Il nuovo film con Denis Podalydès sposta Maigret nel XXI secolo, ma si ferma prima di smartphone e Internet onnipresenti: non è una scelta casuale.
Maigret – L’amore e la morte è ambientato all’inizio degli anni Duemila perché Pascal Bonitzer voleva confrontare il commissario di Georges Simenon con il XXI secolo senza portarlo fino al nostro presente. È un periodo di passaggio nel quale Maigret può ancora indagare soprattutto osservando, ascoltando e interrogando le persone, prima che smartphone, Internet e polizia scientifica assumano il peso che hanno oggi nelle indagini.
La scelta è particolarmente evidente perché il film, in arrivo nei cinema italiani il 24 settembre 2026, nasce da Maigret e i vecchi signori, romanzo pubblicato da Georges Simenon nel 1960. Bonitzer, quindi, non si limita ad adattare la storia: la sposta avanti di circa quarant’anni mantenendo però molti degli elementi che rendono immediatamente riconoscibile Maigret.
Perché Maigret – L’amore e la morte è ambientato negli anni 2000?

A spiegare la scelta è stato direttamente Pascal Bonitzer.
Nel dossier di produzione ufficiale di Pyramide Distribution, il regista descrive Maigret come un personaggio profondamente legato al Novecento e, allo stesso tempo, poco incline alla modernità.
Bonitzer voleva proprio mettere questo uomo del XX secolo davanti al secolo successivo.
Ma non poteva spingersi troppo avanti.
Secondo il regista, Maigret appartiene a un modo di investigare fondato sull’indagine psicologica e personale, legato anche alla vecchia Police Judiciaire del Quai des Orfèvres. Oggi le indagini hanno un rapporto molto più stretto con polizia tecnica e scientifica.
Ecco perché l’inizio degli anni Duemila diventa il compromesso ideale.
Non siamo più nel 1960, ma non siamo nemmeno nel 2026.
È un mondo nel quale Internet esiste e i cellulari sono già presenti, senza però avere ancora trasformato ogni aspetto della quotidianità.
Bonitzer arriva a formulare il concetto in maniera molto netta: ha scelto gli inizi del secolo, prima degli smartphone e della diffusione pervasiva di Internet, perché nel 2026 un Maigret costruito in quel modo non potrebbe più esistere.
Perché non ambientare semplicemente il film nel 1960?

Mantenere l’epoca del romanzo avrebbe prodotto un adattamento storico più tradizionale.
Bonitzer sceglie invece qualcosa di più interessante: lasciare sopravvivere Maigret in un mondo che comincia a non appartenergli più.
Il risultato non è quindi una semplice modernizzazione.
Nel film convivono due epoche.
Da una parte ci sono la pipa, il cappello, Madame Maigret, il rapporto quasi fisico con le persone interrogate e un commissario che preferisce ascoltare piuttosto che affidarsi alla tecnologia.
Dall’altra c’è un XXI secolo appena iniziato.
Questa frizione è ancora più evidente perché l’indagine conduce Maigret in un ambiente aristocratico del VII arrondissement di Parigi che Bonitzer descrive come estremamente conservatore. Sono personaggi che sembrano ignorare il tempo nel quale vivono, proprio come Maigret conserva alcuni comportamenti appartenenti al secolo precedente.
Il film diventa così anche una storia sulla fine di un mondo.
Romanzo e film: cosa cambia con il salto dal 1960 agli anni 2000?

