il lago delle oche selvatiche cannes

Il lago delle oche selvatiche: la Cina a Cannes

Il cinema cinese comincia finalmente a farsi conoscere. E arriva anche a Cannes

Si è ormai concluso il festival di Cannes, ma, nonostante questo, è un po’ impossibile smettere di parlarne. Oggi ti segnalo un film in particolare, che è stato notato positivamente dalla critica, ma che probabilmente passerà in sordina qui in Italia. Parlo di Il Lago delle oche selvatiche di Diao Yinan, in concorso a Cannes, assieme ad altri quattro film cinesi. Sulla vitalità del cinema cinese abbiamo già parlato ampiamente, per esempio con Big Fish & Begonia o con Monkey King: Hero is Back, entrambi film di enorme successo, da loro come da noi. Quel che avevamo concluso era che il cinema cinese stesse finalmente ottenendo quel riconoscimento che merita da tempo. A conferma delle nostre previsioni, la Cina è arrivata a Cannes con ben cinque film: Lago delle oche selvatiche, in concorso; L’estate di Changsha e Nina Wu, nella sezione Un certain regard; La casa nelle montagne di Fuchun, nella Semaine de la Critique, e To live To Sing, nella Quinzaine des Réalisateurs.

Il film in concorso arriva a Cannes dopo aver superato la severa censura cinese; l’argomento non è certo di quelli che piacciono ai censori cinesi. Il governo cinese ha sempre tenuto a dare l’immagine di un paese ordinato e pulito; la prostituzione è proibita; beh, anche da noi sarebbe proibita, ma in Cina di più, e invece il film di Zhang insiste proprio su malavita e prostituzione.

Si comincia coi clan di ladri di motociclette che si spartiscono la città. Nel 1948 Vittorio De Sica aveva girato Ladri di biciclette; è ovvio che, dopo più di settant’anni, ora i film si facciano sui ladri di motociclette. Una delle famiglie criminali emergenti non vuole stare ai giochi, inizia una guerra fra bande, interviene la polizia, un piccolo boss, appena uscito di galera, spara e uccide un agente. Gli viene messa una taglia addosso, come nel Far West, e lui è costretto a fuggire al nord, in una sorta di Robber City in pieno stile Tex Willer, dove la polizia non si azzarda ad andare e fioriscono loschi traffici di ogni genere, inclusa la illegalissima prostituzione. E è proprio una prostituta a poteggere il fuggiasco, ricercato dalla polizia, dalle bande rivali e dai bounty killer.

Il film è piaciuto molto un po’ a tutti, inclusi i conduttori di Hollywood Party, lo storico programma di Radio3 che si occupa di cinema, e tutti hanno lodato la scena del flash mob con performer dalle suole fosforescenti, che ballano sulla musica di Boney M.

Chi è il regista?

Diao Yinan ha cinquant’anni e solo quattro film al suo attivo, ma ha già vinto un Orso d’Oro a Berlino nel 2014 con Fuochi d’artificio in pieno giorno, sempre ambientato nel nord della Cina, e molti lo davano per favorito a Cannes. Dunque, è un regista da tenere d’occhio. Alla fine, non ha vinto la Palma d’Oro, ma noi speriamo che venga comunque distribuito anche in Italia, come lo fu Fuochi d’artificio in pieno giorno. Lo aspettiamo con una certa impazienza.

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