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- La recensione

Michael Moore ha presentato il suo nuovo docufilm "Planet of the Humans", che parla dell'impatto ambientale dell'uomo e della falsa green economy. Gratuito su Youtube per 30 giorni

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Il regista Jeff Gibbs indaga sulle energie rinnovabili e sui motivi per cui siamo ancora così legati ai combustibili fossili. Perché non riusciamo a smarcarci da questi? Fino a quando potremo dipendere da essi? A cosa porterà questo sfruttamento sconsiderato delle risorse terrestri?
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Quanto tempo pensi che abbia l’Uomo?

Cosa pensi riguardo a una specie che da sola riesce a controllare l’intero pianeta?

E se questa specie si spinge troppo oltre?

Come capire quando è ora di andarsene?

Con queste grandi domande si apre Planet of the Humans, il nuovo film documentario prodotto da Michael Moore (regista di Fahrenheit 11/9, Sicko) e scritto, diretto e prodotto da Jeff Gibbs (produttore anche di Fahrenheit 11/9, Michael Moore in Trumpland).

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Il docufilm, distribuito gratuitamente per 30 giorni su Youtube dal 21 Aprile (The Earth Day), riflette sull’impatto ambientale dell’uomo e fa emergere tutti i paradossi che la moderna società si trascina dietro, nel nome della continua crescita senza limiti e, talvolta, senza scrupoli.

Il regista più volte si sofferma, sia all’inizio che alla fine del docufilm, sul fatto che già da tempo le stesse tematiche sull’ambiente sono state sviscerate, mostrando uno spezzone del film The Unchained Goddes di Frank Capra (La vita è meravigliosa, Angeli con la pistola) del 1958 che riflette sull’impatto dell’inquinamento a causa del riscaldamento tramite carbone e combustibili fossili e conclude il film con la frase della celebre biologa Rachel Carson del 1962:

Come umanità siamo chiamati ad affrontare la più grande sfida della nostra storia: dimostrare la nostra maturità e la nostra capacità di padroneggiare non tanto la natura, quanto noi stessi.

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Gibbs si racconta in prima persona, evidenziando come le proprie scelte di vita, incentrate sul ridurre al minimo il proprio impatto sul pianeta ed il suo ruolo di attivista per la salvaguardia dell’ambiente l’abbiano portato a porsi la domanda:

Perché siamo ancora così legati ai combustibili fossili?

Il regista segue i vari movimenti ambientalisti e i personaggi di spicco che notoriamente hanno avuto un ruolo nello spingere il pensiero globale verso la scelta di un’alternativa e ne fa emergere tutte le contraddizioni e le falsità in essa insite, a partire da un piccolo festival per l’energia solare in Vermont, in cui tutto sembra perfetto, quasi irreale, e totalmente autosufficiente grazie al sole, fino al momento in cui si mette a piovere e vengono accesi tutti i gruppi elettrogeni a gasolio per tenere tutto in piedi.

Nel docufilm sono presenti tantissimi personaggi celebri, da Barack Obama (ex presidente degli Stati Uniti) ad Al Gore (ex vicepresidente), da Richard Branson (patron di Virgin) a Robert F. Kennedy Jr. (avvocato ambientalista americano e nipote dell’ex presidente John F. Kennedy), da Michael Bloomberg (imprenditore ed ex sindaco di New York) a Bill McKibben (ambientalista statunitense fondatore di 350.org), da Arnold Schwarzenegger (ex governatore della California) a Elon Musk (fondatore di Tesla).

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Il regista ha la straordinaria capacità, nel corso del film, di presentare i personaggi, inquadrarli come vorrebbero essere rappresentati all’inizio, per poi distruggerli se non ridicolizzarli alla fine, dimostrando quanto in realtà ognuno di loro sia profondamente legato al profitto personale fino al punto di dichiarare apertamente la propria ignoranza riguardo a temi fondamentali di cui sono testimonial.

Gibbs si reca a presentazioni in pompa magna dichiaratamente green e manifestazioni per l’ambiente facendo domande semplici, lecite, ma scomode per gli organizzatori ed infatti riceve sempre risposte vaghe seguite da “fughe” da parte degli interlocutori.

Scopre così una terribile verità a cui persino lui stesso non ha mai pensato: l’intero sistema delle energie rinnovabili è totalmente dipendente dai combustibili fossili, sia nella fase di creazione (i pannelli solari sono composti di carbone e quarzo) che in fase di produzione (per generare l’energia per ricaricare un’automobile elettrica si utilizzano centrali a gas).

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Più si va avanti nel film e più il regista tenta di trovare una soluzione, scandagliando tra altre fonti di energia, che scopre essere sempre dipendenti dai combustibili fossili, non in grado di soddisfare il vero fabbisogno e con fortissimi problemi legati alla variabilità: come si fa con l’energia eolica quando non c’è vento? Come si fa con l’energia solare quando piove o è notte? Di quanti pannelli solari avremmo bisogno per rendere autosufficiente un’intera città, e quanto durerebbero? Lo smaltimento di questi impatterebbe ancora di più sull’ambiente?

E’ possibile per delle macchine costruite dalla civilizzazione industriale salvarci dalla civilizzazione industriale stessa?

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L’unica risposta concreta pare essere quella di Vandana Shiva (attivista e ambientalista indiana), che al termine del film chiede un cambio di mentalità affermando che:

Le menti delle persone sono state manipolate per dare potere alle illusioni, passando dal misurare la crescita non in termini di come la vita è arricchita, ma in termini di come la vita è distrutta.

Il docufilm scava nei meandri della Green economy senza timore di sporcarsi le mani, nello stile tipico di Michael Moore, facendo nomi e cognomi dei vari attori in campo senza remore, fino al punto di metterli in ridicolo, e addirittura arriva criticare l’Earth Day stesso, mostrandone l’enorme contraddizione alla base; tutto quanto è accompagnato dal ritmo di una colonna sonora che comprende pezzi dei Radiohead, King Crimson, Emerson, Lake & Palmer e molti altri pezzi da novanta della musica.

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Il registra offre grandi spunti di riflessione, molte grandi domande e pochissime risposte se non quella alla domanda iniziale, “quanto tempo ha ancora l’uomo a sua disposizione?”: molto poco, se non si fa veramente qualcosa per cambiare.

Il nostro voto

In conclusione su

In concreto, quindi, pare che l’unico modo di poter realmente salvare il pianeta non sia cercare di sopperire ai nostri consumi sfruttando metodi diversi, bensì riadattare il nostro stile di vita in maniera più consapevole, per adattarci noi per primi alla risorse a nostra disposizione, rispettandole e con un occhio proiettato al futuro, perché, citando un proverbio indiano:

Non abbiamo ereditato la terra dai nostri avi; l’abbiamo in prestito dai nostri figli.

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In concreto, quindi, pare che l’unico modo di poter realmente salvare il pianeta non sia cercare di sopperire ai nostri consumi sfruttando metodi diversi, bensì riadattare il nostro stile di vita in maniera più consapevole, per adattarci noi per primi alla risorse a nostra disposizione, rispettandole e con un occhio proiettato al futuro, perché, citando un proverbio indiano:

Non abbiamo ereditato la terra dai nostri avi; l’abbiamo in prestito dai nostri figli.

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