Un viaggio, suddiviso per decenni, tra colonne sonore talvolta dimenticate ed altre indimenticabili. Il nostro viaggio temporale prosegue attraverso gli anni ’60

Negli anni ’60 il cinema e le colonne sonore modificano scopi e tecniche, i film non sono più realizzati per intrattenere spensieratamente il pubblico, bensì rappresentano la maniera profondamente personale con cui i registi vedono la realtà, riuscendo contemporaneamente a spingere in avanti i limiti del mezzo cinematografico. Anche le musiche non sono più un semplice accompagnamento ma acquisiscono sempre più personalità, tanto che molti album o singoli brani hanno successo indipendentemente dal film pur essendo stati realizzati appositamente.
Negli Stati Uniti giunge il momento di sfidare le convenzioni ed Hollywood, anche perché le proteste crescenti contro la guerra in Vietnam non potevano essere ignorate dal cinema. In questo senso ricordiamo Dennis Hopper con Easy rider che rappresenta in maniera personale i movimenti giovanili del ’68.
All’inizio degli anni ’60 una serie di autori indipendenti diedero vita ad esperienze che rompevano con le regole stilistiche del cinema hollywoodiano utilizzando un montaggio spezzato, riprese mosse, narratività non lineare, temi proibiti ed accompagnamenti musicali assolutamente rivoluzionari. Questi film sperimentali non furono certo campioni d’incassi, ma esercitarono una notevole influenza sulla successiva New Hollywood che ne utilizzò gli stilemi, pur addolcendoli. Nel 1960 Jonas Mekas scrisse il Manifesto del New American Cinema Group
“Non vogliamo film mistificatori, ben fatti, persuasivi, ma grezzi e mal fatti, purché vitali”.
A questo tipo di cinema, che venne da alcuni definito underground (per la sua esistenza sotterranea che si sviluppa all’interno ad una sorta di contro-sistema), si avvicinarono anche artisti come Jack Kerouac e Andy Warhol.
Hollywood entrò nella peggiore crisi della sua storia: i giovani, che erano diventati alla fine degli anni ’50 i principali consumatori di film, rifiutavano un cinema che non affrontava i temi politici e sociali che stavano a cuore alla nuova generazione. I produttori andarono alla ricerca di nuovi modi per attrarre il pubblico. Gli studios crearono un sistema di valutazione che permetteva di far uscire film con riferimenti sessuali o violenti contrassegnandoli con lettere di diverso significato. Il successo di film come Il laureato convinsero definitivamente gli studios a finanziare film innovativi sul piano formale e contenutistico, diretti al pubblico giovane e contestatario.
Per quanto riguarda la musica, ad esempio, il musical diventa innovativo con West Side Story (regia di R. Wise, 1961) che fa da apripista con un’ambientazione contemporanea ed un finale drammatico.
colonne sonore
Proprio parlando di musica, in Italia divennero un vero e proprio genere i musicarelli, film di bassa qualità, in cui il cantante del momento si improvvisava attore interpretando storie banali scritte al solo scopo di diffondere e pubblicizzare l’album in uscita.
Per restare in Italia, tra gli anni ’60 e ’70 ebbero un enorme successo, anche internazionale, alcuni generi commerciali che traevano larga ispirazione dagli analoghi generi USA e di cui si accentuavano le caratteristiche in termini di violenza e riferimenti sessuali. Tanto è vero che molti degli autori di questi film adottavano pseudonimi angolofoni. I generi più di successo e che avevano anche colonne sonore di tutto rispetto furono il western (sottogenere a sé stante detto spaghetti western, in cui si distinse a livello mondiale Sergio Leone in coppia praticamente fissa con Ennio Morricone), gli horror (uno su tutti fu Dario Argento, delle cui colonne sonore abbiamo parlato ampiamente), il poliziesco (chiamato poliziottesco, accompagnato da musiche che sono poi diventate dei veri e propri cult). Infine non possiamo non ricordare la commedia all’italiana che nacque alla fine degli anni ’50 (I soliti ignoti di Monicelli, 1958, può essere considerato il capostipite) e che fu riconosciuta postuma anche all’estero. Questo genere, pur mantenendo l’obiettivo di far sorridere il pubblico, metteva spesso in discussione i valori dominanti nella società di allora e proponeva un approccio critico alla realtà. Lo sguardo era divertito, ma anche amaro, il lieto fine per nulla scontato.
Anche il cinema d’autore ci ha consegnato capolavori provenienti dal genio di maestri come Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini. Questo genere vede le colonne sonore di Nino Rota raggiungere vette di bellezza e genialità riconosciute ancora oggi a livello mondiale.
Ora una premessa: lo so che ti verranno in mente tantissime altre stupende colonne sonore, ma sono così tante quelle meritevoli che questo, più che un articolo, diventerebbe una tesi di laurea.

