Favola, opera prima di Sebastiano Mauri e versione cinematografica dell’omonima pièce teatrale scritta, diretta e interpretata da Filippo Timi, uscirà nelle sale, dopo aver debuttato alla 35° edizione del Torino Film Festival.

Nonostante Salvini, in questo periodo stanno uscendo in sala, oltre ai film, più probabili, sull’immigrazione e l’incontro di culture, anche film che hanno come tema l’identità sessuale. Pochi giorni fa abbiamo parlato di They della regista iraniana Anahita Ghazvinizadeh. Oggi torniamo sul tema con questo film diretto dal marito di Filippo Timi (si sono sposati a New York, nel 2016) e scritto dall’attore stesso.

Il film è molto fedele all’opera originale e, infatti, si tratta di uno di quei film dei quali si dice che sono “molto teatrali”. Secondo Timi: “Grazie a Mauri e al cinema, i personaggi si sono trasformati in persone. Questo passaggio ha creato più intimità rispetto al teatro. Nel film c’è tutto l’immaginario anni Cinquanta, anche per esasperare la differenza che c’era allora tra maschio e femmina“.

favola

Siamo negli Stati Uniti, anni ’50, come ha suggerito l’attore. Filippo Timi è Fairytale, una donna dall’identità sessuale non ben definita, sposata a un uomo violento, maniaco sessuale e maschilista. Vive in una casa da pubblicità televisiva e si veste di conseguenza. La sua amica Mrs. Emerald, interpretata da Lucia Mascino, partner di Timi anche in teatro, è sposata con un uomo che la tradisce, sia con donne che con uomini, nella fattispecie con tre fratelli gemelli, interpretati da Luca Santagostino. A forza di consolarsi a vicenda, alla fine, le due amiche s’innamorano. A completare il cast, un’icona teatrale come Piera Degli Esposti, nel ruolo della madre di Fairytale, impicciona e flippata con gli UFO.

Una storia surreale, con dialoghi strambi,

nella quale, per colmo di coerenza, il personaggio più realistico è Lady, il barboncino impagliato di Fairytale. A raccontarlo così sembrerebbe una sequela di esilaranti nonsense, però, avverte il regista, “trattiamo di argomenti che non piaceranno tutti“. Oltre alla critica all’immaginario maschilista che Timi, gentilmente, associa agli anni ’50, ma che, a parte che per un breve periodo, non è mai passato di moda, il messaggio più forte del film è che bisogna farsi accettare per quello che siamo.

Visto che le coppie arcobaleno, secondo il ministro della famiglia, semplicemente non esistono, la strada non sembra certo in discesa, ma ormai siamo abituati a tutto. Può darsi che, anche grazie a questo film, finalmente si supereranno tutti i pregiudizi ma, come diceva Eduardo De Filippo, “ha da passà ‘a nuttata”.

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