Presentato alla quarta edizione di PerSo, il Perugia Social Film Festival, il documentario che ha vinto il Goya, il più prestigioso premio cinematografico spagnolo.

Gustavo García Salmerón, poco conosciuto da noi, è uno degli attori cinematografici, teatrali e televisivi più noti in Spagna, non solo, ha anche diretto alcuni film, due dei quali hanno vinto un Goya. Oltre a questo, è anche l’ultimo dei “muchos hijos” del titolo del suo documentario. Il documentario, infatti, è incentrato sulla vita di Julita, la madre di Gustavo, un’ultraottantenne che ha vissuto i momenti cruciali della storia spagnola, per cui, a partire dalla storia della sua vita, si fa anche un bel pezzo di storia della Spagna; la guerra civile, la dittatura e tutto quel che ne è seguito.

Molti figli, una scimmia e un castello è una scelta di 90 minuti su oltre 400 ore di girato in pellicole di Super8, mini dvd, filmati realizzati con gli smartphone, frutto di 14 anni di immagini archiviate per ricordo, che poi sono diventati un film.

Il regista è stato molto soddisfatto della sua interprete:

Mia mamma era totalmente a suo agio di fronte alla telecamera, rilassata fin dal primo momento, cosa che a me, che sono pure attore, stupiva tantissimo perché la sua naturalezza è tutto ciò che un interprete può desiderare di avere sul set”.

Il film inizia con la perdita della vertebra della nonna di Julita, alla ricerca della quale si butta tutta la famiglia Salmerón e si conclude coi progetti per il futuro di Julita che, avendo più di ottant’anni, riguardano la sua dipartita: “Quando morirò avrete tre possibilità: mettermi sottoterra, in un loculo o cremarmi. Le prime due, però, non mi piacciono perché, se per caso fossi ancora viva, non saprei come uscire dalla terra o da una bara, la cremazione può andare bene: prima però dovrete infilzarmi con un ferro sottile per avere la certezza che io sia morta davvero”.

Nemmeno una volta morta, dunque, Julita si rassegna a essere morta per davvero.

Oltre al documentario sull’esuberante vecchietta, al PerSo saranno proiettati più di 60 documentari, provenienti da 52 paesi. Ci sarà una giuria ufficiale composta, come sempre, da registi e cineasti, ma ce ne saranno altre tre: una fatta dalle detenute e dai detenuti della Casa circondariale di Perugia-Capanne, una dai richiedenti asilo e una dal pubblico.

Ora attendiamo la fine del festival, il 30 settembre, per sapere se anche a loro piacerà tanto il film della Señora Salmerón, che nella sua lunga vita ha avuto molti figli, una scimmia e un castello.

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