Colori vivaci e canzoni gioiose caratterizzano Il Mago di Oz, capolavoro di Victor Fleming del 1939. Peccato che non sia proprio stato tutto rose e fiori…

Se pensi che incidenti e sciagure possano capitare solo in film horror infestati dal demonio e inquietanti ragazzine, direi che ti sbagli di grosso. Anche se proprio una ragazzina (almeno per quanto riguarda l’età del personaggio) è la protagonista di Il Mago di Oz, il capolavoro di Victor Fleming (Via Col Vento), che assieme ai suoi strampalati amici, tenta disperatamente di raggiungere la Città di Smeraldo per incontrare il Grande e Potente Oz per chiedergli di tornare a casa e di omaggiare i suoi compagni di viaggio di ciò che loro desiderano di più… e diciamo che “disperatamente” non è una parola messa li a caso, dato che Judy Garland e compagnia bella hanno davvero sofferto le pene dell’inferno nel girare questa pellicola entrata nella storia del cinema e dei musical.

mago di oz
I protagonisti de ‘Il Mago di Oz’

A partire dalla sceneggiatura. Se infatti Noel Langley, Florence Ryderson e Edgar Allen Woolf sono i tre scrittori ufficialmente accreditati, allo script hanno lavorato in realtà almeno una dozzina di persone, che tra un impiccio e l’altro, si sono ritrovati spesso a dover riscrivere delle scene, mandando a volte in confusione il già disagiato cast.

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Victor Fleming, unico regista accreditato del film

Anche al posto di regia si sono susseguite diverse personalità. All’inizio il film doveva essere diretto da Richard Thorpe (Il Ritorno di LassieIvanhoe) che in effetti completò buona parte delle riprese, che vennero però poi scartate da Mervin LeRoy (Quo Vadis?) che le ritenne prive di “spirito infantile” e decise di chiamare il regista teatrale George Cuckor. Quest’ultimo a sua volta operò solo alcune modifiche e se ne andò dopo pochi giorni per girare Via Col Vento… che però completò proprio Victor Fleming subito prima di concludere le riprese de Il Mago di Oz. Le riprese mancanti, quelle del prologo e dell’epilogo, vennero infine completate da King Vidor. Bel casino, vero?

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Buddy Ebsen, l’attore originariamente scritturato per il ruolo dell’Uomo di Latta

E come se non fosse abbastanza confusionario così, gli attori hanno dovuto resistere a delle vere e proprie prove di forza durante tutto l’arco delle riprese. Quelli che sono rimasti perlomeno… Già dopo qualche giorno dall’inizio delle riprese infatti, la prima “vittima” degli incidenti sul set fu Buddy Ebsen, l’originale Uomo Di Latta, che dovette abbandonare le riprese a causa di una violenta reazione allergica causata dalla polvere di alluminio utilizzata per il trucco che lo debilitò per diverse settimane. Arrivò Jack Haley a sostituirlo e il trucco fu riprogettato. Sul volto dell’attore, infatti, venne utilizzata una particolare pasta traslucida, anch’essa avente tra gli ingredienti la polvere d’alluminio, anche se in misura nettamente inferiore. Ovviamente la produzione si guardò bene dal dire a Haley per quale motivo fu necessario sostituire Ebsen.

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Judy Garland, all’epoca 16enne, dovette indossare uno stretto corpetto per tutto il tempo delle riprese. Dorothy, infatti, sarebbe dovuta essere una bambina e i lineamenti di un’adolescente poco si adattavano al ruolo, per cui si decise di nasconderli e il corpetto, unito al vestiario di una bambina aiutarono a far perdere i tratti più sensuali dell’attrice.

Nemmeno Ray Bolger, se la passò molto bene. Il ruolo dello Spaventapasseri, infatti, prevedeva un costume di paglia rigida, unito ad una maschera di gomma. Il problema principale era che nei set coperti della MGM, le luci di scena facevano salire molto velocemente la temperatura, fino a sfiorare i 40 gradi. La stretta maschera dello Spaventapasseri diventava davvero soffocante e pare che gli lasciò dei segni che rimasero sul suo volto per diverse settimane, dopo il termine delle riprese, prima di scomparire del tutto.

E se per lo Spaventapasseri non fu facile, figurati per il povero Bert Lahr, Il Leone Codardo, costretto ad indossare un costume di oltre 35 chili, oltre alla consueta maschera. Il cast lavorava dalle 4 del mattino fino alle 20 di sera e sembra che Lahr sudasse talmente tanto da costringere la produzione ad assumere delle persone impiegate al solo scopo di far asciugare il vestito di scena per essere pronto per il giorno dopo. Tra l’altro, proprio gli attori scelti per impersonare lo Spaventapasseri e il Leone Codardo, assieme a Margaret Hamilton, dovettero seguire una dieta di soli liquidi, per evitare di rovinare il trucco. La Hamilton, in particolar modo, che interpretava la Malvagia Strega dell’Ovest, dovette stare molto attenta a causa della tossicità del trucco di cui era rivestita la sua pelle. La sostanza, infatti, era costituita per buona percentuale di ossido di rame.

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E proprio Margaret Hamilton è stata una delle vittime degli incidenti più gravi, assieme a Buddy Ebsen. Nella scena in cui, dopo aver scoperto che la sorella, la Strega dell’Est, è stata uccisa, scompare dal set in un tripudio di fumo e fiamme, a causa di un malfunzionamento dell’effetto speciale, la povera Margaret fu costretta a lasciare urgentemente il set a causa di ustioni di secondo e terzo grado provocate da frammenti incandescenti che le colpirono il viso e le mani. Il tutto fu aggravato proprio dalla tossicità del trucco, che non poteva essere tolto immediatamente per evitare danni irreparabili alla pelle. Più tardi, invece, toccò ai Mastichini, i nanetti del film, che si ferirono in maniera piuttosto seria quando un cavo che li sosteneva a mezz’aria si ruppe facendoli rovinare a terra da diversi metri d’altezza.

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Proprio sui nanetti poi è nata una leggenda metropolitana in cui si diceva che uno degli attori, licenziato in tronco e senza paga, abbia deciso di suicidarsi, impiccandosi utilizzando una delle scenografie del set. Diversi video mostrano, nella scena in cui Dorothy, lo Spaventapasseri e Il Leone Codardo si dirigono a tempo di musica sul sentiero di mattoni gialli, verso la Città di Smeraldo, una figura inquietante che sembra penzolare tra gli alberi sullo sfondo. Nella versione rimasterizzata però, si nota che quello sullo sfondo non è altro che un grande uccello intento a sgranchirsi le ali, anche se devo ammettere che, confrontando le due immagini, non si nota esattamente la stessa cosa.

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Una figura inquietante si staglia sullo sfondo in questo fotogramma

Infine, anche il povero Toto, che in realtà era una cagnolina di nome Terry, subì un piccolo infortunio. Si fece molto male ad una zampetta durante le riprese quando per errore un membro della troupe la calpestò.

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