Il punto di partenza resta Maigret e i vecchi signori, pubblicato nel 1960 e disponibile in Italia con questo titolo nell’edizione Adelphi.
La struttura principale dell’indagine rimane riconoscibile, ma Bonitzer interviene su epoca, alcuni personaggi e diversi dettagli.
| Elemento | Romanzo | Film del 2026 |
|---|---|---|
| Opera | Maigret e i vecchi signori | Maigret – L’amore e la morte |
| Epoca | 1960 | Inizio anni 2000 |
| Maigret | Personaggio originale di Simenon | Denis Podalydès |
| Vittima | conte de Saint-Hilaire | Berthier-Lagès |
| Metodo investigativo | Tradizionale | Ancora prevalentemente psicologico |
| Tecnologia | Quasi irrilevante | Esiste, ma non domina l’indagine |
| Finale | Conclusione del romanzo | Presente un epilogo aggiunto |
Non cambia, invece, uno degli elementi fondamentali del racconto: Maigret entra in un ambiente aristocratico chiuso e apparentemente rispettabile e cerca ciò che si nasconde dietro quella facciata.
Il caso parte dall’uccisione di Berthier-Lagès, ex ambasciatore che per cinquant’anni aveva mantenuto una corrispondenza amorosa con la principessa de Vuynes.
Il marito della donna è appena morto.
Da quella coincidenza parte un’indagine nella quale contano soprattutto conversazioni, silenzi, rapporti familiari e comportamenti.
Perché Maigret conserva pipa e cappello?
Perché Bonitzer non vuole reinventare completamente il personaggio.
Nel dossier di produzione racconta che fu lo stesso Denis Podalydès a voler conservare gli attributi più riconoscibili del commissario, in particolare pipa e cappello.
Il regista accettò la scelta.
Sono accessori, ma servono anche a rendere visivamente evidente il contrasto su cui si regge tutto il film: questo Maigret si trova nel XXI secolo senza appartenervi completamente.
Bonitzer conserva anche aspetti che altre trasposizioni hanno talvolta ridimensionato, come il rapporto con Madame Maigret, il piacere per la cucina e una quotidianità domestica molto tradizionale.
Il passaggio agli anni Duemila non cancella quindi Simenon.
Serve, al contrario, a verificare quanto del suo commissario possa sopravvivere fuori dal periodo storico nel quale era nato.
Perché Denis Podalydès è così diverso dal Maigret classico?
Anche il fisico del protagonista rompe consapevolmente con la tradizione.
Il Maigret letterario e molte delle sue più celebri incarnazioni cinematografiche e televisive hanno imposto nell’immaginario un commissario dalla presenza fisica imponente.
Denis Podalydès è molto più asciutto.
Bonitzer era perfettamente consapevole della differenza e l’ha considerata parte dell’interesse della scelta.
Il regista ha spiegato di averlo voluto anche per la simpatia che comunica, la malizia dello sguardo e soprattutto il suo rapporto con la parola.
È particolarmente adatto a questa storia perché Maigret ascolta più di quanto parli e, per una volta, non domina completamente ciò che gli accade.
È un’altra piccola rottura con l’immagine sedimentata del personaggio, esattamente come lo spostamento temporale.
Il finale di Maigret – L’amore e la morte è uguale a quello del libro?
Non completamente.
Da qui sono presenti anticipazioni sul finale.
Bonitzer ha dichiarato di essere rimasto molto vicino allo spirito e allo sviluppo del romanzo, con un’eccezione importante: l’epilogo.
Maigret e i vecchi signori porta l’indagine verso una spiegazione precisa della morte dell’uomo al centro della storia. Il film conserva gran parte di quella costruzione, ma aggiunge un breve passaggio ambientato tre mesi dopo.
L’aggiunta non serve semplicemente a prolungare il racconto.
Introduce una seconda possibilità e rende ciò che è realmente accaduto meno definitivo rispetto alla conclusione di Simenon.
È quindi un cambiamento piccolo per durata, ma rilevante per significato.
Bonitzer non modifica soltanto il periodo storico del romanzo: lascia anche allo spettatore un margine di dubbio che l’opera originale gestiva diversamente.
Per ora questo confronto non richiede necessariamente una pagina separata. Lo stesso tipo di analisi tra fonte letteraria e nuova trasposizione lo abbiamo utilizzato per spiegare le differenze tra Man on Fire, i film e la serie Netflix e, più recentemente, cosa cambia tra il libro e il film Quindici giorni.
Gli anni 2000 sono quindi la vera chiave del nuovo Maigret
Spostare Maigret dal 1960 agli inizi degli anni Duemila permette a Pascal Bonitzer di fare qualcosa di più sottile che aggiornare semplicemente l’ambientazione.
Il commissario entra nel XXI secolo esattamente prima che il XXI secolo renda impossibile continuare a essere il Maigret che conosciamo.
Può ancora fumare la sua pipa, interrogare a lungo una persona, osservare un ambiente, affidarsi alle contraddizioni e leggere ciò che si nasconde dietro un comportamento.
Uno smartphone sempre acceso, Internet onnipresente e una polizia dominata dalla tecnologia avrebbero cambiato radicalmente quel meccanismo.
Per questo gli anni Duemila non rappresentano soltanto lo sfondo di Maigret – L’amore e la morte.
Sono il confine temporale scelto da Bonitzer per far sopravvivere Maigret ancora un po’ nel mondo moderno.