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Ritratto di un attore: Candy Candy

La signorina tutte lentiggini che incantò le generazioni

Candy Candy
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Il 2 marzo del 1980 veniva trasmesso, in Italia, un cartone animato che avrebbe tenuto incollate allo schermo almeno due generazioni di bambine, assieme alle loro mamme.

Parlo di Candy Candy, cartone animato giapponese prodotto da Toci Animation, adattamento animato dell’omonimo shojo manga (manga indirizzati principalmente a un pubblico femminile) disegnato da Yumiko Igarashi e tratto dal romanzo di Kyoko Mizuki (edito in italia da Kappalab Edizioni), che pochi giorni fa ha compiuto 40 anni dalla sua prima messa in onda in Italia.

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La serie che fu trasmessa dalle reti italiane dal 1980 al 1997, inizialmente con il titolo originale e poi successivamente con quello di Dolce Candy, ebbe un grandissimo successo, spianando la strada ad una serie di personaggi femminili che dopo di lei avrebbero conquistato lo schermo ed i cuori dei più piccoli: Kiss me LiciaSailor Moon e Lady Oscar, eroine della nostra infanzia, che sfidando convenzioni e pregiudizi hanno reso la nostra adolescenza spensierata e ricca.

In Giappone, è andata in onda dal 1976 al 1979, una di quelle serie arrivate in Italia grazie alla grande infornata di cartoni giapponesi fatta dalle prime televisioni private locali a inizio anni 80. Non era infatti inusuale, ai tempi della prima messa in onda, trovare il cartone su canali diversi, con tempi diversi: mentre su un canale la serie era all’inizio, su un altro era alle battute finali, rischiando così spoiler indesiderati; nel 1989 passò infine sulle Reti Fininvest.

Tutta la storia

La storia, ambientata a inizio ‘900 a pochi anni dalla Prima Guerra Mondiale, raccontava la struggente e difficile storia dell’orfanella Candy, bionda bimba un po’ ribelle dagli atteggiamenti da maschiaccio, e di Annie, entrambe abbandonate nell’orfanatrofio religioso di Miss Pony e Suor Maria, la Casa di Pony. Tra le due nasce una grandissima amicizia destinata a durare nel tempo. Dopo le prime avventure dell’infanzia all’orfanotrofio, Annie viene adottata da una famiglia benestante; questo provoca nella protagonista un senso di solitudine, colmato dal misterioso Principe della collina, un ragazzo biondo, che indossa un kilt scozzese e che consola le sue pene suonando la cornamusa. Poco dopo anche Candy viene adottata da una nobile e potente famiglia inglese, i Legan.

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Candy si troverà così in un ambiente del tutto nuovo per lei. I modi sofisticati e le convenzioni della sua nuova famiglia (ma soprattutto dei due viziati figli dei Legan, Iriza e Neal) mal si addicono al carattere spontaneo e vivace della ragazza che viene infine costretta a fare la cameriera e a dormire nelle stalle. Attraverso i Legan, Candy entra in contatto con la famiglia Andrew, della quale riconosce lo stemma, lo stesso della spilla caduta al principe della collina. Il capofamiglia, il misterioso zio William, è totalmente assente e in sua vece è l’arcigna e anziana zia Elroy a prendere le decisioni importanti.

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Candy fa amicizia con i nipoti della donna: Archie, un vero damerino, suo fratello Stear, un inventore pasticcione, e soprattutto il loro cugino Anthony, incredibilmente somigliante a quel principe della collina incontrato anni prima, biondo, dolce e raffinato:

“Sei più carina quando ridi che quando piangi”

è la sua frase cult.

Tra Candy e Anthony nasce un sentimento molto forte tanto che, quando i Legan decidono di mandare Candy in Messico, il ragazzo e i suoi cugini fanno di tutto per impedirlo, fino a convincere la propria famiglia ad adottarla e farne una Andrew. È in questo periodo che Candy conosce anche Albert, un giovane vagabondo che vive in un rifugio nella foresta circondato dagli animali. Le cose sembrano andare per il meglio, ma durante una battuta di caccia alla volpe, Anthony muore cadendo da cavallo. Questo spinge Candy a far ritorno all’orfanatrofio per ritrovare la serenità di un tempo.

