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Odissea, finale spiegato: chi sono i popoli del mare

Ulisse torna a Itaca, ma il film di Nolan trasforma la vittoria in una scelta di espiazione e memoria.

Massimo 1 ora fa Commenta! 11
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Odissea finale spiegato: il ritorno di Ulisse non termina con una semplice riconquista del trono. Nel film di Christopher Nolan, uscito nei cinema italiani il 16 luglio 2026, l’eroe affronta i Proci, riconosce la propria responsabilità nella distruzione portata dalla guerra e lascia Itaca insieme a Penelope. Attenzione: da questo punto seguono spoiler completi sull’ultima parte del film.

Contenuti
Come finisce Odissea: la risposta direttaIl ritorno a Itaca e il piano contro i ProciLa gara dell’arco e la strage dei ProciPerché Ulisse e Penelope lasciano ItacaChi sono i popoli del mare e cosa rappresentanoL’ultima scena e il cavallo di Troia in fiamme

Scritto e diretto da Christopher Nolan, Odissea dura circa 173 minuti e vede Matt Damon nel ruolo di Ulisse, Tom Holland in quello di Telemaco, Anne Hathaway come Penelope e Robert Pattinson nei panni di Antinoo. Nel cast figurano inoltre Charlize Theron, Zendaya, Lupita Nyong’o, Himesh Patel ed Elliot Page. La scheda e il trailer pubblicati da Universal Pictures Italia confermano regia, protagonisti e distribuzione cinematografica.

Come finisce Odissea: la risposta diretta

Odissea - immagine della scena

Ulisse torna a Itaca travestito, rivela la propria identità a Telemaco e supera la gara dell’arco organizzata da Penelope. Padre e figlio uccidono i Proci, ma la vittoria non ricompone il passato: Telemaco viene incoronato re, mentre Ulisse e Penelope partono verso ovest. L’ultima immagine mostra il cavallo di Troia in fiamme, simbolo della guerra che Ulisse tenta finalmente di lasciarsi alle spalle.

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Il ritorno a Itaca e il piano contro i Proci

Odissea - immagine della scena

Dopo avere recuperato i ricordi e lasciato Calipso, Ulisse costruisce una zattera con ciò che resta della sua nave. Il viaggio lo riporta finalmente a Itaca, ma il re evita di presentarsi subito. Seguendo il consiglio ricevuto da Agamennone nell’Ade, assume l’aspetto di un mendicante per osservare il regno e capire chi gli sia rimasto fedele.

L’isola è dominata dai pretendenti di Penelope, guidati da Antinoo. I Proci consumano le risorse della casa reale, preparano la successione e tentano di eliminare Telemaco. Quando il giovane cade in un’imboscata, Ulisse interviene e gli rivela di essere suo padre. Il ricongiungimento, però, non cancella la distanza tra loro: Telemaco è cresciuto senza di lui e deve decidere se fidarsi di un uomo conosciuto soprattutto attraverso racconti e assenze.

Padre e figlio mantengono segreta l’identità di Ulisse. Il re entra nella sala dei banchetti come uno straniero disarmato, sopporta le umiliazioni dei pretendenti e aspetta il momento in cui il loro stesso abuso dell’ospitalità diventerà la prova morale contro di loro.

La gara dell’arco e la strage dei Proci

Penelope convoca la gara destinata a scegliere il nuovo marito: vincerà chi riuscirà a tendere l’arco di Ulisse e a scoccare una freccia attraverso dodici asce allineate. I Proci falliscono uno dopo l’altro. Il mendicante chiede di tentare, tende l’arma e completa il tiro, dimostrando con un gesto ciò che nessuna dichiarazione avrebbe potuto provare.

Il film sostituisce la prova del letto nuziale del poema con un altro segno privato. Ulisse mostra a Penelope la spilla dorata di Atena che lei gli aveva consegnato prima della partenza per Troia. L’oggetto conferma la sua identità, ma apre anche la parte più dolorosa della riunione: Penelope ritrova il marito, non l’uomo immutato che aveva salutato anni prima.

Quando i pretendenti reagiscono, Ulisse e Telemaco li affrontano. La sala si trasforma in un campo di battaglia e Antinoo viene sconfitto insieme agli altri Proci. Ulisse resta gravemente ferito. Nolan evita di rappresentare alcune punizioni presenti nel testo omerico, compresa l’esecuzione delle ancelle considerate infedeli, concentrando il finale sul prezzo morale della violenza e sulla successione tra padre e figlio.

Perché Ulisse e Penelope lasciano Itaca

Odissea

La partenza finale non equivale a una fuga romantica. Ulisse comprende che riprendere il trono come se nulla fosse significherebbe trasformare la strage dei Proci nell’ennesima vittoria senza conseguenze. Le famiglie dei giovani uccisi chiedono giustizia, mentre gli abitanti di Itaca ricordano anche gli uomini partiti per Troia e mai tornati. Il re ha quindi consumato due generazioni dell’isola: prima nella guerra, poi nella vendetta.

