the specials fuori dal comune

Io resto in sala e vedo: The specials – Fuori dal comune

Nell'ambito dell'iniziativa "Io resto in sala", promosso da alcuni cineclub italiani per resistere alla chiusura delle sale, abbiamo comprato il nostro biglietto per vedere The specials - Fuori dal comune di Olivier Nakache e Eric Toledano

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Di questa iniziativa abbiamo già parlato (vedi: Cinema online: l’Arsenale riapre la programmazione online) e continuiamo a invitare i nostri lettori ad aderire numerosi all’iniziativa.

Normalmente le proiezioni virtuali sono precedute da un collegamento con registi, attori o, comunque, qualcuno coinvolto dal film. Questa volta il collegamento è stato col giornalista Gianluca Nicoletti e con Elio. Il motivo? Perché entrambi hanno un figlio autistico; entrambi hanno parlato della loro esperienza e del film, che hanno trovato molto aderente alla realtà del problema.

Ora che sappiamo l’argomento e il titolo ci si potrebbe aspettare che gli speciali siano questi ragazzi; sia che siano i “voluti da Dio” di una certa corrente pietistica, sia che siano gli idioti geniali di Rain Man. Invece questo non è un film nordamericano, ma francese e quindi gli autistici sono quelli che sono e non quello che si immaginano che siano i soggettisti hollywoodiani, quindi gli speciali non sono loro, ma quelli che si occupano di loro.

Trailer di The Specials – Fuori dal comune:

Il soggetto è tratto da una storia vera. Bruno, ebreo, e Malick, musulmano, interpretati rispettivamente da Vincent Cassel e Reda Kaleb, con le loro associazioni, addestrano giovani, provenienti da quartieri difficili e multietnici, ad aiutare ragazzi affetti da autismo. Di fatto suppliscono alle carenze dell’organizzazione sanitaria francese che, per questi casi, è ancora più arretrata della nostra.

Non soddisfatti di non aver preso alcuna iniziativa per aiutare i ragazzi e le famiglie che hanno questo problema, le autorità intralciano anche l’associazione di Bruno, mandando due ispettori che rilevano problemi igienici e di non adeguata preparazione dei giovani operatori. Dal momento che non è un giallo e che si tratta, alla fine, di una commedia, possiamo dire che l’associazione di Bruno continuerà ad aiutare i ragazzi, non tanto perché le autorità siano convinte della bontà del loro lavoro, ma perché sarebbe stato impossibile sostituirli.

La bellezza di The Specials sta tutto nella mancanza di enfasi; Bruno e Malik sono fraterni amici e collaborano serenamente, nonostante le loro religioni, attualmente, siano decisamente avverse, ma non c’è nessun pippone implicito nella sceneggiatura del film, lo fanno perché è ovvio e normale che lo facciano. I ragazzi che li aiutano appartengono a etnie diverse, fra loro ci sono anche francesi che potrebbero essere diretti discendenti di Asterix, ma non ci sono conflitti o tensioni fra di loro e anche questo è raccontato senza enfasi di alcun tipo perché, effettivamente, è naturale che sia così.

Ma questa, purtroppo, non è certo la reale situazione francese; i recenti scontri, seguiti dalla consueta brutalità della polizia dimostrano l’esatto contrario. L’abbiamo già detto (vedi: Gamberetti per tutti: lo sport che promuove la parità), ma lo ripetiamo, anche perché ripetere giova, dicevano i latini, la caratteristica delle commedie francesi è proprio quella di descrivere il mondo non già come è, ma come dovrebbe essere e non è ingenuità, è un suggerimento.

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The Specials non solo è un film che parla di cosa è davvero l’autismo e di chi sono davvero le persone autistiche, ma punta un riflettore anche su chi sta loro intorno, su chi cerca quotidianamente di rendere le loro vite meno complicate e più felici.

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