1Psyco – 1960

Chi non conosce la terrificante e stridente melodia degli Screaming violins, che accompagna la scena della doccia di Psyco? È ormai diventato un “motivetto” comunemente associato a situazioni inquietanti. Fu scritta dal celeberrimo compositore Bernard Hermann. Pare che Hitchcock non volesse altro che un mortale silenzio per questa scena, ma Hermann decise comunque di comporre qualcosa, che alla fine fortunatamente piacque molto al regista.

2Colazione da Tiffany – 1961

Parte del mood incantato e sofisticato di Colazione da Tiffany è dovuto anche alla colonna sonora delicata e indimenticabile, di cui si era occupato Henry Mancini. La soundtrack del film ha vinto l’Oscar come miglior colonna sonora e ha regalato ai posteri la stupenda Moon river (di Johnny Mercer), che Audrey Hepburn/Holly esegue sul tetto del suo appartamento, Oscar come miglior canzone.

3La Pantera rosa – 1963

“Parapparà-parà-parapparapparapparapparààà-rararararà”. Quando si dice un tema leggendario! La Pantera rosa è un altro esempio del genio di Henry Mancini. Il sax tenore che tutti conoscono, è suonato da Plas Johnson. Un motivo che ha il merito di far capire alla vecchia generazione di compositori, che non c’è bisogno di grandi orchestre e melodie complesse per creare un’atmosfera unica ed un tema di successo.

4Mary Poppins – 1964

Un musical disneyano come Mary Poppins non poteva non contare su una colonna sonora iconica. Composta da Richard M. Sherman, Robert B. Sherman e Irwin Kostal, comprende brani come Basta un poco di zucchero e la pillola va giù o Supercalifragilistichespiralidoso. Quel genere di brani che associ immediatamente al film e che, come tutto ciò che è marchiato Disney, fa tornare tutti bambini.
Per la soundtrack il film ha vinto un premio Oscar, un Golden Globe e un Grammy Award.

5Il buono, il brutto e il cattivo – 1966

Alla parola “triello”, chiunque oggi associa lo straordinario tema composto dal nostro Ennio Morricone, che contribuì a rendere Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone un classico della storia del cinema.

6Il libro della giungla – 1967

La parte strumentale fu scritta da George Burns, mentre sette dei brani originali sono opera dei fratelli Sherman ed uno, Lo stretto indispensabile, di Terry Gilkynson. Nella versione originale il Re Luigi era doppiato dal grande Louis Prima, che cantò I wan’na be like you, tradotta in Voglio esser come te.

7C’era una volta il West – 1968

Ancora il sodalizio Leone-Morricone ed ancora un capolavoro a 360 gradi. Considerata una delle più grandi composizioni del maestro Morricone, la colonna sonora di C’era una volta il West assume un fascino ancora più forte se si pensa che la compose prima dell’inizio delle riprese, su richiesta di Leone. A mio modesto parere una composizione che ha qualcosa di paradisiaco.

8Il laureato (The graduate) – 1968

Durante il montaggio del film, il regista Mike Nichols e Sam O’Steen si accorsero di aver usato in tutte le scene più importanti la splendida Sound of silence di Simon & Garfunkel. Non volendo rinunciare alla canzone, decisero di chiedere al duo di scrivere l’intera colonna sonora. Nacque così un album leggendario che splende tutt’oggi di luce propria.

92001: Odissea nello spazio – 1968

La colonna sonora di questo film, è composta da celebri brani di musica classica di autori classici e contemporanei.
La decisione di Kubrick di usare Il bel Danubio blu e l’inizio di Also sprach Zarathustra di Strauss, contribuì a rendere questo film un capolavoro a tutto tondo.

10Un uomo da marciapiede – 1969

John Schlesinger decise con sapienza di ingaggiare il compositore di 007, John Barry, e di usare anche alcune canzoni contemporanee per il suo Midnight cowboy, di cui si ricorda soprattutto Everybody’s talkin’, la cover realizzata da Harry Nilsson del brano scritto da Fred Neil. Un brano all’apparenza leggero ma di una profondità che lascia il segno

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