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I racconti dello Studio Ghibli: Ponyo sulla scogliera

Con Ponyo sulla scogliera, Hayao Miyazaki si sposta dal tanto amato cielo al mare per raccontare l'amicizia tra Sōsuke, un bimbo molto curioso, e Ponyo, un pesce nato da esperimenti scientifici

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Il tentativo di Miyazaki di raccontarci una favola ambientata nel mare rappresenta senza dubbio una novità  all’interno dello Studio. Tuttavia la cosa che spiazza è la sensazione di distacco che Ponyo sulla scogliera ha con gli altri film, su piano qualitativo sia per lo stile che per gli argomenti trattati.

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Hayao Miyazaki, si sa, è un amante del cielo, tuttavia spesso ci riporta anche sulla terra, ma il luogo che non avevamo mai visto fino ad ora era il mare. E’ proprio con Ponyo sulla scogliera, l’articolo di cui ti parlerò nella rubrica di oggi, che ci ritroviamo in una piccola cittadina di pescatori in cui ha luogo una lunga e bella amicizia.

 

Un pesce fuori dal comune

Ponyo è un pesce dalle leggere sembianze umane che nasce da un esperimento dello scienziato Fujimoto, un tempo essere umano. Un giorno Ponyo si ritrova nella città di pescatori dove vive Sosuke, il quale la vede e la salva dal barattolo in cui era imprigionata. Nel rompere il barattolo, Sosuke rimane ferito, ma Ponyo, leccandogli la ferita, guarisce e acquisisce poteri per poter diventare anche lei umana.

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Dopo aver affrontato il furioso Fujimoto che aveva addirittura convocato tutti gli spiriti del male per trovarla, Ponyo si ribella e scappa da lui, usando la magia per assumere l’aspetto di un essere umano. L’enorme quantità di magia che utilizza, però, genera uno scompiglio nell’oceano e sulla terra, al punto che Gianmare, la madre di Ponyo, cede a farla restare umana solo se supera varie prove. Queste verranno superate con l’aiuto di Sasuke e alla fine la piccola Ponyo vivrà felice la sua vita definitiva da essere umano.

Un’ambientazione diversa…e non solo

Per Ponyo sulla scogliera, Miyazaki scelse di minimizzare molto l’uso della computer graphic, infatti furono impiegato più di 170.000 disegni a matita, un record per lo Studio Ghibli. Tale cambio di rotta si evince in maniera particolare, soprattutto paragonandolo a La città incantata o Il castello errante di Howl dove la presenza del digitale è molto più importante. Tuttavia il regista aveva particolarmente a cuore l’autenticità dei disegni delle onde del mare, disegnate personalmente da lui, con le sembianze di enormi pesci.

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Con un palese riferimento a La sirenetta Disney, Ponyo sulla scogliera racconta l’incontro tra il mare e la terra, con il desiderio di entrare a far parte di uno di questi, così come accade alla piccola Ponyo che, avendo conosciuto Sosuke, vuole vivere per sempre da umana e come accade anche al padre di Sosuke, un marinaio sempre lontano da casa, con un’attrazione irrefrenabile verso il mare. Ad ogni modo la trama è molto più complessa, si tratta in effetti di comprendere la fuoriuscita dal proprio mondo grazie all’incontro con l’altro, fino a rinunciare anche alla propria famiglia, affrontandola.

Inoltre anche in un’ambientazione insolita come quella marittima, Hayao Miyazaki riporta in Ponyo sulla scogliera alcune scene della sua vita. Si tratta in particolare di un episodio risalente alla Seconda Guerra Mondiale, in cui i suoi genitori, per salvaguardare la salute della famiglia, rifiutarono di fermare il proprio camion per dare aiuto ad estranei in difficoltà, da qui deriva la sequenza in cui Risa, dopo aver aiutato Sosuke a salvare Ponyo, li abbandona per correre alla casa di riposo dove si trovavano le sue pazienti.

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Nessuna cattiveria o insensibilità, ma necessità e lucidità di pensiero che non tutti hanno in momenti difficili. Ecco che in Ponyo sulla scogliera non c’è un vero e proprio antagonista, perché anche Fujimoto è costruito in modo asettico a causa di un passato che lo spettatore non conoscerà.

La frustrazione di Fujimoto, impotente nel gestire gli affari nel mare, viene arginata, ancora una volta, da uno splendido personaggio femminile dello Studio Ghibli, Granmare. Ella sarà l’unica a comprendere fino in fondo i desideri di sua figlia Ponyo e a realizzarli, insegnandole però, attraverso varie prove da superare, cosa voglia dire essere umana e quali complicazioni potrà incontrare lungo il cammino. Granmare avrà il potere di ristabilire l’equilibrio nell’oceano e di riportare la pace nel mondo.

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Sul piano narrativo, non abbiamo alcuna difficoltà a seguire la trama con estrema leggerezza, lineare e a tratti divertente, con una sceneggiatura senza infamia e senza gloria. Dal lato visivo invece notiamo una particolare vivacità nella scelta dei colori, con contrasti netti tra i toni caldi e quelli freddi del mare.

All’inizio del film, Risa sta canticchiando un motivo che ricorda quello de Il mio vicino Totoro, inoltre la sigla finale, intitolata Gake no Ue Ponyo, è cantanta da Fujioka Fujimaki e da Nozomi Ohashi, una bambina di otto anni.

Per concludere il nostro viaggio con Ponyo sulla scogliera, è importante affermare che, nonostante il distacco che si può notare rispetto ad altri cartoni di Miyazaki del calibro di La principessa mononoke, ad esempio, Ponyo non può essere ridotto a semplice film per bambini, sebbene l’intenzione fosse proprio rivolgersi al pubblico più nobile di tutti, i piccoli. Inoltre non bisogna assolutamente sottovalutare l’enorme lavoro di Miyazaki nel rappresentare non tanto la terra, ma il mare in maniera dettagliatissima e limpida, raggiungendo vette molto alte nella qualità del disegno.

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Il film è stato distribuito in Italia da Lucky Red e presentato in concorso alla Biennale di Venezia 2008, successivamente è uscito in Italia il 20 marzo 2009, distribuito in 186 sale, riuscendo ad incassare quasi un milione di euro. Ad oggi è disponibile sulle piattaforme Netflix o acquistabile su Amazon.

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