In onda su Netflix “Paradise P.D.” un cartone animato per adulti

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Dopo “Brickleberry” un’altra serie animata che vi lascerà a bocca aperta per la sua sfrontatezza

Da tempo immemore ho amato i cartoni animati. A partire dagli zuccherosi film Disney ai nuovi in computer grafica li ho amati tutti, anche quelli irriverenti alla “South Park” o meglio “Drawn Together” (se non lo conoscete vi consiglio vivamente di andarvi a cercare qualcosa su youtube ma aspettatevi davvero di tutto!). Negli ultimi anni c’è stata una crescita esponenziale nel produrre certi tipi di cartoni animati i quali sono diventati, con il passare del tempo, prodotti non solo più riservati unicamente ai bambini ma al contrario molti adulti come me ancora coltivano questa passione che si rispecchia anche in una perdita di quel senso di purezza che ammantava tutti i cartoni fino a qualche anno fa. Ora Netflix, dopo “Disincanto”, ci propone “Paradise P.D.” creato da Wako O’Guin e Roger Black, già autori di uno dei cartoni meno politicamente corretto degli ultimi anni, “Brickleberry” andato in onda su Comedy Central dal 2012 al 2015. Per chi non lo conoscesse, le tre stagioni di questo irriverente cartone raccontavano le gesta di un gruppo di stravaganti ranger del Parco Nazionale di Brickleberry capitanati dal burbero Woody Johnson, ed ex attore porno con il nome d’arte di Rex Erection, il piccolo orso parlante Malloy che di tenero animaletto ha soltanto l’aspetto, lo stereotipato afroamericano Denzel con il vizio dell’erba e l’attrazione sessuale per le donne anziane, la bella e animalista bionda Ethel, Connie la lesbica muscolosa e di brutto aspetto presa in giro da tutti e Steve lo sfigato e imbranato del gruppo. In questa serie veniva davvero preso alla leggera ogni tipo di argomento, dalle disabilità alla violenza sugli animali, da rapporti sessuali deviati a incesti fino ad arrivare alla nascita del figlio del demonio sulla terra proprio dal grembo di Connie, segretamente desiderata e oggetto di stalking niente meno che dall’allora presidente Obama, “Brickleberry” non ha risparmiato davvero niente e nessuno.

Ma ecco come Netflix presenta “Paradise P.D.”

“Sono poliziotti cattivi. Non cattivi nel senso che non vanno per il sottile. Non cattivi nel senso figo del termine. Cattivi nel senso che fanno cagare. Quelli di Paradise P.D. sono i peggiori.”

A capo del corpo di polizia troviamo il razzista e misogino Randall Crawford con alcuni problemi che deve gestire con cerotti al testosterone e, quando non ne ha a disposizione, perde improvvisamente i baffi e gli aumenta il seno ma non solo, deve anche affrontare l’odio che nutre verso il figlio diciottenne Kevin, nuova recluta del distretto tonto e imbranato e causa della perdita della  virilità del padre. Gerald Fiztgerald è il poliziotto afroamericano con un forte stress post traumatico, invece la bellissima agente Gina Jabowsky è ossessionata dalle persone obese ma soprattutto dal collega diabetico Dusty, su cui spesso sfoga i suoi impeti violenti dovuti ad un proiettile conficcato nel cervello e il cane dell’antidroga Bossolo, il quale non si fa problemi a rubare la droga sequestrata dalla polizia per organizzare orge che comprendono non solo cani ma anche gatti e umani.

Che dire, se avete Netflix fate attenzione che il vostro bambino non vi sorprenda mentre guardate i cartoni animati, sarà dura spiegargli perché lui o lei non possa vederli dato che, alla fine, c’è pur sempre quel che sembra un tenero animaletto sullo schermo…

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