L’ultima fatica di Marcello Macchia, su Sky Generation

Ecco a voi Gianfelice Spagnagatti, quarantenne, un uomo comune che si è costruito il suo ambiente sicuro facendo tutto dalla propria casa, da lavorare a comprare cibo e prime necessità; l’unico contatto umano è con la sua vicina Luciana, che lo accusa però di aver paura di tutto, anche dell’ innamorarsi di lei. Dopo che la donna lo pone di fronte ad una scelta, Gianfelice, turbato, non sapendo cosa rispondere, fugge in bagno ritrovandosi catapultato nel paese di El Pazzo, un posto chiaramente western, vestito di tutto punto, con cappello, stivali, cinturone e pistola. Questo è il primo episodio di una serie tv di 8 puntate in onda sul canale on demand di Sky Generation, “The Generi“, dove Maccio Capatonda (vero nome Marcello Macchia) intraprende un viaggio nei vari generi cinematografici, con la sua solita ironia e scontati luoghi comuni ma presentati con trovate davvero esilaranti, iniziando, appunto, dal genere western.

Nel secondo episodio il tema è l’horror, e ci ritroviamo in una casa tipicamente americana, isolata e inquietante, in cui hanno deciso di passare un week-end cinque amici piuttosto corposi con il vizio di friggere…… non voglio dirvi di più, ma il ritrovamento di uno strano libro con un’invocazione demoniaca e una logica incrollabile che anima il personaggio interpretato da Maccio, che lo porterà a risolvere brillantemente il problema, vi strapperanno più di qualche risata…

Ma con il terzo episodio, a mio parere, Maccio si è sbizzarrito, donandoci una versione tutta sua de “Il Signore degli Anelli“, in cui ritroviamo un sempre simpatico Herbert Ballerina (Luigi Luciano) nei panni di un umile servitore gobbo. In questo episodio ispirato dai fantasy, Maccio è Bilbo Balbo, un giullare di quella che una volta era chiamata “Contenterra”, ma ora è ” Tristerra”. La principessa ed i sovrani, a causa di una magia, non riescono più a ridere, gettando così tutto il reame nello sconforto più nero. Cercando di far ridere la giovane, ma senza successo, il nostro eroe rischia la castrazione. Ed ecco che interviene un mago rivelando che solo Bilbo potrà raccogliere la mitica erba ridolina custodita dal drago sputafuoco, salvando così principessa e regno. Il giullare, più che altro per salvare se stesso e uscire da quella realtà, con a fianco il suo fedele ma poco intelligente servitore, parte alla ricerca della magica erba.

Durante il cammino, incontrano strani personaggi

Tra cui i Selfi, e non gli elfi, i quali amano farsi fare i ritratti, anche se questo vuol dire perdere molte ore perché sono fatti a mano, e gli Gnorri, non gnomi, che camminano fissandosi un palmo della mano, prestando attenzione solo a chi si ricopre di ridicolo. Non vi svelo il finale, ma passo subito a raccontarvi il quarto episodio, in cui il nostro Gianfelice Spagnagatti si ritrova nei panni di un “clone” di Pierino, in una realtà chiaramente ispirata alla sexy commedia all’italiana degli anni passati, con Alvaro Vitali che veste ancora i panni del giovane discolo e rispolvera pure la sua vecchia battuta “Con il fischio o senza?”. E’ Pierino a fornire consigli a Gianfelice su come comportarsi in quel mondo veramente bizzarro, tra pernacchie, erotismo e volgarità che lui non riesce a concepire. Insieme ai due personaggi ripercorreremo velocemente le vecchie pellicole del genere, con professoresse, infermiere e tutti i cliché caratteristici . Ma volete che il nostro Maccio si sia dimenticato dei supereroi? Per niente, e ci presenta la sua versione. Quattro persone comuni con poteri a dir poco inutili e stravaganti. Senza rivelarvi troppo, perché vi toglierei la sorpresa, c’è la ragazza mutaforma, il ragazzo invisibile, ma non completamente, l’uomo che si può tele-trasportare, ma in un posto solo, e Mimmo, il nostro Gianfelice, che vola, ma forse non così in alto come avrebbe sperato; tutti loro formeranno gli “Avansers“, uniti per salvare il mondo da un’esplosiva minaccia.

Nel sesto episodio ci ritroviamo in compagnia di Nino Frassica, in una specie di Letterman Show misto ad un assurdo quiz che Gianfelice deve affrontare per non rischiare la vita. Gli vengono poste domande prive di senso con risposte altrettanto insensate, ma che lo portano a farsi domande su di sé e su come vive la sua vita reale.

Vincendo, ottiene la possibilità di scegliere il genere successivo

Scelta che affronta sperando che l’avvicini sempre di più al ritorno a casa, ma gli errori sono dietro l’angolo e spesso non ce ne rendiamo conto e li ripetiamo, come fa il nostro Gianfelice. Gli ultimi due episodi sono collegati, iniziamo con un genere noir anni quaranta ma con tecnologie moderne. La voce drammatica fuori campo racconta la storia e le impressioni dei protagonisti, bianco e nero, tanto dark e tanta nebbia. Ora Gianfelice è un investigatore alcolizzato, Eddie Giacchetta, ingaggiato da Luciana per ritrovare il marito giornalista scomparso: Gianfelice Spagnagatti. Dopo un’approfondita indagine, Giacchetta si rende conto di poter trasformare la realtà fittizia che lo circonda, riuscendo a far apparire oggetti con il pensiero, e persino di poter cambiare il genere della storia. Così si trasforma in Mister Cattivo, intenzionato a uccidere Gianfelice. Prima ci prova come uno Stavro Blofeld di 007, ma con un gatto di peluche e un richiamo al dottor Male di Austin Power, poi emulando un Enigmista poco enigmatico, infine come un Terminator a cui danno fastidio le scritte rosse che appaiono davanti ai suoi occhi.

Alla fine Gianfelice Spagnagatti dovrà fare i conti con le sue paure, i suoi limiti e affrontarli, imparando che quando si è sconfitti bisogna rialzarsi ed andare avanti, e che una vita vissuta nella paura non è degna di essere vissuta. Tutto questo, facendovi morire dal ridere. Intanto godetevi il trailer.

Lascia un commento!

avatar
  Iscriviti  
Notificami