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E.T. l’extra-terrestre, una favola commovente per grandi e piccini

Steven Spielberg dirige il capolavoro immortale con protagonista l'adorabile alieno

E.T poster
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Dopo aver riflettuto sull’adolescenza con Stand by me – Ricordo di un’estate, aver riso delle improbabili imprese di Jack Burton in Grosso guaio a Chinatown, stasera per la rubrica dei nostalgici ci si commuove. Prepara i fazzoletti, E.T. – l’extra-terrestre ci farà emozionare.

Un’inquadratura sul cielo stellato fino a scendere nella foresta, colorata del colore della notte ed eccola… un’astronave nascosta nella radura. Di fianco si scorge a malapena la città illuminata, più a valle. La camera si sposta, abbastanza lentamente da farci notare delle buffe sagome scure in controluce. Due dita lunghe e sottili spostano un ramo e ci troviamo all’interno dell’astronave, colmo di piante sconosciute. Siamo di nuovo all’esterno e gli strani esseri si bloccano improvvisamente con i loro cuori che, all’unisono, di rosso s’illuminano. Tutti rientrano, tranne il più curioso; attirato dalla distesa di luci della città si allontana dal gruppo. L’inquadratura ad altezza extra-terrestre ora indugia sull’arrivo dei fuoristrada. Il ritmo aumenta, la luce dei fari puntati sul piccolo alieno, uomini che scendono dalle vetture; il piccolo extra-terrestre corre, goffo e spaventato, con il cuore illuminato come i suoi simili. L’astronave decolla, abbandonandolo in mezzo al fogliame della radura. Terrorizzato scappa, riuscendo a sfuggire agli uomini armati di torce. C’è un capanno laggiù, ci si nasconde, tremando. Un bambino di nome Elliott lo scoprirà e darà inizio a una delle più grandi avventure mai raccontate.

Siamo nel 1982 e nelle sale arriva E.T. l’extra-terrestre, diretto da Steven Spielberg. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, fu accolto con entusiasmo e si aggiudicò quattro premi Oscar per la musica, il sonoro, il montaggio sonoro e gli effetti speciali. Il film racconta le avventure di un piccolo e strano alieno, abbandonato dalla sua astronave nel bosco e trovato da un bambino di nove anni, Elliott (Henry Thomas). Il piccolo ed i suoi fratelli Michael (Robert MacNaughton) e Gertie (Drew Barrymore) daranno al loro nuovo amico il nome di E.T., il cui desiderio è quello di tornare a casa. I bambini decidono di aiutarlo, procurandogli il materiale necessario per contattare il suo pianeta ed i suoi simili. Non sarà facile, poliziotti e scienziati interverranno incuriositi dalla scoperta rendendo il ritorno a casa del buffo alieno molto complicato.

Un capolavoro che commuove e ci fa tornare bambini

Nell’anno in cui arrivò nelle sale, uscì anche La Cosa, diretto da John Carpenter. Sebbene trattino il medesimo argomento, le due pellicole mostrano un approccio diverso con cui il cinema si confronta con l’alieno; creatura da un altro pianeta con cui imparare a comunicare o essere mostruoso con l’intento di uccidere e terrorizzare, il film di Spielberg riesce a rientrare nella prima categoria con sentimento ed ironia; queste due caratteristiche si amalgamano perfettamente creando un prodotto emotivo e coinvolgente senza divenire troppo sdolcinato ma, anzi, riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore con una linea narrativa avvincente, dotata di momenti divertenti che tagliano quelli più drammatici. I protagonisti assoluti sono i bambini per tutta la prima parte; la scelta di non mostrare il volto degli adulti (tranne la madre) serve a fare risaltare questo aspetto. Anche le riprese sottolineano il punto di vista dei protagonisti; il regista ha girato gran parte delle scene ad altezza occhi di bambino per rafforzare il collegamento tra E.T. ed Elliott. E.T. l’extra-terrestre è la fiaba hollywoodiana per eccellenza, il capolavoro di Steven Spielberg che ha la bravura di confezionare un ottimo film di fantascienza con le connotazioni di un family-movie moltiplicato per mille, nel quale riesce a combinare alla perfezione effetti speciali incredibili (siamo nel 1982 eh!), protagonisti irresistibili ed emozioni. Nel film possiamo notare i tocchi del regista, che vedremo negli anni e nei film a venire. La luce di taglio che dalle finestre entra di taglio, l’incombere minaccioso della luce delle torce elettriche nella notte alla ricerca del piccolo alieno che trasformano le persone in sagome scure (in Duel, film per la tv del 1971, si nota la “mano” del regista) ed in Minority Report del 2002 con Tom Cruise, la luce è protagonista assoluta rendendo le immagini estremamente catapultate nel futuro.

