Scary Stories to Tell in the Dark: il terrore scorre fra le pagine

Un'altra storia adatta al periodo di Halloween fa capolino nelle sale cinematografiche in questo nuovo lavoro prodotto dal visionario Guillermo Del Toro e diretto da André Øvredal, regista emergente che già si è fatto notare per alcuni suoi lavori

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Ricordate “Piccoli Brividi”? Per chi non la conoscesse, si tratta di una collana di brevi racconti del terrore pensati per un pubblico molto giovane. Oltre un centinaio di volumi scritti da Robert Lawrence Stine che negli anni ’90 hanno riscosso un enorme successo internazionale. I racconti sono stati tradotti in 32 lingue e hanno venduto oltre 500 milioni di copie. Da essi è stato tratto un film omonimo, nel 2015, con protagonista Jack Black, e un sequel Piccoli Brividi 2 – I fantasmi di Halloween uscito tre anni dopo. Non tutti sanno però che uno dei precursori dei racconti dell’orrore per ragazzi è stato Alvin Schwarz che dal 1981 al 1991 ha terrorizzato l’America con tre volumi zeppi di racconti tra i più inquietanti. “Scary Story to Tell in the Dark” è stato un grande successo oltreoceano e da poco tempo è giunto anche in Europa, forte della pubblicità ricavatane dal film omonimo in uscita.

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Scary Stories to Tell in The Dark racconta la storia di Stella (Zoe Margaret Colletti), Ramón (Michael Garza), Chuck (Austin Zajur), Auggie (Gabriel Rush) e Ruth (Natalie Ganzhorn). Durante la sera di Halloween, dopo essere scampati a Tommy (Austin Abrams), il bulletto del quartiere, alla ricerca della vendetta per un pesante scherzo subito a causa dei quattro, decidono di avventurarsi, su suggerimento di Stella, all’interno di una vecchia casa abbandonata. La leggenda vuole che in quella casa vivesse Sarah Bellows, una giovane scrittrice di racconti dell’orrore, proprio quello che la protagonista mira a diventare, e che il suo spirito riecheggi ancora fra quelle mura dopo il suo suicidio.

I ragazzi scopriranno una stanza segreta in cui verranno rinvenuti alcuni manoscritti. Stella, completamente rapita da quello considerato più importante, decide di nasconderlo e portarlo a casa. Non sa però che, così facendo, scatena una sconosciuta e misteriosa forza che, uscita dai confini della magione, comincerà a colpire alcuni ragazzi della cittadina, facendoli sparire nel nulla. Stella scoprirà nel giro di poco tempo che quegli stessi ragazzi sono i protagonisti di alcune delle storie dell’orrore presenti nel manoscritto e si renderà conto, suo malgrado, che alcuni nuovi racconti appaiono proprio sotto i suoi occhi e raffigurano lei e i suoi amici protagonisti di nuove terrificanti vicende dai finali tutt’altro che felici. Quando scoprirà che le storie del libro prendono davvero vita, inizierà una vera e propria caccia al tesoro, in una corsa contro il tempo, per scoprire i dettagli legati all’ex abitante della casa stregata e al metodo necessario per far si che la maledizione abbia termine e lei e i suoi amici abbiano salva la vita.

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Natalie Ganzhorn in una delle scene più inquietanti della pellicola

Una banda di ragazzi che vive delle terrificanti avventure comunicando grazie ai walkie-talkie. Ti ricorda nulla? Scary Stories to Tell in the Dark prende la formula di Stranger Things, la serie di Netflix che in tre stagioni è diventata una delle più seguite e popolari della piattaforma di streaming, ne cambia l’ambientazione, basandola sul finire degli anni ’60 e ne appesantisce un po’ l’atmosfera, in modo tale che la componente horror sia più marcata. Se vogliamo, in realtà, proprio la componente horror, però, è appena accentuata. Il film, diretto da André Øvredal, suscita il terrore nel pubblico solleticando, in particolar modo, il senso del “ribrezzo”. In più momenti ho visto gli spettatori in sala distogliere lo sguardo dallo schermo, incapaci di guardare quanto avveniva nella scena. Nonostante questo, il film, tratto da una raccolta di storie dell’orrore per ragazzi, punta il suo target proprio verso un pubblico più giovanile o verso chi vuole vedere un film relativamente spaventoso, senza arrivare agli estremi di It o della saga di The Conjuring.

