Un nuovo debutto alla regia per l’attrice Greta Scarano, presto nelle sale con il suo film La vita da grandi che vede protagonisti Matilda De Angelis e Yuri Tuci. Un soggetto che prende ispirazione dall’emozionante storia di Damiano e Margherita Terecon, due fratelli uniti da una circostanza della vita casuale, l’autismo di lui che non ha mai schiacciato la sua identità, ma anzi l‘ha plasmata e l’ha resa unica e insostituibile agli occhi di un mondo dove la diversità spesso è vista come un difetto. Un’esempio di vita, di amore e identità, sotto una chiave diversa, ironica e sfacciatamente vera e schietta.

La vita da grandi: ci insegna che non c’è una fine al diritto di sognare
Un progetto nato per caso, come racconta la regista Greta Scarano, e che ha visto la luce tramite la profonda connessione con l’attualità. Al centro non c’è l’autismo, ma c’è la storia di due fratelli diversi tra loro, Irene e Omar, così distanti ma allo stesso tempo vicini.
Ho intercettato la loro storia nel 2020, durante il covid, chiusi in casa. Vedo il loro provino per Italia’s Got Talent, mi colpiscono tantissimo. Scoprono che hanno scritto un libro che mi folgora, un libro che racconta le loro storie, da quando sono piccoli ai giorni nostri. È stato un viaggio all’interno di una famiglia in cui ci sono delle dinamiche relazionali che mi sono interessate tantissimo quindi io avevo da sempre il desiderio di fare la regista. L’ho nascosto in un cassetto pero da durante il liceo io volevo fare la regista. Poi per me fare l’attrice e la regista sembravano un pò due facce della stessa medaglia poi con il mio primo corto e sopratutto con il film ho scoperto che non lo sono affatto. Sono due mestieri tanto distanti l’uno dall’altro. Ho capito che questa era una storia che avrei voluto vedere da spettatrice. Mi sembrava una storia che potesse avere del potenziale per il cinema, perchè parla di autismo, ma va oltre, parla di sentimenti, di relazioni in maniera profonda con una chiave leggera, non superficiale ma ironica. -Greta Scarano

Irene vive la sua vita a Roma, quando sua madre le chiede di tornare per qualche giorno a Rimini, la città dove è nata e dalla quale è fuggita, per prendersi cura del fratello maggiore autistico, Omar.

Una volta insieme, Irene scopre che Omar ha le idee chiarissime sul suo futuro: non ha nessuna intenzione di vivere con lei quando i loro genitori non ci saranno più ed è pronto a tutto per realizzare i sogni della sua vita: vuole sposarsi, vuole fare tre figli perché 3 è il numero perfetto e vuole diventare un cantante rap famoso.
Entrare in questo personaggio, è stata una cosa dal mio punto di vista semplice, data la grande sensibilità che mi rappresenta. La produzione aveva bisogno di un’attore autistico, nel vero senso della parola e chissà perché non si riusciva a trovare. Poi cercando su internet, hanno trovato il trailer del mio spettacolo autobiogarfico “out is me” e han detto “fermi tutti ce lo abbiamo”. -Yuri Tuci (Omar)

Ma perché tutte queste cose accadano, Omar deve prima di tutto diventare autonomo. Con Irene inizia così un tenero e toccante corso intensivo per diventare “adulto”. Nella loro casa piena di ricordi, Irene e Omar affrontano insieme paure e speranze e scoprono che per crescere, a volte, bisogna essere in due.
La bellezza di questo rapporto è che è un rapporto che si evolve molto repentinamente. All’inizio troviamo due fratelli che non sono fratelli, perché non basta essere nati sotto lo stesso tetto e essere nati dalla stessa madre per esserlo. Bisogna conoscersi, bisogna avere intimità, bisogna sperare il meglio l’uno per l’altro, bisogno supportarsi. Questo è proprio un film della scoperta di un rapporto che loro non credevano di avere. Ed è bello perché il mio personaggio Irene, è ispirato alla figura di Margherita Tercon, ha un punto di vista molto inedito per la cinematografia, forse non si parla abbastanza di cosa significa essere siblings, quindi fratello o sorella di perone con disabilità. Quindi che cosa significa sentirsi invisibili. -Matilda De Angelis (Irene)

