Olivier Marchal mette in scena la storia vera della frode miliardaria a danno dello stato francese e dell’Europa sulle tasse per le emissioni di CO2.

Antoine Roca, interpretato da Benoit Magimel, è un imprenditore con l’azienda che sta fallendo. In più, ha un pessimo rapporto col suocero, interpretato da Gerard Depardieu, imprenditore a sua volta, ricco e che lo ritiene un fallito. Per salvare se stesso e l’azienda, deve venire meno alla sua onestà e ai suoi principi e organizza una truffa ai danni dello stato, vendendo illegalmente le sue quote di CO2 a un’altra impresa minore, eludendo la “carbon tax”, la tassa sulle risorse energetiche che emettono biossido di carbonio. Per realizzare il progetto si trova coinvolto con la malavita e, in breve, rovina la sua vita.

Marchal, che ricordiamo con piacere per il bellissimo 36 Quai des Orfèvres, sempre con Depardieu, ha modificato un po’ la storia vera:

Questa truffa finanziaria è stata sicuramente brillante (si parla di 1 miliardo e 800 milioni di euro sottratti in Francia e di quasi otto miliardi a livello europeo), ma i suoi effetti sono ricaduti sui contribuenti mediante le imposte, quindi era totalmente fuori questione che io potessi in qualche modo legittimare le azioni di gente simile. Queste persone, di fatto, non avevano alcun problema di soldi: hanno semplicemente agito per il piacere del gioco, per divertirsi e per accumulare ancora più denaro. Per me era più interessante incentrare la vicenda attorno ad un imprenditore sull’orlo del lastrico, che all’inizio vuole solo uscirne e mantenere i suoi 35 dipendenti, ma che col tempo si lascerà consumare da questa fortuna improvvisa, dalle sue nuove relazioni notturne, dal poker per poi, alla fine, sprofondare. Quindi sì, finisce male, ma non poteva essere altrimenti“.

Anche il protagonista simpatizza per Antoine:

Antoine è un uomo che suscita simpatia: si batte per valori che si scontrano con il sistema. Oggi, si ha l’impressione che, quando tutto va bene, si venga lasciati da parte e, quando tutto va male, si venga trattati come il peggiore dei paria. Antoine lo dice chiaramente nel film: si è sempre assunto le proprie responsabilità nella gestione di questa azienda di famiglia creata da suo nonno e ceduta da suo padre, ma, sommerso dai debiti, chiede solo un po’ di supporto e di comprensione, che però gli vengono rifiutati. A partire da questo momento, si rende conto che l’onestà non paga e, nonostante i valori sani e retti con cui è stato cresciuto, Antoine troverà soluzioni che vanno contro la propria morale“.

Quindi, partendo da una bieca truffa che ha provocato ingenti danni alla collettività, Marchal riesce a parlare di un problema ormai comune a molti.

Il sistema economico, già spietato, alimentato ulteriormente dai lati peggiori della globalizzazione, ha portato a questi risultati. Marchal fa il suo lavoro di artista e, col suo film, lo denuncia, come in molti stanno denunciando le tante storture del nostro mondo. Quanto li ascolteranno?

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