Telemaco viene incoronato e assume la responsabilità del regno. Il passaggio di potere conclude il suo percorso: all’inizio cerca il padre per riempire un’assenza; alla fine deve governare senza vivere nella sua ombra. Ulisse, invece, parte con Penelope verso occidente per onorare i compagni morti e cercare una forma di espiazione che Itaca non può offrirgli.

Penelope sceglie di accompagnarlo, ma non assolve automaticamente ogni sua azione. La loro unione riparte dalla verità: Ulisse ammette la vergogna per Troia e riconosce di avere temuto il ritorno perché tornare significava affrontare ciò che aveva fatto. Il viaggio conclusivo ribalta così il significato del titolo: l’odissea non termina quando l’eroe raggiunge casa, bensì quando smette di considerare la casa una ricompensa dovuta.

Chi sono i popoli del mare e cosa rappresentano

Durante il film ricorre la minaccia dei “popoli del mare”, invasori destinati a provocare il collasso della civiltà. Il finale suggerisce che il pericolo non provenga da una forza misteriosa esterna: Ulisse e gli Achei sono essi stessi i popoli del mare. Hanno attraversato le coste, saccheggiato Troia e infranto le regole che consentono alle comunità di riconoscersi come civili.

Il punto centrale è la legge dell’ospitalità attribuita a Zeus. Ulisse racconta a Penelope che a Troia gli Achei hanno violato ciò che dovrebbe essere sacro tra gli esseri umani, trattando gli stranieri e gli sconfitti come oggetti. La giovane donna con il volto di Zendaya, uccisa durante il saccheggio, diventa nella sua memoria l’immagine di Atena. Il film lascia aperta la natura della visione: potrebbe essere una presenza divina oppure la forma assunta dal senso di colpa.

Nolan ha spiegato che i popoli del mare derivano dalle teorie sul collasso della tarda età del bronzo e dalla mancanza di certezze sulla loro identità. La ricostruzione più utile per leggere il film è riportata nell’analisi di Entertainment Weekly sulle differenze tra il film e Omero: la minaccia esterna diventa il nome dato da una società alla propria crisi interna.

L’ultima scena e il cavallo di Troia in fiamme

Odissea - immagine della scena

Mentre Ulisse e Penelope navigano verso ovest, il racconto ritorna alla caduta di Troia. L’immagine conclusiva è il cavallo di legno che brucia. Lo strumento dell’inganno, della vittoria e del massacro viene consumato dal fuoco: Ulisse non può cancellare ciò che ha provocato, ma può rifiutare di continuare a costruire la propria identità sulla gloria di quella notte.

Il simbolo funziona in senso opposto rispetto a un trofeo. Bruciare il cavallo significa distruggere il contenitore del mito eroico e mostrare ciò che nascondeva: vittime, colpa e fine di un ordine politico. Nolan ha riconosciuto anche una somiglianza visiva involontaria con il finale di Quarto potere, dove brucia la slitta Rosebud. Là il fuoco cancella l’ultima traccia dell’innocenza perduta; in Odissea consuma invece il veicolo della violenza, lasciando aperta la possibilità di un futuro diverso.

La battuta sul fatto che le vicende di Troia saranno “cantate” lega il finale alla tradizione orale. Ulisse intuisce che la scrittura e il mondo a cui appartiene stanno scomparendo: resteranno i canti, modificati da chi li tramanderà. Il film mostra quindi la nascita del mito mentre ne contesta la versione celebrativa. L’eroe sopravvive, ma deve rinunciare al trono affinché la sua storia non diventi una giustificazione eterna della guerra.

Il destino dei protagonisti è definito: Ulisse sopravvive e parte per espiare; Penelope sceglie di seguirlo; Telemaco viene incoronato re; Antinoo e gli altri Proci muoiono nello scontro. Atena resta invece una presenza ambigua, forse divina e forse generata dal trauma di Ulisse, mentre Calipso appartiene alla fase in cui l’eroe vive senza memoria e senza la volontà di affrontare il proprio passato.

  • Ulisse: rinuncia al trono e parte verso ovest per onorare i compagni e affrontare le conseguenze delle proprie azioni.
  • Penelope: riconosce il marito grazie alla spilla di Atena e sceglie di accompagnarlo nel nuovo viaggio.
  • Telemaco: combatte accanto al padre e diventa re di Itaca, completando il passaggio dall’attesa alla responsabilità.
  • Antinoo e i Proci: vengono uccisi dopo la prova dell’arco; la loro morte provoca la richiesta di vendetta delle famiglie.
  • Atena: resta collegata alla giovane vittima di Troia e può essere letta come dea, visione o manifestazione della colpa.
  • Calipso: viene lasciata quando Ulisse recupera memoria e volontà di tornare a Itaca.

Al 26 luglio 2026 Odissea è disponibile in Italia soltanto al cinema: JustWatch Italia non segnala offerte legali online in streaming, acquisto o noleggio. Netflix, Prime Video, Disney+, NOW, RaiPlay, Mediaset Infinity e Apple TV+ non risultano quindi confermati come piattaforme italiane del film.

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