La vita da grandi: un ritratto ironico e consapevole dell’autismo
Greta Scarano porta sullo schermo un ritratto ironico, dove al centro c’è una chiave realistica, offerta dai due protagonisti Damiano e Margherita Tercon, fratelli che condividono un percorso emozionante ed esemplare. Attivi sui social, con contenuti divertenti e quotidiani della loro vita, vedono il loro debutto a Italia’s Got Talent. I due commuovono e sensibilizzano tutta Italia, grazie al loro skech ironico e fuori dalle righe, generando un messaggio forte e d’impatto sul tema dell’autismo, e i suoi falsi miti sociali e soprattutto la figura del siblings.
Abbiamo risposto alla produzione, perchè l’idea l’abbiamo trovata super interessante. È un film emozionante, aldilà della nostra storia, ci rendiamo conto di quanto sia importante. Comunque nella nostra quotidianità facciamo tanti video su internet, parliamo di autismo, di potenzialità proprio quello che emerge qui e di siblings. Questo film riesce a raccontare la storia di tante famiglie, che spesso non hanno voce e non hanno modi di essere rappresentate. -Margherita Tercon
Infatti il tema del disturbo dello spettro autistico, nel tempo, sia nel campo sociale che in quello della medicina ha cambiato significato nel tempo. Con una educazione maggiore al fenomeno, e una ricerca più approfondita. Attualmente è considerato come un insieme di sindromi ad esordi precoci, che presentano compromissione dell’interazione sociale, incluse comunicazione verbale e non verbale, ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi. Un tema che comunque sui social, e nel campo della cultura è affrontato ancora troppe volte in maniera superficiale e bigotta.

La regista di Una Vita Da Grandi, ha deciso di portare all’ordine del giorno, una storia ricca di spunti sociali e chiarimenti riguardo al tema. Lo fa però concentrandosi non solo sul punto cardine della sindrome del protagonista, ma su Omar, come persona. Un ragazzo che non ha mai smesso di sognare, e che nonostante le tante protezioni e attenzioni ricevute dalla famiglia, vorrebbe poter diventare adulto e autonomo, così in futuro da avere la famiglia che ha sempre voluto ma soprattutto realizzare il suo sogno più grande, diventare un rapper famoso.

Il film è un grido a non smettere mai di sognare anche quando se si è adulti e non si ha tempo per rimanere un pò con la testa fra le nuvole. Inoltre analizza il rapporto tra fratelli, come nel caso di Omar e Irene completamente opposti gli uni dagli altri, caratteri e visioni diversi della vita. Il riavvicinamento tra loro, gli permetta di apprendere qualcosa l’uno dall’altro, e sopratutto Irene riuscirà a capire sempre più il fantastico e ironico mondo dove vive Omar, senza giudizio ma anzi condividendoli, prendendo la vita con filosofia.

La vita da grandi, non vieta di continuare a sognare
Irene, la protagonista infatti comprende che poi non è cosi tanto sbagliato continuare a credere a sperare nei sogni come fa Omar. Per colpa della fretta di diventare grande, ha lasciato a Rimini nella sua vecchia cameretta un sogno riposto in un cassetto nascosto e ormai polverato, quello di diventare una comica e avere la possibilità di far ridere le persone tramite le sue barzellette.

Nel riavvicinamento tra i due però, c’è chi ritornerà bambino come nel caso di Irene, e chi diventerà adulto come Omar, che chiede esplicitamente alla sorella di insegnarli come si fa. Tra battute e sketch divertenti, il film diventa una lente d’ingrandimento sull’autismo, normalizzando comportamenti e abbattendo tutti i pregiudizi sociali innalzati dalla cattiva informazione.
La vita da grandi e la figura del siblings
Inoltre viene messa in luce l’altra faccia della medaglia, ovvero i fratelli e le sorelle della persona autistica, i cosiddetti siblings, che molto spesso all’interno del nucleo familiare tendono a vivere una situazione di inadattamento e di emarginazioni, legata alla situazione dell’altro fratello.

Come nel caso di Irene, che fin da bambina si è sentita di dover crescere prima del dovuto per non recare disturbo in casa, dove l’attenzione era riposta esclusivamente su Omar. Ma il fratello, da sempre dimostra una capacità fuori dal comune di rintracciare situazioni, come l’estremo accudimento e protezione dei genitori nei suoi confronti, nonostante cerchi in tutti i modi di dimostrare la sua autonomia.

Lo comprende, e comprende allo stesso tempo le fragilità e le paure dei suoi genitori, trovando poi una realtà più schietta e vera con il carattere della sorella, che senza troppi sdolcinatamenti, riesce a dirgli le cose in faccia e quanto la vita in realtà sia dura e difficile da affrontare, fuori dalle mura di casa.

La vita da grandi, un racconto delicato e vero sull’autismo, la fratellanza e la vita
Il film spazia su temi importanti, di cui si parla troppo poco. Lo fa con una delicata ma ironica rappresentazione dei fatti, aiutata anche dall’interpretazione leggera degli attori, ma allo stesso tempo introspettiva senza impietosire il pubblico. Lasciando spunti di riflessioni importanti, di cui il cinema e il sociale avevano bisogno. La regia si muove bene grazie ad una precisa e veloce coordinazione delle inquadrature. Uno stile classico senza troppi tecnicismi, che spicca sopratutto sul lato della fotografia.

Piacevole, ben sviluppato ed emozionante. Il film perfetto da vedere questo weekend!