Da qui decide di trasferirsi a Londra per  studiare in un esclusivo collegio religioso dove ritrova Archie e Stear, ma anche Iriza e Neal; si ricongiunge  alla sua vecchia amica Annie (che si innamorerà di Archie) e fa amicizia con Patty, una ragazza saggia e occhialuta, futura fidanzata di Stear.

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Nel collegio Candy si innamora di Terence Granchester, giovane anticonformista e spavaldo, appassionato di teatro ma capace di un amore profondo verso Candy. La storia d’amore tra i due giovani è tuttavia travagliata e sofferta, anche perché osteggiata da vari personaggi come Iriza.

Candy decide quindi di lasciare Londra, e tornare negli Stati Uniti, e di fronte al dramma della guerra incombente comprende che la sua missione nella vita è diventare una crocerossina perciò trasferisce a Chicago per lavorare in un grande ospedale.

                                     

Qui ritrova Albert che è stato ferito in un combattimento e ha perso la memoria, per questo decide di andare a vivere con lui e aiutarlo. Sembra che finalmente le cose abbiano preso una buona piega, e Candy riceve anche un invito dall’amato Terence per la prima di Romeo e Giulietta, in cui recita nella parte del protagonista. Emozionata Candy parte per New York, dove però l’attende una dolorosa notizia: Susanna Marlowe, una giovane collega di Terence perdutamente innamorata di lui, ha perso una gamba per salvarlo dalla caduta di un riflettore durante le prove per lo spettacolo.

Il senso di colpa di Terence lo porta a prendere la sofferta decisione di rimanere accanto a Susanna, spezzando l’illusione e la speranza di una vita insieme alla “signorina tutte lentiggini”  (soprannome affibbiatole da Terence ai tempi del collegio).

                             

Nel frattempo Stear parte come pilota volontario e muore tragicamente in un incidente.

I guai però non finiscono per la nostra eroina, perché il tanto odiato Neal, si innamora di lei e la perfida Iriza, furiosa, la fa cacciare da tutti gli ospedali della città grazie all’influenza economica della madre; ma Candy ancora una volta non si perde d’animo e decide di aiutare un vecchio dottore nella gestione di una piccola clinica di periferia. Una sera, però, la sua vita viene nuovamente sconvolta: Albert, che nel frattempo ha segretamente ritrovato la memoria, parte improvvisamente senza lasciare traccia.

Candy apprende intanto che la famiglia Legan sta organizzando il suo matrimonio con Neal per volere dello zio William. Furiosa, riesce a rintracciare lo zio William e, quando finalmente lo incontra, scopre con sommo stupore che questi in realtà è Albert, William Albert Andrew, il buon amico che l’ha sempre aiutata. I due chiariscono ogni cosa e il progetto forzato di matrimonio viene annullato.

Il finale

A questo punto, dopo mille sacrifici e altrettante vicissitudini, ci si aspetterebbe un bel finale per un cartone come questo, ma non è andata proprio così. Anzi, proprio rispetto al finale, c’è un bel po’ di confusione e mal contento. Iniziamo col dire che la conclusione del cartone animato è ben diversa da quella del manga e che la scena finale della versione italiana, grazie ad un utilizzo sapiente del doppiaggio, è stata modificata.candy candy

Nel fumetto, Candy si sposa con Albert ma non è certo quello che speravano i numerosi fan (almeno in Italia), la maggior parte dei quali propendeva sicuramente per una storia a lieto fine con Terence. Il lieto fine italiano, infatti, è assicurato solo dalla voce fuori campo che ci fa sognare un futuro felice tra Candy e Terence. La ragazza viene a sapere tramite i giornali che Terence ha lasciato Susanna, si apre quindi la possibilità di un ritorno di fiamma mentre Albert in questo caso rimane solo un buon amico.

