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I racconti dello Studio Ghibli: La ricompensa del gatto

Oggi conoscerai Hiroyuki Morita, volto nuovo dello Studio Ghibli, che con La ricompensa del gatto pone l'attenzione sulla salvaguardia degli animali con una storia molto bizzarra

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Hiroyuki Morita svilisce un po’ lo Studio Ghibli dalla sua impronta tradizionale per lasciare spazio ad un racconto senza troppe pretese riferito esclusivamente ad un target infantile o agli amanti dei felini.

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La ricompensa del gatto ci introduce a Hiroyuki Morita, un volto che prima d’ora non avevi visto nello Studio Ghibli. La storia è uno spin-off di I sospiri del mio cuore che presto ti farò scoprire!

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Con il volto nuovo che oggi ti presento, ti annuncio anche che La ricompensa del gatto non sembra un cartone targato Studio Ghibli, nonostante si tratti di uno spin-off de I sospiri del mio cuore, di cui abbiamo parlato poche settimane fa (Clicca qui per acquistare il dvd su Amazon).

Qual è il legame tra i due cartoni? Beh, Baron, il gatto protagonista della storia che viene raccontata dall’anziano signore, e il simpatico Muta. I lettori e i fan più acuti dello Studio Ghibli avranno già collegato tutti i puntini e capito di cosa sto parlando.

Haru è una giovane ragazza che fin da piccola ha una particolare propensione per gli animali. Un giorno salva un gatto che stava per essere investito da un camion, un gesto molto naturale se non fosse che il gatto in questione non solo aveva la capacità di parlare, ma era anche il principe dei gatti, futuro erede del re, suo padre.

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Il re dei gatti, profondamente grato ad Haru per aver salvato suo figlio, vuole ricompensarla facendola diventare principessa, dandola in sposa al giovane principe. Alle resistenze della ragazza, il re la trascina con prepotenza nel loro mondo dove Haru incontra Baron, gatto antropomorfo avente gli stessi tratti di quello ne I sospiri del mio cuore. Trasformata anch’ella in un gatto, la protagonista tenterà in ogni modo di riappropiarsi della sua forma umana.

La vicenda, tra varie peripezie, si conclude con un lieto fine sia per la nostra protagonista che per il principe, innamorato già in precedenza di una gattina a cui Haru aveva salvato la vita dalla fame quando era piccolina.

La ricompensa del gatto è una storia semplice, senza troppe pretese. Morita crea un racconto per i più piccoli, badando poco alla profondità psicologica che di norma si conferisce ai personaggi dello Studio Ghibli, ma esaltando la cura e la valorizzazione degli animali, espressa attraverso la dolcezza e la premura di Haru, la quale non rinuncia mai ad aiutare i suoi amici a quattro zampe.

Un altro elemento importante è l’aura onirica che avvolge il film: quando si conclude la vicenda nel regno dei gatti, Haru si risveglia su una sedia, quasi come se fosse successo nulla, e di fronte a lei si ritrova il gatto che l’aveva accompagnata durante tutto il tempo. Anche stavolta i temi di Alice nel paese delle meraviglie ritornano.

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Non ci sono particolari digressioni, la storia è lineare e segue una sceneggiatura semplice, tradotta anche questa in malo modo, al punto che in alcuni tratti diventa imbarazzante. Tuttavia è l’ideale per gli amanti degli animali o dei gatti in particolare.

Il film è stato ben accolto anche dalla critica ed è il film con un numero più alto di incassi in Giappone nel 2002, anno della prima uscita.

Nonostante il tono poco originale, La ricompensa del gatto ha avuto una storia molto particolare. E’ uscito dopo il 2000, ma la produzione iniziò nel 1999 e fu pensato come cortometraggio sui gatti, Miyazaki allora unì gli elementi che avevano riscosso successo ne I sospiri del mio cuore e ne trasse ispirazione per il nuovo lavoro.

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Per quanto riguarda la regia, Takahata e Miyazaki pensarono bene di affidarla a Hiroyuki Morita che aveva lavorato già a I miei vicini Yamada. In un secondo momento, visto il potenziale della storia, si decise di trasformarlo in un lungometraggio (Clicca qui per acquistare il dvd di I miei vicini Yamada).

Quello che troviamo in comune con l’eredità tematica lasciataci da Kondo con I sospiri del mio cuore è ben poco, la minuzia e l’autorevolezza nelle immagini che vediamo in Kondo non è riscontrabile in Morita che cura la scenografia edile con delle quasi fotografie di Tokyo, tralasciando i personaggi che sembrano approssimativi, oltre alla mancanza della poetica che ritroviamo in Kondo, ma in generale nello Studio Ghibli.

Ad ogni modo La ricompensa del gatto resta un cartone importante per delineare un percorso travagliato, magari non eccelsamente apprezzato, ma che ha portato lo stesso ad un successo notevole.

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