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Guillermo Del Toro, Zoe Colletti e André Øvredal

La produzione di Scary Stories to Tell in the Dark è stata avviata dal visionario regista de La Forma dell’Acqua, il premio Oscar Guillermo del Toro, che affascinato dai racconti di Alvin Schwarz, ha messo in progetto, assieme agli sceneggiatori Dan e Kevin Hageman, la trasposizione cinematografica, arrivando a scegliere personalmente le storie che avrebbero fatto da legame fra i protagonisti. Ha inoltre ideato gli strampalati personaggi che prendono vita dai racconti del manoscritto di Sarah Bellows, per tormentare gli ignari ragazzi, basandosi in particolar modo sui disegni originali di Stephen Gammell, arrivando a rifinire ogni dettaglio.

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La regia è stata poi affidata, come accennato in precedenza, a André Øvredal, emergente regista Norvegese, conosciuto in patria per i suoi lavori sul paranormale e alle sue prime produzioni statunitensi. Il film è narrato in maniera semplice e lineare, senza particolari giochi di regia. Puro e semplice intrattenimento. Il cast, completato anche dalla presenza di Dean Norris (Breaking Bad), Lorraine Toussaint (Orange is the New Black) e l’immancabile Doug Jones, caratterista presente in praticamente tutti i lavori di Guillermo Del Toro, risulta particolarmente coeso, svolge bene il suo lavoro. Ogni personaggio ha delle qualità e delle peculiarità che tornano utili nell’avanzamento della trama. Zoe Colletti, in particolar modo, che interpreta Stella, si è rivelata particolarmente efficace nel ruolo e convince molto la contrapposizione tra il personaggio di Stella e lo spettro di Sarah Bellows, in un certo senso a lei molto affine. La formula alla Stranger Things, serie a cui lo stesso regista ha confermato di essersi ispirato, si rivela nuovamente efficace. Il film è ambientato nel 1968 con uno sfondo politico sulla guerra del Vietnam e sulle elezioni di Nixon. Forse proprio l’ambientazione è uno dei punti deboli della storia. Salvo fatto per pochi elementi, infatti, non ci si rende conto appieno dell’epoca in cui i fatti vengono narrati e, se non fosse per la mancanza di tecnologia in generale, il film potrebbe essere tranquillamente ambientato ai giorni nostri.

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André Øvredal

Potrebbe essere definita tranquillamente “un’avventura spaventosa” quella che accompagna i protagonisti del film per quasi due ore, e nonostante venga pubblicizzato come horror, il film può essere visto benissimo da chiunque (magari lo eviterei ai più piccoli, più per i jumpscares che per altro) data la totale assenza di scene splatter o contenenti sangue in generale. Risulta molto scorrevole e mai noioso e il finale lascia spazio ad un probabile sequel, dato anche il successo che la pellicola sta avendo. Uscito ad Agosto negli Stati Uniti e poco più di una settimana fa in Italia, la pellicola ha da poco sforato i 95 milioni di dollari di incasso, con un costo di produzione di poco più di 20.

Un film scorrevole e piacevole, di puro intrattenimento. Funziona grazie anche all’ormai collaudata formula “Stranger Things” che vede una banda di ragazzini comunicare con walkie-talkie e vivere le avventure più disparate. Il cast coeso e peculiare funziona molto bene, in un racconto ambientato sul finire degli anni ’60 in cui la guerra del Vietnam e le elezioni di Nixon fanno da sfondo, ma la cui epoca forse non è stata valorizzata appieno e i cui elementi caratteristici si confondono nella storia non lasciando trasparire che le vicende non sono ambientate ai nostri giorni. Incredibilmente curate le creature, ideate dal produttore Guillermo del Toro. Orientato a un pubblico più giovane, non mancherà di spaventare anche i più grandi, grazie anche ad un effetto leva forzato sul senso del “ribrezzo” che diverse volte sarà messo a dura prova.

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