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Dopo il libro, il film. Pupi Avati porta sullo schermo il suo romanzo dello scorso anno. Molto era lecito attendersi dal regista de La Casa delle finestre che ridono, vediamo come è andata

il signor diavolo
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Dopo il libro, il film. Pupi Avati porta sullo schermo il suo romanzo dello scorso anno. Molto era lecito attendersi dal regista de La Casa delle finestre che ridono, vediamo come è andata

Per una trama più approfondita della storia, rimandiamo alla nostra recensione del libro e ci accontentiamo di riassumere il riassunto, giusto per dire di cosa parla il film. Furio Momenté è un piccolo impiegato democristiano del Ministero di Grazia e Giustizia. Siamo nel 1952, le elezioni politiche sono prossime ma, nei pressi di Venezia, un omicidio nel quale sono coinvolti, a vari titoli, preti, suore e sacrestani, rischia di compromettere l’esito del voto nel cattolicissimo e democristianissimo Veneto. Perciò Momenté viene spedito a Venezia per cercare di calmare le acque. I fatti sono questi: un ragazzino, Carlo, ha ucciso Emilio, perché secondo lui, aveva provocato la morte del suo amico Paolino. Mentre Paolino stava prendendo l’ostia consacrata, Emilio lo ha fatto inciampare, l’ostia è caduta e Paolino l’ha, involontariamente, pestata. Ormai maledetto dal sacrilegio, sul letto di morte Paolino mormorato a Carlo che sarebbe voluto tornare. Per far tornare l’amico, Carlo si impelaga in riti oscuri e sacrileghi, suggeritegli proprio da Emilio. Infine, sentendosi minacciato da Emilio, lo uccide con un sasso scagliato da una di fionda, che gli penetra in un occhio e gli lacera il cervello. E non sveliamo di più.

Ormai lo so, ma ci casco sempre: mai aspettarsi troppo da un film, perché si rimane immancabilmente delusi. Detto così sembra che si tratti di un film pessimo; non è così. Il signor Diavolo ha tanti pregi, ma anche i suoi difetti. Il difetto principale è che, chi non ha letto il libro, capisce ben poco. Ci sono scene che appaiono abbastanza incongrue; per esempio, per mostrare la psicologia del personaggio si mette in scena un amore platonico del protagonista con l’infermiera del padre (per fortuna nulla di questo c’è nel romanzo) senza che questo abbia la minima relazione col resto del film anzi, lo spezza inutilmente. Sarebbe stato lungo creare tutti i preamboli per capire il protagonista, che nel romanzo è un classico inetto, assunto solo perché andava a messa tutte le mattine nella stessa chiesa del sottosegretario del Ministero, che si è sposato, si è rovinato con una speculazione sbagliata e ha spinto la moglie a prostituirsi, e via dicendo, ma neanche inserire quell’inutile parentesi con l’infermiera: racconta la storia e chi se ne frega della psicologia di Momenté. Ci sono scene del tutto gratuite, tipo la culla insanguinata che si vede una sola volta, totalmente slegata dal resto del film. Poi il film dura meno di un’ora e mezzo; ci sarebbe voluto molto più tempo per creare l’atmosfera cupa che permea il romanzo. Infine i bambini (magari fossero solo loro!) recitano male, ma questa è la regola di ogni film.

il signor diavolo pupi avatiPer contro la regia è grandiosa. Ci sono scene veramente efficaci, come quando il sagrestano apre la cripta del diavolo e si vede il buon Gianni Cavina che batte col mazzuolo al rallentatore contro i paletti che chiudono la botola. Cavina e Capolicchio, fra l’altro, sono due superstiti del cast de La Casa delle finestre che ridono, nei ruoli, rispettivamente, del sagrestano e del prete. Fra gli interpreti, grande anche Chiara Caselli, nel film Clara Vestri Musy, mamma della vittima, che mette in scena un personaggio veramente d’effetto che rimane impresso. Comunque, anche con tutti i suoi difetti, Il signor Diavolo fa paura.

Vorrei fare un paragone. Casualmente ho visto, un giorno dopo l’altro, due film horror. Prima l’attesissimo It – capitolo 2, poi l’horror nostrano di Pupi Avati. Impossibile, quindi, non fare confronti. It mi è piaciuto, ma non mi ha fatto paura. È chiaro che quando la colonna sonora spara un boato di note all’improvviso e schizza fuori un mostro schifoso fai uno scossone sulla poltroncina, ma tutto finisce lì. È come quando un amico idiota ti fa “Bu!” all’improvviso, sobbalzi, poi vedi che è lui e lo mandi a quel paese. I mostri poi, inverosimili e bavosi, fanno solo schifo. Direi che l’eccesso di effetti speciali riesce a trasformare il film in una specie di videogioco dove, per passare il livello, devi affrontare avversari X, che fanno Y e si deve contrattaccare con Z. La paura vera è quando dubiti della realtà. La paura spesso la fanno venire film nei quali non si vede nemmeno lo straccio di un fantasma, ma ogni cosa ti fa presagire che ci sia, per esempio Rosemary’s baby o The others o La casa dalle finestre che ridono o lo stesso Signor Diavolo. In una scena Momenté scende dalla sagrestia, dove dorme, perché sente il pianto di un bambino che arriva dalla cripta della chiesa. In un film nordamericano sarebbe saltato fuori un mostro dalle molte zampe e dai molti tentacoli che assalta lo sventurato impiegato. Invece arriva il tizio che lo aveva fatto dormire in canonica a portargli una frugale cena, ma arriva proprio al momento giusto per far desistere Momenté dalla sua ricerca e allo spettatore nasce il dubbio che tutto sia preordinato e che Momenté sia destinato a diventare la prossima vittima del Signor Diavolo; ma quando? In una parola nel Signor Diavolo, difetti o no, regna la suspense, in It la suspense è un’illustre assente.

In conclusione, un film che si apprezza più per la regia e l’atmosfera che per la coerenza della storia. Decisamente sufficiente, ma da Pupi Avanti mi aspettavo di più. Tre stelle.

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