La colonna sonora di Trainspotting: un mix di Brit pop e techno anni ’90 con i grandi classici tossici

«Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando hai l’eroina?»

Trainspotting è un film che si apre con la voce fuori campo del protagonista che rifiuta la vita “normale” (fatta di lavoro, figli e beni materiali) e si chiude con lo stesso protagonista che accetta quella vita come la sua unica ancora di salvezza. Nel mezzo, le (dis)avventure di cinque ragazzi scozzesi profondamente tossicodipendenti. Un film adrenalinico, crudo ed allucinante sul mondo delle droghe pesanti che mostra con estrema schiettezza quanto si può scendere in basso se annebbiati dall’eroina. Diventato un vero e proprio cult, il film ha però diviso l’opinione pubblica perché in fin dei conti non approva ma neanche condanna l’uso di droghe. Effettivamente Danny Boyle (ricalcando le orme del libro di Irvine Welsh) ha semplicemente mostrato uno spaccato di questo mondo, avvalendosi tra l’altro di una colonna sonora tra le più iconiche e calzanti che io ricordi.

Una colonna sonora che è anche il simbolo del fermento musicale della Gran Bretagna di quegli anni: il brit pop di Blur, Pulp ed Elastica, i mantra allucinati dei Primal scream, c’è il rock psichedelico di Born slippy degli Underworld (sicuramente il brano più rappresentativo del film) e la musica da rave con le  percussioni selvagge di Goldie. Manca in effetti la punta dell’iceberg di quella Gran Bretagna che conquistava la scena musicale mondiale: gli Oasis. Sembra che Danny Boyle avesse contattato anche i Gallagher per la colonna sonora, ma Noel rifiutò pensando si trattasse di un film sui nerd o sul trainspotting (noioso passatempo che consiste nel guardare i treni che partono e che arrivano in stazione)…un clamoroso fraintendimento insomma.

Ma la grandezza della soundtrack di Trainspotting sta anche nel mix di vecchio e nuovo che viene fatto. Insieme alla nuova musica britannica, ci sono infatti mostri sacri come Iggy PopLou Reed, con brani tanto belli quanto perfettamente amalgamabili con il film e con i brani più recenti. Uno scaltro mix di vecchio e nuovo che per ben due volte conquistò le classifiche discografiche di mezzo mondo. Furono infatti messi in commercio due volumi, con il secondo che conteneva quattro brani tagliati dal primo CD , alcuni interessanti remix e tutte le canzoni che il regista avrebbe voluto inserire nel film o che comunque lo avevano ispirato (come, ad esempio, The passenger di Iggy Pop)

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