava Dio per stare con lui.

Nessuno sembrava curarsi degli atteggiamenti violenti e ossessivi di quest’uomo evidentemente bisognoso di aiuto, né l’allora Unità sanitaria locale (USL), né la famiglia che comunque giurava di provvedere a curarlo privatamente, salvo poi ammettere di averlo fatto solo dandogli qualche goccia di valium.

Dopo tre anni passati praticamente agli arresti domiciliari a Palo del Colle, perchè spaventata e terrorizzata, una sera di marzo del 1991, forse stanca e desiderosa di un po’ di normalità e libertà, Santa decide di tornare a casa da sola da una riunione dell’Azione cattolica.

Arriva davanti al portone di casa e suona il citofono; il padre si affaccia dalla finestra e lo vede; è lui, Giuseppe, è alle spalle di Santa, e si accanisce su di lei con 14 coltellate.

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L’immediato soccorso e l’intervento chirurgico a cui viene sottoposta al Policlinico di Bari, non le salvano la vita.

“Se mi accade qualcosa, sappi che io ho scelto Dio”

 aveva detto qualche tempo prima nel segreto della confessione.

Al funerale di Santa una folla immensa: associazioni missionarie, ordini religiosi, gente comune, ma nessuno ha mai avuto parole di scuse per questa tragedia annunciata, nessuno.

Giuseppe finirà rinchiuso in nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Caserta) dove resterà per 10 anni, ma personalmente non credo che questo possa essere una consolazione o possa assumere una connotazione di “giustizia”, nè per la famiglia, nè per l’opinione pubblica.

Quella di Santa è una questione ancora aperta, una ferita che ancora brucia, per noi tutti.

All’epoca si chiamavano “maniaci”

Per chi quegli anni li ha vissuti o per chi semplicemente ne leggerà, quelli come Giuseppe erano additati come “maniaci”.

Quelli che seguivano le donne per strada, che le molestavano sugli autobus, quelli che le spaventavano con lettere minacciose e deliranti, quelli che facevano squillare il telefono di casa decine e decine di volte, quelli che poi alla fine le sfregiavano con l’acido o peggio ancora, le ammazzavano… erano solo maniaci.

Non un limite giuridico o psichiatrico per loro, non c’era la legge sullo stalking, non c’era nemmeno la possibilità di denunciarli, perché quel reato non aveva ancora un nome.

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Nel caso specifico, la famiglia Scorese era costretta a difendersi con mezzi propri, come poteva; il papà di Santa, poliziotto la scortava dovunque, le sorelle la vegliavano, la madre si preoccupava continuamente della sua sicurezza.

Una situazione davvero terrificante, con la quale ancora oggi, molte donne, si trovano purtroppo a dover fare i conti.

Come già accaduto per Maria Goretti, anche per Santa, è arrivato il riconoscimento da parte della Chiesa.

La morte della ragazza è stata infatti considerata ‘martirio’ dalla Chiesa cattolica, che ha avviato il processo di beatificazione.

Oggi la sua storia rivive in anche grazie a questo  docufilm e dal 2009 lo stalking è un reato normato dall’articolo 612 bis del Codice penale.

Il film

In questi Sessanta minuti, il regista d’origini salernitane, da sempre attivo in Puglia, ripercorre anche l’hinterland barese per raccontare la storia di Santa Scorese, e non è la prima volta.

La storia cinematografica di Piva infatti, è legata a doppio giro con Bari, città che ha amato raccontare sin dai tempi di La Capa Gira e Mio cognato.

Del capoluogo pugliese ha saputo filmare il Lungomare, cuore pulsante della città, riuscendo talvolta a dare una svolta politica ai suoi lavori di videomaker.

Ed anche in Santa subito il Lungomare è al centro della vicenda, per raccontare come su quegli scogli, Santa si rende conto che la sua fede in Dio è talmente forte e salda, da spingerla a cercare qualcosa di più: aiutare gli altri con gioia e sempre con il sorriso.

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Prodotto dalla Fondazione Apulia Film Commission e Fondazione CON IL SUD attraverso il Social Film Fund Con il Sud Santa Subito ha vinto nel 2019 il Premio del pubblico BNL alla Festa del Cinema di Roma.

In occasione del trentesimo anniversario della morte di Santa, lo scorso 16 marzo, il docufilm è stato trasmesso anche da Sky.

“Il tema della violenza di genere deve essere affrontato con forza”

ha commentato Massimo Bray, assessore alla Cultura, Tutela e sviluppo delle imprese culturali, Turismo, Sviluppo e Impresa turistica della Regione Puglia.

“È una responsabilità del Legislatore ma anche di chi attua le politiche culturali, poiché è a partire da un cambio di paradigma culturale che questa piaga deve essere sconfitta.”

La visione del docufilm sarà introdotta dalla vicepresidente della camera Maria Edera Spadoni. Seguiranno gli interventi della presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio Valeria Valente, della presidente di Apulia film commission Simonetta Dellomonaco, del direttore generale della fondazione con il sud marco imperiale e dalla sorella di santa, rosa Maria Scorese.

“L’obiettivo del bando congiunto con Apulia Film Commission era proprio raccontare il Sud attraverso i suoi fenomeni sociali per portarli all’attenzione del grande pubblico”

ha sottolineato invece Marco Imperiale, Direttore Generale della Fondazione CON IL SUD.

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“ Il film Santa Subito, così come anche molti altri selezionati con lo stesso bando, dimostra che questo è possibile se alla creatività e alla professionalità del cinema si affianca l’azione delle organizzazioni del terzo settore impegnate sul tema specifico affrontato, dando un forte valore aggiunto alla narrazione, uno sguardo ‘nuovo’ e non banale, e creando attorno al film un dibattito propositivo.

Quello del femminicidio, purtroppo, resta ancora un tema attuale e un dannato problema da risolvere. In tal senso, l’attenzione della Camera e delle istituzioni dedicata al film rappresenta un segnale di speranza che, auspichiamo, possa tradursi anche in un cambio di cultura sul rispetto delle persone e delle donne”

Ricordiamo ancora che il docufilm SantaSubito sarà visibile anche domani, domenica 21 marzo, 15 e alle 22 sul Canale Satellitare, sulla Webtv e sul canale Facebook di Montecitorio.

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