Stefano Sollima, noto soprattutto per le sue serie televisive, fra le quali Romanzo criminale e Gomorra, esordisce nel cinema americano col sequel di Sicario.

Un altro film sui migranti sul confine fra Messico e Stati Uniti, made in USA, ma a dirigerlo è un regista italiano, per nulla intimorito, neppure dal confronto con un cult come Sicario, di Denis Villeneuve. Per ora sembra che lo abbia addirittura superato, visto che al suo esordio negli Stati Uniti Soldado ha già incassato 19 milioni di dollari contro i 12 che aveva realizzato Sicario.

Si tratta di un film di azione e di un thriller, interpretato ancora da Benicio Del Toro e Josh Brolin.

Un film pieno di violenza, armi, CIA, terroristi, narcotrafficanti, migranti da sfruttare; tutto il ciarpame della nostra bella società messo in mostra.

Per lottare contro tutto questo non basta seguire le regole, perciò Josh Brolin, agente dell’FBI, si allea con lo spregiudicato Benicio Del Toro che ha il solo scopo di mettere i cartelli messicani gli uni contro gli altri, arrivando al punto di rapire la figlia di uno dei boss messicani. Inutile dire che, trattandosi di un film hollywoodiano, anche se il regista è italiano, alla fine si affezionerà alla ragazzina.

Sollima è comunque a suo agio in questa atmosfera, poiché ha trovato:

“ …un’assoluta vicinanza alle tematiche affrontate nel film, che hanno notevole continuità con i miei lavori precedenti. Al di là del racconto, potentemente cinematografico, il film mi dà l’opportunità di continuare l’esplorazione di nuovi mondi criminali, cominciata in Italia molti anni fa. Mi piace esplorare le zone grigie, io credo che facciano parte dell’essere umano. Ognuno di noi non è solo un regista, un bravo ragazzo, un padre o una madre, siamo molto più complessi e se si guarda senza filtri in ogni uomo si possono trovare tante sfumature di grigio“.

È rimasto anche meravigliato dalla libertà che gli è stata concessa nel girare le scene più crude: “È inusuale perché molto più vicino alle atmosfere del cinema duro degli anni 70 di quanto la recente produzione hollywoodiana non si sia permessa di osare. A volte mi sono sorpreso nel vedere cosa stessimo girando. Da un’industria così attenta ai gusti medi del pubblico, non era ovvio aspettarselo“.

Per avere un’idea di cosa ci si possa spettare da questo film basta una battuta del copione:

Il vero grande affare dei cartelli messicani oggi non è più la droga, ma l’emigrazione clandestina. Queste persone non devi curarle, non rischi nulla e, se va male, ritentano“.

America e Europa cominciano a interrogarsi sulle medesime questioni. Il nostro nuovo governo ha fatto diventare l’emigrazione il nuovo tormentone. Mutatis mutandis, ci sono argomenti che diventano buoni per tutte le epoche e per tutti i luoghi. Negli anni trenta del secolo scorso tutti i mali della Germania erano causati dagli ebrei, oggi tutti i mali degli Stati Uniti sono causati dai terroristi e dai messicani, da noi dagli africani. Piccolo il mondo.

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