Francesco Moser sarà l’ospite d’onore del Trento Film Festival, 66° edizione. Durante la rassegna verrà presentato il film-documentario di Nello Correale Moser, scacco al tempo

Al film partecipano anche i grandi rivali: Eddy Merckx, Bernard Hinault e Beppe Saronni, col quale si è conteso il primato di ciclista più amato dagli italiani. Oltre che sulle vittorie storiche del campione, il film si sofferma sull’uomo Moser: la sua vita nel paese natale Palù di Giovo, che non ha mai abbandonato, e la sua famiglia.

Moser ha segnato gli anni ’70 e ’80 del ciclismo italiano

Il suo fisico potente gli ha permesso di collezionare un numero impressionante di vittorie in prestigiose gare in linea, ma lo ha limitato nelle gare a tappe. Troppo alto e troppo pesante per le salite, ha un rapporto coscia-gamba sfavorevole, solo 1,1, mentre Hinault ha 1,35. Questi dati non sono buttati lì a caso, perché quello è il periodo in cui il mondo del ciclismo ha cominciato a lavorare in maniera scientifica. Il ciclista veniva misurato e gli veniva letteralmente costruita la bicicletta addosso. Le vecchie biciclette in acciaio sono state sostituite da quelle in fibra di carbonio, sono comparse le ruote lenticolari che, fra l’altro, hanno permesso a Moser di ritoccare più volte il record dell’ora, la medicina ha cominciato a lavorare di fino per migliorare le prestazioni.

Esistevano già le “Bombe”, miscugli di caffeina e simpamina che aiutavano a sostenere la fatica e che usava anche Coppi, ma i ritrovati di quegli anni fecero fare un salto in avanti. Di fatto, è stato l’inizio del doping, solo che allora era legale.

Per tornare al rapporto coscia-gamba, ormai che abbiamo tirato il sasso, si tratta di una legge della fisica: più è alto il rapporto, più la gamba diventa una leva vantaggiosa in salita. Per questo Hinault in salita pareva volasse e Moser faticava più del normale.

Comunque, un Giro Moser l’ha vinto, gli fu costruito addosso, con tanta cronometro e poche salite

A prescindere dalle polemiche che ci furono su quel giro, va detto che Moser se lo meritava. Un Giro è il coronamento dell’immensa fatica che deve fare un ciclista e Moser non poteva smettere di correre senza averne vinto uno. Perché chi, come lui, vince per tre anni di seguito la Parigi-Roubaix è uno dei più grandi campioni di sempre. La Roubaix è una corsa massacrante; per andare veloci sul pavé devi avere l’acciaio al posto dei muscoli nelle gambe; solo i più grandi passisti la possono vincere. A farcela per tre volte di seguito, ci sono riusciti solo Octave Lapize (1909, 1910, 1911) e Francesco Moser, che ha vinto nel 1978, 1979 e 1980 ed è salito sul podio altre quattro volte: due secondi e due terzi posti.

È ovvio che questo non sia un film per tutti

Il ciclismo va amato, altrimenti è una noia mortale. Ma ad amarlo sono in tanti, basti vedere tutto il pubblico che accorre e aspetta ore per vedere sfrecciare per pochi secondi i corridori. Perché, anche se i mezzi sono più sofisticati, anche se la scienza aiuta le prestazioni oltre il dovuto, è sempre l’uomo da solo contro la montagna, contro il pavé, contro il tempo. Se c’è uno sport epico è proprio il ciclismo.

Moser

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