Adam Henry non è una persona reale con quel nome, ma Il verdetto – The Children Act è ispirato molto da vicino a un vero caso giudiziario britannico. Ian McEwan costruì il ragazzo interpretato da Fionn Whitehead partendo dalla vicenda di un adolescente Testimone di Geova malato di leucemia che rifiutava una trasfusione di sangue.
E la somiglianza non si ferma al dilemma iniziale. Anche il giudice del caso reale andò personalmente in ospedale a incontrare il ragazzo e, anni dopo, il giovane rifiutò nuovamente una trasfusione e morì.
La realtà dietro Il verdetto, quindi, è persino più vicina alla storia di Adam Henry di quanto il film possa far pensare.
In breve: cosa c’è di vero ne Il verdetto?

| Nel film e nel romanzo | Nella realtà |
|---|---|
| Adam Henry | Nome e personaggio di fantasia |
| Ragazzo Testimone di Geova | Reale |
| Leucemia | Reale |
| Rifiuto della trasfusione | Reale |
| Genitori contrari alla trasfusione | Reale |
| Intervento del tribunale | Reale |
| Giudice che incontra il ragazzo in ospedale | Reale |
| Fiona Maye | Personaggio di fantasia |
| Rapporto personale tra Fiona e Adam | Elaborato dalla fiction |
| Successiva morte dopo un nuovo rifiuto delle trasfusioni | Ha un precedente reale molto vicino |
Adam Henry è esistito davvero?
Adam Henry non è il vero nome del ragazzo che ispirò la storia. È un personaggio creato da Ian McEwan per il romanzo The Children Act, pubblicato in Italia come La ballata di Adam Henry, e successivamente portato sullo schermo da Richard Eyre.
Il nucleo della vicenda, però, proviene da un procedimento giudiziario realmente avvenuto nel Regno Unito.
Il caso viene identificato nella letteratura giuridica come Re E (A Minor) (Wardship: Medical Treatment).
Il protagonista reale era un ragazzo Testimone di Geova di 15 anni e 10 mesi affetto da leucemia. Le cure avevano buone probabilità di portarlo alla remissione, ma avrebbero richiesto trasfusioni di sangue.
Il giovane e i suoi genitori si opposero per motivi religiosi.
Era quindi necessario stabilire se il tribunale potesse autorizzare il trattamento contro la volontà del ragazzo e della sua famiglia.
Il vero caso che ispirò Ian McEwan
A raccontare la vicenda a Ian McEwan fu Sir Alan Ward, giudice britannico e amico dello scrittore.
McEwan ha spiegato personalmente come nacque l’idea di The Children Act. Durante una cena rimase affascinato dalle sentenze raccontate dai giudici presenti. Anni dopo, Ward gli parlò del caso di un giovane Testimone di Geova che aveva dovuto affrontare.
Lo scrittore comprese immediatamente il potenziale umano e morale della vicenda.
Come raccontò Ian McEwan sul Guardian, l’ospedale aveva chiesto urgentemente al tribunale il permesso di sottoporre il ragazzo a trasfusioni indispensabili per curare la leucemia.
La domanda era difficilissima: fino a che punto un adolescente può decidere autonomamente di rifiutare una terapia che potrebbe salvargli la vita?
Il giudice andò davvero a trovare il ragazzo in ospedale

Una delle scene più importanti de Il verdetto non nasce semplicemente dall’immaginazione di McEwan.
Nel film, Fiona Maye decide di incontrare Adam personalmente prima di pronunciarsi sul suo caso.
Qualcosa di estremamente simile accadde realmente.
Sir Alan Ward sospese il procedimento, attraversò Londra e andò nell’ospedale dove era ricoverato il ragazzo. Rimase con lui per circa un’ora.
Parlarono anche di calcio, una delle grandi passioni del giovane.
Ward tornò poi in tribunale e autorizzò il trattamento, stabilendo che il benessere del ragazzo dovesse prevalere sul suo rifiuto e su quello dei genitori.
Le trasfusioni furono effettuate.
E il ragazzo sopravvisse.
Cosa accadde davvero dopo la trasfusione?
Qui emerge il particolare che rende il rapporto tra realtà e finzione ancora più interessante.
Dopo essersi ripreso, il giovane continuò a vedere Sir Alan Ward. Il giudice lo accompagnò persino a una partita di calcio, dove il ragazzo poté incontrare alcuni dei propri idoli.
Sembrava una storia conclusa positivamente.
Non fu così.
Alcuni anni dopo la leucemia tornò.
Nel frattempo il ragazzo aveva raggiunto i 18 anni e poteva decidere autonomamente quali trattamenti accettare.
Questa volta rifiutò la trasfusione di sangue.
Il tribunale non poteva più sostituirsi alla sua scelta come aveva fatto quando era minorenne.
Il giovane morì.
È un elemento fondamentale per capire quanto profondamente il caso reale abbia influenzato McEwan.
Quindi anche la morte di Adam è tratta dalla realtà?

