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il pranzo di babette

Il pranzo di Babette, cosa bolle in pentola?

Miglior film straniero agli Oscar del 1988, Il pranzo di Babette è tratto da uno scritto di Karen Blixen e portato al cinema da Gabriel Axel

In una piccolo paesino sulle coste occidentali dello Jutland danese verso la metà dell’Ottocento sbarca la francese Babette, dopo aver perso tutti i suoi familiari durante le repressioni della Comune di Parigi. Grazie al provvidenziale aiuto di un amico viene presa in casa da due signore anziane nubili: Martina e Philippa, le due si sono negate una loro vita indipendente prima a causa della rigidità di un padre decano della comunità, e successivamente continuando a vivere nel suo ricordo. Sono passati diversi anni dal giorno in cui hanno deciso di accogliere da loro la giovane Babette, la ragazza ha  imparato la lingua danese e si è anche rivelata un’ottima governante per le due sorelle. Inaspettatamente Babette vince 10.000 franchi a una lotteria, e decide di offrire agli abitanti del villaggio, abituati a pasti decisamente modesti e spartani, l’occasione di partecipare a un vero e lussuosissimo banchetto francese: il tutto per poter dimostrare la riconoscenza che lei prova per tutta la comunità che l’ha accolta in tutti questi anni. Il pranzo di Babette è ormai diventato a far parte dei classici del cinema e nella memoria collettiva di tutta una generazione di cinefili.

Con l’arrivo del Natale abbiamo pensato di proporvi un articolo dove abbiniamo un film a una ricetta e non potevamo scegliere una pellicola più azzeccata di questa. Anche se tutto il racconto è incentrato sul cibo, non si avvicina al quel gruppo di pellicole dove le pietanze servono solo per abbuffarsi senza grossi pensieri. Non lasciatevi ingannare dalla composizione severa e la fotografia estremamente rigorosa, Il Pranzo di Babette riesce a sprigionare gioia e ad essere in alcune occasioni anche divertente.

Ecco a voi qui per ora il menù completo che è stato servito da Babette per i commensali e come bonus natalizio la ricetta dello strepitoso dolce.

Menù

Brodo di tartaruga
Blinis Dermidoff (grano saraceno con caviale e panna acida)
Quaglie in crosta con salsa Périgourdine (foie gras e salsa al tartufo)
Insalata mista
Formaggi francesi
Savarin al rum
Frutta mista
Caffè
Friandises (piccola pasticceria): pinolate, frollini, amaretti
Vini
Amontillado
Clos de Vougeot 1845
Champagne Veuve Clicquot 1860

Savarin Lucullus

Ingredienti: 

Farina 250 grammi

10 grammi di lievito

latte 5 centilitri

15 cl di acqua e 80 grammi di zucchero

100 grammi di marmellata di frutta

burro 185 grammi

sale 7.5 grammi

per lo sciroppo:

scorza di un limone e scorza di un’arancia

un litro d’acqua

50 grammi di rum

per il soufflé:

tre albumi

4 uova

zucchero 15 grammi

500 grammi di zucchero semolato

per i Kumquat canditi:

150 grammi di kumquat

125 grammi di zucchero

Puoi iniziare preparando per prima la pasta del Savarin. Devi riscaldare il latte e unirlo successivamente al lievito.  Subito dopo dovrai versare  anche la farina, avendo cura di setacciarla prima. A questo punto puoi anche aggiungere le uova e lavorare l’impasto che hai ottenuto per qualche minuto. Cosa manca ora? Ah si, il burro! Va messo sciolto quindi ti consigliamo di scaldarlo in un pentolino. Adesso devi solo aspettare che il tutto lieviti  e ricordarti che successivamente va aggiunto un pò di sale e di zucchero. Per cuocerlo basta metterlo in forno preriscaldato  (180 gradi – 15 minuti). Per lo sciroppo ti basta unire zucchero, scorze di agrumi, acqua, e del rum.
I Kumquat canditi si preparano cuocendo lentamente i kumquat con 80 gr di zucchero in 15 cl di acqua.
Per il Soufflé basta montare degli albumi a neve, nel mentre cuoci lo zucchero a 140°C , e aggiungi la purea di frutta. Fai arrivare la temperatura del forno a 120°C e versaci sopra gli albumi. Il Savarin va cosparso di sciroppo e quando è sufficientemente imbevuto, va infilato su nel forno per 10 minuti a 170 ° C. I kumquat canditi  che hai preparato prima servono per la decorazione del Savarin, quando lo servi puoi mettere vicino anche un pò di panna montata (meglio se con zucchero e vaniglia). Anche lo sciroppo al rum può essere portato a tavola così da poter essere aggiunto ancora sopra al dolce.

Ne Il pranzo di Babette il cibo non serve solo per riempirsi la pancia ma è un mezzo con il quale si ritrova l’armonia e la felicità perdute da moltissimo tempo. Le pietanze diventano l’arma con cui Babette fa riunire i commensali e gli fa finalmente vedere la fortuna che essi hanno nell’aversi gli uni con gli altri. Un potere che il mangiar bene ha intrinseco dentro di sé se visto al di fuori del suo scopo strettamente funzionale.

Se ti sei perso questo gioiello di cinematografica europea ti consigliamo di vederla, magari approfittando dei giorni di festa che avrai nelle prossime settimane.

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Ti abbiamo proposto un dolce servito da Babette per il suo pranzo, anche te hai un piatto legato a un ricordo del tuo passato?
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