Il film Michael ha ufficialmente incassato più di 978 milioni di dollari a livello globale, diventando il biopic più visto di sempre: ha appena superato Oppenheimer che deteneva il primato con 975 milioni di dollari incassati. Già il mese scorso, alla soglia dei 911 milioni ottenuti, aveva superato i risultati di Bohemian Rhapsody, lo storico record: il biopic musicale con il maggior incasso di sempre nella storia del cinema.
I dati ufficiali di chiusura sono stati confermati da Lionsgate e Universal con il debutto della pellicola sul mercato giapponese. Il superamento del mito dei Queen da parte del Re del Pop genera un fortissimo dibattito e un enorme traffico social tra appassionati di cinema e musica.

Per Lionsgate è il film con il maggior incasso di sempre, prima ancora di Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013), che aveva conquistato al botteghino 865 milioni di dollari. Questo straordinario dato numerico non rappresenta solo un trionfo finanziario per la casa di produzione, ma sottolinea quanto la leggenda del Re del Pop sia saldata nell’immaginario collettivo globale. La risposta del pubblico a Michael è stata un plebiscito assoluto, con percentuali di gradimento che hanno sfiorato il 97% sulle principali piattaforme di aggregazione come Rotten Tomatoes.
Il pilastro su cui regge l’intera impalcatura del film è senza dubbio l’interpretazione magnetica del protagonista. La scelta di affidare il ruolo a Jaafar Jackson, nipote biologico di Michael Jackson, si è rivelata una mossa vincente che va ben oltre il semplice valore di marketing familiare. Jaafar non si è limitato a replicare i passi di danza iconici o a imitare i virtuosismi vocali dello zio; è riuscito a catturarne l’essenza più intima, le fragilità umane e quella complessa transizione dall’ingenuità infantile della giovinezza al peso schiacciante della fama globale.

La cura maniacale insita nella ricostruzione delle performance storiche, dal debutto folgorante con i Jackson 5 fino alle coreografie monumentali dell’era Thriller e Bad, restituisce al pubblico un’atmosfera da concerto dal vivo in una sala cinematografica. La macchina da presa si muove con fluidità millimetrica, capitalizzando sulla somiglianza genetica e sulla straordinaria preparazione atletica dell’attore, accorciando la distanza tra finzione cinematografica e memoria storica di Michael Jackson.
Prima di Michael 2, la tendenza è su Spotify
La notizia dello sviluppo di Michael 2 da parte di Lionsgate era già arrivata il mese scorso e, per tutti coloro che l’avevano visto al cinema, risultava abbastanza scontata. I numeri gli hanno dato ragione fin da subito, con l’esordio domestico da 97 milioni di dollari negli Stati Uniti che ha stracciato primati storici detenuti da capisaldi del settore biografico musicale: ha superato titoli acclamati come Straight Outta Compton o il pluripremiato Bohemian Rhapsody e si avvia a grandi passi verso la storica soglia del miliardo di dollari di incasso globale.

Il successo di pubblico è trasversale e ha saputo intercettare una demografia incredibilmente vasta. Non si tratta soltanto di un’operazione nostalgia rivolta ai fan di vecchia data che hanno vissuto l’epoca d’oro di MTV. Le sale si sono riempite di giovanissimi, appartenenti alla Generazione Z e Alpha, che hanno scoperto la figura di Michael Jackson attraverso la viralità dei social media e che cercavano sul grande schermo una legittimazione visiva ed emotiva di quel mito.
Inoltre, da più di un mese continuiamo ad ascoltare le canzoni di Michael Jackson: l’impatto di un’opera cinematografica non si misura solo attraverso le poltrone riempite nei cinema, ma anche dalle onde d’urto che riesce a propagare nelle abitudini d’ascolto quotidiane. L’uscita nelle sale del biopic dedicato al Re del Pop ha innescato una vera e propria migrazione digitale, trasferendo in tempo record milioni di spettatori dalle sale dei cinema direttamente alle playlist di Spotify.

Come analizzato nel nostro articolo, questo fenomeno ha generato un’impennata di streaming senza precedenti per un artista scomparso prima dell’avvento e della consacrazione definitiva delle piattaforme di trasmissione musicale online. Il dato più macroscopico ed evidente di questa rinascita digitale riguarda l’evoluzione vertiginosa dei consumatori unici sulla piattaforma svedese. Nel giro di pochissime settimane dal debutto di Michael, la platea dei sintonizzati mensili sul profilo ufficiale dell’artista è letteralmente decollata, passando da una solida base di circa 68 milioni a oltre 88 milioni di ascoltatori mensili.