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franco zeffirelli

Franco Zeffirelli, un ricordo del regista

Lo scorso 15 giugno è morto, nella sua abitazione romana, il regista italiano Franco Zeffirelli all’età di 96 anni. Zeffirelli era sicuramente tra i registi italiani più conosciuti nel mondo, non a caso i suoi film sono stati tutti realizzati grazie a delle produzioni internazionali

Franco Zeffirelli (di cui il nome completo è Gian Franco Corsi Zeffirelli) è nato a Firenze il 12 febbraio 1923 da Ottorino Corsi, commerciante di stoffe, e da Alaide Garosi Cipriani. I due non erano sposati e questo, insieme al fatto che in un primo momento non viene riconosciuto dal padre come suo figlio, porta a fargli avere un’infanzia difficile e problematica. Fino all’età di 19 anni, momento in cui verrà finalmente riconosciuto da Ottorino Corsi, il suo nome è stato quello di Gian Franco Zeffiretti. Terminato il collegio presso il convento di San Marco a Firenze, dove ebbe come istitutore Giorgio La Pira, Zeffirelli frequentò l’Accademia di Belle Arti sempre nel capoluogo toscano. Completati anche questi studi iniziò a lavorare dapprima come esordì scenografo.

Prima del cinema ci fu il teatro

“Ho sempre pensato che l’opera sia un pianeta dove le muse lavorano assieme, battono le mani e celebrano tutte le arti”

Nel 1945 Zeffirelli comparse come attore e scenografo per la compagnia teatrale: Carro dell’Orsa minore di A. Brissoni. In questi anni avvenne anche l’incontro fatale con Luchino Visconti: i due iniziarono a collaborare infatti tra il 1946 e il 1947. Tra i risultati di questa lunga collaborazione possiamo, anzi dobbiamo, sicuramente citarne alcuni: risalenti al 1949 sono Troilo e Cressida di W. Shakespeare, Un tram che si chiama desiderio di T. Williams, del 1952 è invece Tre sorelle di A.P. Čechov.

L’approdo al cinema

Il primo approccio al cinema Zeffirelli lo ha come attore per un film di Luigi Zampa: L’onorevole Angelina del 1947. In seguito continuò a collaborare con Visconti come assistente alla regia insieme a Francesco Rosi (La terra trema del 1948, Bellissima del 1951, Senso del 1954); realizzando anche dei lavori con Antonio Pietrangeli (Il sole negli occhi del 1953, Lo scapolo del 1955).

Gli anni cinquanta vedono il suo esordio come regista sia sul palcoscenico teatrale che sullo schermo cinematografico. Nel 1954 realizzò per il Teatro alla Scala La Cenerentola e L’elisir d’amore. Risalente al 1955 è invece Il Turco in Italia, l’opera venne anche rappresentata in teatri internazionali tra cui il King’s Theatre di Edimburgo nel 1957. Seguirono moltissime altre opere tra cui La Cecchina, ossia La buona figliuola, Lucia di Lammermoor, Cavalleria rusticana e Pagliacci.

“Volevo fare il cinema e misi insieme una storiella di quelle che andavano allora, con Nino Manfredi. E feci Camping, con i soldi di Ponti. Fu uno scandalo, tutto l’establishment viscontiano insorse indignato”

L’esordio registico sul grande schermo arriva con Camping del 1958, un commedia giovanile che può rientrare sotto il cappello del neorealismo rosa, seguito nel 1965 da un film-operaLa Bohème. Il riconoscimento arriva però più tardi, nel 1967 con La bisbetica domata, per cui lavorarono Richard Burton e Elizabeth Taylor. La pellicola fu subito seguita da un altro successo, quello di Romeo e Giulietta, per questa Franco Zeffirelli si avvalse delle musiche di Nino Rota, oltre alla fotografia di Pasqualino De Santis e ai costumi di Danilo Donati. Entrambe le produzioni sono delle trasposizioni delle opere di Shakespeare.

Il 1966 è l’anno del documentario Per Firenze  che parla dell’alluvione. Negli anni sessanta Zeffirelli continua la sua carriera di regista teatrale realizzando alcuni degli spettacoli più importanti della sua vita e della storia del teatro italiano: l’Amleto con Giorgio Albertazzi, Chi ha paura di Virginia Woolf? con Enrico Maria Salerno e Sarah Ferrati e La lupa di Giovanni Verga con Anna Magnani.

È di Franco Zeffirelli la regia televisiva del dicembre del 1974 della cerimonia di apertura dell’Anno Santo. Altro lavoro teatrale di rilievo da segnalare è sicuramente quello del 1976 al Teatro alla Scala di Milano, dove mise in scesa la sua celebre Aida, con Montserrat Caballé e Carlo Bergonzi e diretta da Thomas Schippers.

La sua carriera cinematografica può dirsi costellata dai riadattamenti cinematografici delle opere di Shakespeare, tra le se opere si annoverano anche delle eccezioni come il film televisivo Gesù di Nazareth  del 1976, Il campione del 1979, Amore senza fine del 1981 ed Il giovane Toscanini del 1988. Franco Zeffirelli fece anche un riadattamento di un’opera di Giovanni Verga nel 1993: Storia di una capinera.

Gli anni Novanta sono segnati dal due opere: Jane Eyre e Un tè con Mussolini. La sua vita nel cinema si conclude nel 2009 con un documentario, Omaggio a Roma preceduto nel  2002 da Callas Forever, ispirato alla vita di Maria Callas, focalizzandosi sui suoi ultimi tre mesi di vita, ma non riprendendo fatti reali, quello che vediamo infatti non è veramente accaduto ma liberamente interpretato da Zeffirelli. Se il cinema viene accantonato molto precocemente il teatro no, infatti, possono essere contati oltre ottocento spettacoli andati in scena al Met.

Volutamente sono stati omesse la sua militanza nel partito di Forza Italia di Silvio Berlusconi e il suo pensiero per il movimento gay:

“Il movimento gay mi ha sempre fatto schifo. L’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. È la Grecia, è Roma. È una virilità creatività”

Questa naturalmente non vuole essere una censura, ma più che parlare degli aspetti della sua vita privata, ci interessava parlare dei suoi lavori e del suo lascito al mondo dell’arte.

“La bellezza è la sola qualità che ci rende uomini fin dalla nascita. Un corpo, un gesto e un colore che ci inebriano sono l’unico incentivo consentito all’uomo per creare l’opera d’arte e congiungersi a Dio”

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