Un finale che, per quanto edulcorato, rimane abbastanza aperto e non è comunque piaciuto perché i bambini sognavano di vedere piuttosto baci e abbracci tra i due innamorati e magari anche un bel matrimonio in grande stile. E invece niente di tutto questo!

Comunque tra i fan c’è anche chi non si è arreso e su Youtube si trovano tanti video in cui dei fotomontaggi ricreano il finale coi fiocchi che tanti speravano.

C’è addirittura chi ha sognato un bambino per la coppia.

La storia ha avuto negli anni ben quattro versioni diverse (l’ultima uscita nel 2010):

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il finale del manga, il finale aperto italiano, il finale non ufficiale in cui Candy rincontra Terence e i due si giurano amore eterno (ora non si trova più in rete) e l’ultimo libro di Kyoko Mizuki Candy Candy Final Story’s in cui la protagonista ha 30 anni vive ad Avon insieme ad un tal Anohito che non si sa bene chi sia (Terence, Albert  o chi altro).

In tutta questa confusione, solo una cosa sembra essere certa: dopo 115 episodi l’ultima replica del cartone venne trasmessa nel 1997 e da allora non è stato più possibile trasmettere il cartone animato perché uno screzio tra le due creatrici, finite anche in tribunale per i diritti della loro opera, ha portato al blocco totale della trasmissione degli episodi dell’anime.

La prima sigla del cartone era cantata dai Cavalieri del Re, e il brano vendette più di 500 mila copie, quando poi il cartone passò a Mediaset nel 1989Cristina D’Avena incise una nuova sigla dal titolo Dolce Candy.

Sempre in quel decennio sono stati proiettati anche due film: Candy e Candy e Terence e ora che Candy compie quarant’anni al personaggio è stato dedicato un libro Candy Candy – Amori e battaglie della prima grande eroina dell’animazione firmato da Lidia Bechis, pittrice appassionata di questo personaggio, che la ritiene una tappa fondamentale della sua formazione.

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Differenze tra anime e manga

Oltre al finale della storia, completamente stravolto, esistono altre differenze tra il fumetto ed il cartone animato che abbiamo imparato a conoscere e che nemmeno immaginiamo a cominciare dal simpatico animaletto che Candy porta spesso con se, il procione Klin che nella sigla dei Roking Horse veniva scambiato con un gatto, e che nel romanzo e nel manga non esiste proprio.

L’orsetto lavatore venne infatti inserito nell’anime per sdrammatizzare e rendere la storia più adatta a un pubblico più infantile cercando di controbilanciare i momenti più tristi e drammatici della narrazione.

Annie, l’amica del cuore di Candy, nel manga era bionda come lei ma nel cartone è stata disegnata mora per differenziarle mentre Patty, quando scopre che l’amato Stear è morto, tente il suicidio, scena che nel cartone non vedremo mai perché si trasferisce in Florida assieme alla nonna Martha.

Nel manga inoltre compaiono i genitori di Archie e Stear che nel cartone non compaiono mentre Candy e Terence si scambiano il primo bacio durante la festa di maggio e non in Scozia.

Il cartone era infatti ambientato in Scozia e per questo motivo, negli anni di maggior successo, nel Paese si registrò un aumento del turismo; è stato inoltre il primo cartone animato ad essere promosso con una grande campagna di merchandising: l’immagine della protagonista, infatti, finì su zaini, diari, quaderni, album di figurine e tanti altri gadget come sicuramente ricorderemo, e anche molte bambole con le sue sembianze iniziarono a circolare in quegli anni.

Curiosità

La storia di Candy è costellata di vari momenti drammatici, come la morte del suo primo grande amore Anthony e quella di Archie, ma in alcune Nazioni, come ad esempio la Francia, questo clima infausto non sempre è stato ben tollerato. La morte del principe della collina, soprannome dato da Candy ad Anthony, fu ritenuta infatti troppo forte per il giovane pubblico d’oltralpe, e la sorte del giovane e biondo rampollo della famiglia Andrew venne trasformata in una grave malattia invalidante.