Uno sguardo ai protagonisti

I bambini sono i veri protagonisti di questo film, tanto che il regista (noto per il suo perfezionismo sul set) rinuncia ad attenersi rigorosamente alla sceneggiatura di Melissa Mathison, ai tempi compagna di Harrison Ford, e lascia ai piccoli attori spazio per improvvisare, rendendo le riprese più naturali e spontanee grazie alla mancanza di filtri che appartiene solo ed esclusivamente ai bambini. Il protagonista principale Elliott  è interpretato da Henry Thomas, attore statunitense presente in moltissimi film tra cui Vento di Passioni del 1994, Gangs of New York del 2002, Il gioco di Gerald del 2017 e la recente serie tv Hill House. Recita anche in Bagliori nel buio, pellicola del 1993 in cui il protagonista racconta di essere stato rapito…dagli alieni. La dolcissima sorellina Gertie è una bionda bimbetta di nome Drew Barrymore, celebre attrice e produttrice californiana. Innumerevoli i film in cui ha recitato: dal thriller del 1984 Fenomeni paranormali incontrollabili, al cult movie Donnie Darko del 2001 (film da vedere almeno una volta nella vita!), da commedie come Duplex del 2003 al fianco di Ben Stiller e 50 volte il primo bacio del 2004 , alla saga delle acrobatiche eroine Charlie’s Angels. Spielberg la adora (la definì un’adorabile bugiarda perché durante i casting lei stessa si definì leader di una rockband) e fa bene… la sua presenza è un tocco di spontaneità e leggerezza fanciullesca che rende il film ancora più piacevole. Il fratello maggiore Michael è Robert MacNaughton, il cui apice della carriera è rappresentato proprio da questo film. La mamma dei tre fratellini è Dee Wallace, attrice del Kansas vista in moltissime produzioni, compresa qualche chicca come Le colline hanno gli occhi del 1977, Critters del 1986 e Sospesi nel tempo con Michael j. Fox del 1996. Ha lavorato anche con Rob Zombie nel film del 2007 Halloween – The Beginning e nell’ultimo Three from Hell. Nel cast troviamo anche Erika Eleniak, futura bagnina di Baywatch, vista anche in Una bionda sotto scorta del 1994 ed al fianco di Steven Seagal in Trappola in alto mare del 1992 e C. Thomas Howell, indimenticabile protagonista di una bella chicca anni 80, Soul Man del 1986 (recuperalo!).

E.T. l'extra-terrestre, i protagonisti
I tre fratelli protagonisti di questa avventura

Effetti speciali da Oscar

Non mi sono dimenticato del protagonista proveniente da un altro mondo. E.T. è la star in questo film e Spielberg riesce ad esaltarne le caratteristiche fisiche ed inaspettatamente emotive. L’artefice di questa magia è Carlo Rambaldi, scomparso nel 2012. Padre di mostri del cinema come King Kong ed Alien, per il viso di E.T. si è ispirato ad un carlino, ai lineamenti di Albert Einstein ed a quelli del poeta Carl Sandburg; il regista lo conosce bene, dato che il progettista italiano aveva già disegnato per lui l’alieno di Incontri ravvicinati del terzo tipo. In un’epoca in cui gli effetti speciali erano artigianali, Rambaldi (vincitore di ben tre premi oscar per gli effetti speciali) riesce a dar vita ad un pupazzo meccanizzato che sul grande schermo sembra assolutamente vivo. Per il piccolo alieno è stato creato un robot con 87 punti di movimento, di cui 10 solo sul volto; in alcune scene due attori nani lo sostituiscono con un costume identico al modellino. Dietro alla creazione del modello dell’extra-terrestre c’è uno studio approfondito sulle caratteristiche facciali e corporee idonee a suscitare reazioni positive negli spettatori.

E.T. e Carlo Rambaldi
Carlo Rambaldi e la sua creazione che gli valse una statuetta

E.T. l’extra-terrestre è un film che insegna, grazie alla genuinità ed all’ingenuità dei bambini, ad accettare la diversità e a non avere paura a priori di chi non conosciamo ancora. L’espressione “E.T. telefono casa”, passata alla storia e protagonista di spot dell’epoca e citazioni varie, nella sua semplicità comunica il desiderio di casa, di famiglia. Poche parole che hanno commosso chiunque abbia visto il capolavoro di Spielberg. Come dimenticare la scena di Elliott in bici con E.T. nel cestino che si staglia nel cielo con la luna sullo sfondo accompagnata dalla colonna sonora da pelle d’oca? Immagine memorabile ed emblematica che è diventata simbolo del film. Curiosità… la scena del volo dei bambini nella notte è un omaggio al film Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, uno dei film preferiti di Spielberg.

So che ti è venuta voglia di rivedere il capolavoro che hai adorato da bambino e stai disperatamente cercando la vecchia videocassetta della comunione di tua cuginetta del 1980 sulla quale tuo papà ha registrato il film, ma se non la trovassi E.T. l’extra-terrestre si trova in DVD, BLU-RAY, in streaming, a fumetti, audiolibro e segnali di fumo; un cult-movie del genere deve essere alla portata di tutti. Basta scrivere, vado a preparare i popcorn… devo aiutare un piccolo alieno a tornare a casa.

Steven Spielberg confeziona un capolavoro assoluto, capace di commuovere bambini ed adulti. Quale altro suo film ti ha emozionato?

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