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Disobedience, una storia sul peccato di amare

Quanto la religione può pervadere il pensiero e condizionare la vita di intere comunità? Ce lo racconta Sebastián Lelio, con il suo Disobedience, dove traspone in immagini l’intelligente penna di Naomi Alderman. Il film, presentato al Toronto Film Festival nel 2017 e nelle sale italiane dal 25 ottobre 2018, si apre con la morte del […]

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Disobedience, una storia sul peccato di amare

Quanto la religione può pervadere il pensiero e condizionare la vita di intere comunità?

Ce lo racconta Sebastián Lelio, con il suo Disobedience, dove traspone in immagini l’intelligente penna di Naomi Alderman.

Il film, presentato al Toronto Film Festival nel 2017 e nelle sale italiane dal 25 ottobre 2018, si apre con la morte del rabbino Moshe Artog (Allan Corduner) durante il suo sermone dedicato alla creazione e all’inevitabile scelta umana tra bene e male.

L’episodio in questione diventa il centro di interessanti sviluppi. La figlia di Artog, Ronit (Rachel Weisz), torna da New York per “piangere” il padre che la aveva allontanata anni prima. Così, la Weisz incontra Esti (Rachel McAdams), sua amica di vecchia data, con la quale aveva avuto una breve relazione. L’intesa tra le due è ancora molto forte, ma Esti è ormai sposata con Dovid (Alessandro Nivola), papabile successore del defunto rabbino.

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Il sacro dà così la stura al profano, gli ossimori si rincorrono in una pellicola che pone in evidenza il paradosso di realtà e che proclamano amore e fraternità pur restando escludenti.

Il regista cileno riflette sullo scandalo dell’omosessualità sottaciuta e sulla necessità di rivedere l’atteggiamento prepotente di dimensioni bigotte e ottundenti.

Si tratta di considerazioni che forse non guastano neanche da noi, in Italia.

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