Hotel Gagarin, il luogo magico dove tutto può succedere

In imminente uscita nelle sale cinematografiche Hotel Gagarin, opera prima di Simone Spada, finalmente dietro la macchina da presa in prima persona, dopo 20 anni di attività come aiuto regista

Simone Spada ha poco più di quarant’anni e si cimenta per la prima volta con un film tutto suo, ma non è certo un pivello perché ha al suo attivo oltre 40 film come aiuto regista, alcuni dei quali di buona levatura artistica come Non essere cattivo e Lo chiamavano Jeeg Robot, ma anche in film di puro divertimento come Cado dalle nubi e Che bella giornata di Checco Zalone. L’esperienza, dunque, non gli manca di certo.

Il suo primo film è un film alla Salvatores vent’anni dopo

A cinque ragazzi italiani dal futuro precario viene proposto di girare un film in Armenia. Loro ci si buttano a pesce, un po’ perché non hanno alternative, un po’ per la voglia di riprendere in mano le loro vite e cominciare da capo. Una volta arrivati, il produttore scappa con i soldi e loro si trovano bloccati nella repubblica ex-sovietica e, per colmo di sfortuna, all’improvviso scoppia anche una guerra. Tutte le loro avventure avvengono attorno all’Hotel Gagarin, dove alloggiano, che diventa una sorta di luogo magico che, alla fine, riuscirà anche a renderli felici.

Il cast del film è composto da bravi e noti attori: Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico, Caterina Shulha e Philippe Leroy, ovvero il mitico Yanez del Sandokan di Sergio Solima, miniserie televisiva cult degli anni ’70.

Così Spada parla del suo film

Si parla di esseri umani, di fallimenti e nuovi inizi. Da ormai 15 anni siamo circondati dalla crisi economica e sociale, volevo raccontare una storia di rinascita, anche personale. I miei personaggi non sono solo precari nella vita di tutti i giorni, ma anche dell’anima. Mi piaceva ribaltarne i destini con qualcosa di insolito. Oggi, secondo me, in Italia c’è bisogno di più speranza e voglia di rinascere“. Anche l’Armenia non è stata scelta a caso perché “Mi ricordava l’Italia degli anni ’50. È un Paese che ha affrontato un doloroso genocidio, ma è anche ricchissimo di tradizioni culturali e religiose. Le persone hanno una sensibilità molto più simile alla nostra di altre ex Repubbliche sovietiche. Ricorda un po’ l’Italia degli anni della ricostruzione, dopo la II guerra mondiale“. Ed è in un paese come questo che i nostri cinque amici cercano di ricostruire la loro vita.

Un film che si ricollega, dunque, al filone della classica commedia all’italiana dove si ride tanto, ma sempre con lo sguardo rivolto alla fatica di vivere

Da anni siamo alla ricerca di un nuovo Mario Monicelli o Dino Risi, speriamo sia la volta buona.

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