Del manga esiste un’edizione italiana riadattata e censurata che venne pubblicata da Fabbri Editori in uscite settimanali. L’intraprendenza dell’editore milanese portò alla continuazione del manga ben oltre le 77 uscite dell’originale giapponese, arrivando alla pubblicazione di ben 326 numeri con un proseguimento della storia completamente inventato creato e disegnato in Italia.

Sempre egli anni Ottanta, sempre la Fabbri Editori pubblicò una serie di 5 libri dal titolo Il romanzo di Candy Candy: i primi due (Il mistero del principe e Arrivederci Terence) riprendevano la trama della serie tv, mentre gli ultimi tre (Gli anni di Parigi, Bentornata a Chicago e Un’avventura ad Hollywood) narravano avventure inedite, scritte dagli autori italiani.

In Giappone il successo di Candy Candy affonda le radici anche nel fascino che i giovani del Sol Levante hanno per le ragazze otenba (ovvero maschiacce), probabilmente per quel senso di libertà e anticonformismo che spesso in Giappone non è, (o forse era) visto di buon occhio  associato alle ragazze.

Forse a noi che all’epoca eravamo solo dei bambini, saranno inoltre sicuramente sfuggiti alcuni scivoloni presenti nella storia, che visti oggi con occhi più maturi, ci fanno un po’ sorridere.

La storia infatti, pur essendo ambientata nei primi anni del ‘900, prima della Prima Guerra Mondiale quindi, presenta imprecisioni e anacronismi. Albert, ad esempio, ha un look da hippie anni ’60, mentre a volte Candy indossa dei jeans, tipico indumento degli anni ’50.

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Al di là degli errori, le beghe personali, i finali presunti o sperati, Candy Candy è comunque e soprattutto una storia che parla d’amore, declinato in tutte le sue possibili forme.

Amore per la natura (ricordiamo la passione di Antony per le rose), per gli animali di cui Albert continuamente si circonda,  per gli amici,  per il prossimo.

Il suo destino si incrocia con quello di molti personaggi, e ognuno le lascia qualcosa, nel bene e nel male.

Anthony, il ragazzo morto per un incidente a cavallo, la perfida Iriza e suo fratello Neal che s’invaghisce di lei fino a costringerla, senza successo, a sposarlo,il finto vagabondo Albert, che poi si scoprirà essere suo zio, il suo grande amore Terence Granchester, e poi Patty, Annie, Tom amico d’infanzia di Candy e Annie, cresciuto assieme a loro alla Casa di Pony, Archie, Stear e tutte le crocerossine dell’ospedale che le sono sempre accanto.

Un cartone animato e un fumetto certo, ma anche un romanzo moderno, una storia adulta e complessa. Bisogna considerare infatti che, non solo la trama nasce negli anni ’70, ma soprattutto che il suo contenuto sembra pensato non solo per un pubblico di bambini, date le numerose tematiche che si sviluppano al suo interno.

Quella dell’abbandono, della sfida alle convenzioni sociali, ma anche quella del sacrificio, quando Candy decide di rinunciare al suo amore Terence per il bene di Susanne.

Più forti ancora sono i riferimenti all’idea del suicidio, al quale sta per apprestarsi sempre la giovane teatrante  per amore di Terence, quando viene bloccata da Candy  e addirittura alla morte del povero Anthony e di Stear.

Sta di fatto che Candy Candy, è la prima eroina giapponese d’animazione, tutta lentiggini e simpatia, amori e delusioni, antesignana della figura femminile moderna ma ingenua, con il cuore sempre in subbuglio, sfacciata e tenera, furiosa e amorevole, tenace e generosa.

Tanto dolore insomma nella sua vita, ma anche tante gioie e soddisfazioni e preziosi insegnamenti. Non mollare mai, anche quando la vita ci rema contro, non arrendersi. Sorridere sempre alla vita e pensare, come spesso le diceva Antony, che quando si ride si è più belli.

Se anche tu hai amato questa storia, lascia un commento. Qual’era il tuo personaggio preferito? Quale finale avresti voluto?

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