Dieci minuti, Maria Sole Tognazzi

Dieci minuti, la recensione del film di Maria Sole Tognazzi

Dal romanzo di Chiara Gamberale, un dramma borghese che brilla nelle divergenze e negli scricchiolii grazie alle prove di Barbara Ronchi, Margherita Buy e Fotinì Peluso

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Regia: Maria Sole Tognazzi; Sceneggiatura: Maria Sole Tognazzi, Francesca Archibugi, Fotografia: Gigi Martinucci; Montaggio: Chiara Griziotti; Interpreti: Barbara Ronchi, Fotinì Peluso, Margherita Buy, Alessandro Tedeschi, Barbara Chichiarelli, Anna Ferruzzo, Marcello Mazzarella, Mattia Garaci, Matteo Cecchi; Colonna sonora: Andrea Farri; Produzione: Indiana Production, Vision Distribution; Distribuzione: Vision Distribution; Durata: 102′

Dieci minuti, la trama

Dieci Minuti poster

Bianca è nel periodo peggiore della sua vita. Il marito Niccolò l’ha lasciata all’improvviso e lei non si capacita del perché: in fondo, secondo la sua distorta visione, andava tutto bene. Eppure lui è risentito: non si sente ascoltato e supportato, gira tutto intorno alla moglie. Non è riuscita nemmeno ad accorgersi che ha un’altra. Sul fronte del lavoro, le cose procedono allo stesso modo: sul treno verso casa, Bianca viene chiamata dal suo responsabile e licenziata in tronco. In più, in un gioco di flashback, pare che la donna sia segnata anche da un incidente, avvenuto poco dopo la separazione, che l’ha fatta smettere di guidare.

Tutti questi eventi l’hanno destabilizzata, rendendola assente e inerme davanti a tutto e tutti. Non riesce a fare molto, Bianca, se non andare dalla dottoressa Brabanti, psicanalista che le propone una sfida per scuoterla dal suo torpore quotidiano: tutti i giorni, una volta al giorno, Bianca deve fare qualcosa di completamente nuovo, che fuoriesca dalla sua normalità. Qualcosa che magari non farebbe mai. Grazie a questa terapia, Bianca farà nuovi incontri, scoprirà legami speciali e inizierà ad ascoltare chi le ha sempre voluto bene. Tentando di affrontare la sua crisi.

Dieci minuti Margherita Buy e Barbara Ronchi

Recensione

Il cinema di Maria Sole Tognazzi è donna. La regista, che ha all’attivo cinque lungometraggi, un documentario e un corto, ama posare gli occhi – e la macchina da presa – su sguardi, tormenti e gioie femminili, per affrescarne un dipinto elegante, delicato e dettagliato. Da Viaggio da sola a Io e lei, fino all’ultimo Dieci minuti, Tognazzi mette al centro della sua poetica le donne, figure che, come lei stessa dice quando era agli inizi della sua carriera, non hanno mai ricoperto un ruolo centrale e privilegiato, ma si sono spesso dovute accontentare di essere un supporto, comprimarie secondarie, “costrette” a rimanere un passo indietro e mai nel cono di luce che meritavano.

Partendo da un testo di riferimento scritto da una donna, Chiara Gamberale, e avvalendosi di una co-sceneggiatrice, Francesca Archibugi (La Storia), che la aiutasse a modellare la storia di Bianca, nel romanzo Chiara. Dieci minuti è una produzione Indiana Production e Vision Distribution, in collaborazione con Netflix e Sky, ed è nelle sale dal 25 gennaio, giorno in cui debutterà un altro film che si cuce addosso a una donna e porta sulle spalle il suo percorso di crescita e scoperta: il Leone d’Oro Povere Creature!

Dieci minuti è un racconto intimo e autobiografico di una donna nel pieno della sua (ri)fioritura. Un percorso, un processo, di ardua rinascita, in cui ad essere messa in luce è la paura dell’abbandono e come questa lavori sulla psiche umana tanto da disintegrarla. Bianca è piena di fragilità, spesso immobile e cieca davanti ad una vita che le scorre e in cui c’è un crocevia di persone a cui lei non riesce a dare la dovuta attenzione. Crede di essere partecipe delle esistenze degli altri, ma in realtà non ascolta, non si connette con il resto del mondo e nel frattempo, senza accorgersene, viene risucchiata in una solitudine che, se prima era solo prigione mentale, diventa poi fisica.

Si intersecano in lei emozioni contrastanti, ma è l’essere inerme a dominarla nel quotidiano e a farla sprofondare nel buio. Bianca viene consumata dalle sue stesse paranoie e dal timore di conoscere verità che sarebbe meglio chiudere in un cassetto, facendo finta che non esistano. Perché spesso è più semplice crearsi una realtà immaginaria, piuttosto che fare i conti con quella vera, più dura e complessa. Un viaggio nelle emozioni e nei turbamenti di una donna in piena crisi esistenziale, che tenta alla fine di tornare a galla e rinascere dalle sue ceneri, come una fenice. Dandosi la possibilità di riscoprirsi e forse proprio di conoscersi nel profondo.

Un’immagine di Dieci minuti. Foto di Luisa Carcavale

Ripartire dal singhiozzo dopo il pianto

In Dieci minuti, Bianca, risucchia attenzioni e cure, nell’intento di riscoprirsi totalmente. E per farlo, basta una semplice operazione suggerita dalla psicoterapeuta comportamentale Brabanti (interpretata da Margherita Buy, un tantino brusca e senza filtri): prendersi dieci minuti al giorno per uscire fuori dalla propria routine che sta scivolando dentro un imbuto. Dieci minuti per cimentarsi in qualcosa di mai fatto, per strapparsi dalla comfort zone in cui la protagonista si trova.

Non tutti funzionano al millimetro e qualcosa rimane meno a fuoco rispetto al resto, ma a fare da principale contraltare alla protagonista è sua sorella Jasmine (Fotinì PelusoTutto chiede salvezza). Estrosa, dinamica, vive da sola e sfreccia su una moto, sulla quale Bianca sale solo come passeggera e si lascia incantare dalle bellezze della Città eterna.

A fare il resto c’è il sentimento che ha la cifra del singhiozzo dopo il pianto, del peggio che è passato, ma da cui ci si deve ancora riprendere del tutto. Con accortezza e anche con una pazienza che deve lasciare il posto a qualcosa che sta per nascere. Dunque, incalzare, rialzarsi. Dieci minuti lo fa e osserva la protagonista destarsi e ripresentarsi al mondo che la circonda, senza mai anticiparla, senza bruciarle il terreno sotto i piedi e attendendola alla fine di un percorso che poi sarà ancora tutto da scrivere.

Dieci minuti, dal 25 gennaio al cinema.

Dieci minuti è un film che pone la protagonista nella posizione scomoda di chi deve affrontare i propri demoni. L’opera di Maria Sole Tognazzi stimola la reazione del personaggio di una Barbara Ronchi al centro del racconto con il suo volto e con i suoi occhi, seguendone con attenzione il ritorno ad una vita da invertire drasticamente.

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