Non possiamo dire che Adam Henry sia semplicemente la trasposizione cinematografica del ragazzo di Re E.
McEwan ha sempre chiarito di avere modificato personaggi, circostanze e numerosi dettagli.
Ma l’arco narrativo fondamentale presenta somiglianze impressionanti: un giovane Testimone di Geova malato di leucemia, il rifiuto delle trasfusioni, l’intervento del giudice, il trattamento imposto quando è minorenne e una successiva situazione nella quale, ormai abbastanza grande da decidere per sé, il ragazzo rifiuta nuovamente il sangue.
Il finale del romanzo e quello del caso reale non sono quindi una coincidenza generica.
McEwan prese una vicenda realmente accaduta e la trasformò in un racconto autonomo, concentrandosi soprattutto sulle conseguenze emotive dell’incontro tra il giudice e il giovane.
Fiona Maye è una giudice realmente esistita?

No. Fiona Maye è un personaggio di fantasia.
Emma Thompson interpreta una giudice dell’Alta Corte britannica specializzata in diritto di famiglia, ma non esiste una vera Fiona Maye dietro il film.
La figura raccoglie però elementi provenienti dal mondo giudiziario conosciuto da McEwan e soprattutto dalla vicenda raccontatagli da Alan Ward.
La stessa Thompson si documentò attentamente sul lavoro dei giudici della Family Division per preparare il ruolo.
Per approfondire la carriera dell’attrice puoi leggere anche il nostro ritratto dedicato a Emma Thompson, dove avevamo già ricordato proprio The Children Act tra i suoi ruoli drammatici più interessanti.
Cosa ha inventato invece Ian McEwan?
La differenza principale riguarda il rapporto tra Fiona e Adam.
Il romanzo utilizza il vero dilemma giudiziario come punto di partenza, ma costruisce intorno ai due protagonisti una relazione molto più complessa.
Adam sviluppa nei confronti di Fiona un legame emotivo intenso. Per lui la giudice non rappresenta soltanto la persona che gli ha salvato la vita, ma anche colei che ha messo in crisi le convinzioni sulle quali aveva costruito la propria identità.
La poesia, la musica, le lettere, il bisogno di mantenere un rapporto con Fiona e buona parte delle dinamiche personali appartengono alla costruzione narrativa di McEwan.
Anche Fiona viene sviluppata attraverso il matrimonio in crisi con Jack, interpretato da Stanley Tucci, e il contrasto tra la razionalità richiesta dal suo lavoro e le conseguenze emotive delle sue decisioni.
Il film non vuole quindi ricostruire un processo come farebbe un documentario.
Parte da un vero caso per chiedere qualcosa di molto più difficile: salvare una persona significa necessariamente averle salvato anche la vita che desiderava vivere?
Chi interpreta Adam Henry ne Il verdetto?
Adam è interpretato da Fionn Whitehead, attore britannico diventato noto soprattutto grazie a Dunkirk di Christopher Nolan.
Poco dopo avrebbe interpretato anche Stefan Butler nel film interattivo Black Mirror: Bandersnatch, del quale avevamo parlato nel nostro approfondimento su Bandersnatch.
In Il verdetto, Whitehead deve sostenere gran parte del peso emotivo della storia accanto a Emma Thompson, trasformando Adam da semplice protagonista di un dilemma giuridico in un ragazzo che scopre improvvisamente un mondo diverso da quello nel quale è cresciuto.
Il verdetto è quindi una storia vera?
La risposta più corretta è: Il verdetto non racconta letteralmente una storia vera, ma nasce da un caso reale molto preciso.
Adam Henry e Fiona Maye sono personaggi di fantasia, così come è romanzata la loro relazione. Sono però reali il giovane Testimone di Geova affetto da leucemia, il rifiuto delle trasfusioni, l’intervento del tribunale e persino la visita del giudice in ospedale.
Soprattutto, è reale anche il tragico seguito della vicenda che ispirò McEwan: dopo essere stato salvato grazie alle trasfusioni autorizzate dal tribunale quando era minorenne, il ragazzo raggiunse l’età adulta, rifiutò nuovamente il trattamento quando la malattia tornò e morì.
È proprio questo confine sottile tra realtà e invenzione a rendere Il verdetto molto più di un semplice legal drama.