Un Prodigio del Cinema

Dakota Fanning è quello che potremmo facilmente definire un prodigio del cinema. Entrata nel mondo della televisione a soli 7 anni, ha costruito una solida carriera specularmente a un’immagine di sé sempre fresca e ancorata a sani principi. L’attrice ha diverse volte confermato che la sua forza sono sempre state la famiglia e l’università, quelle cose che, nonostante la notorietà, l’hanno sempre fatta sentire come tutti gli altri.

Il segreto è tenersi impegnati

Equilibrio, il suo, che molti osservano con attenzione, quasi a sperare in un tracollo psicologico come è avvenuto diverse volte per star del cinema che non hanno saputo affrontare la vita reale: ma lei non lo teme, non finché sa di tenersi occupata. Il suo pragmatismo sembra essere la sua arma più forte. Conscia delle problematiche che potrebbero scaturire dalla sua condizione, si è minuziosamente ritagliata un mondo fatto di routine e piccole cose che la tengano ancorata alla realtà.

Per quanto riguarda l’università, si sta specializzando in studi sulla condizione femminile e sulla maniera in cui questa viene rappresentata nel cinema e nella cultura in generale. Pare che il suo percorso formativo si sia in qualche modo allineato con la sua carriera (o viceversa) dal momento che la nostra bella Dakota è protagonista di una serie TV molto particolare. L’Alienista, disponibile su Netflix, ci catapulta nella New York di fine Ottocento e ci imprigiona in una fitta rete di omicidi: compito di un’insolita squadra di investigatori (di cui la Fanning fa parte) scoprire cosa si nasconde dietro la mortale trama di delitti.

Ho lasciato il mio corsetto e il mio cuore a Budapest

Non solo le donne erano limitate rispetto a quello che potevano e non potevano fare, ma lo erano anche fisicamente per via degli abiti che dovevano indossare” ha dichiarato l’attrice, aggiungendo che “nel bene o nel male il corsetto ti fa entrare nel personaggio perché influisce letteralmente su qualunque cosa fai: respirare, camminare, correre, sedere, stare in piedi e, soprattutto, mangiare. Sì, devi pianificare tutto perché non è esattamente piacevole dopo avere pranzato.”.

Dakota Fanning ci fa notare che il fatto di avere addosso un corsetto e di dover contare sull’aiuto di qualcuno per vestirsi e svestirsi l’ha aiutata a entrare nella mente del personaggio, Sara Howard, che lavora come segretaria nel distretto di polizia, prima e unica donna, ma ha decisamente aspirazioni più elevate, all’epoca del tutto precluse al suo sesso. [fonte VanityFair].

All’inizio l’esperienza non le è stata del tutto piacevole, ha quasi sfiorato un mancamento la prima volta che ha indossato il corsetto, ma ha poi spiegato che “alla fine ti ci abitui. Il tuo corpo ci si adatta completamente, è così strano.“. Durante i sette mesi delle riprese nei quali Dakota ha utilizzato il corsetto si è gradualmente abituata al suo utilizzo, ma la sua esperienza ha completamente cambiato il suo corpo. L’attrice dice di essersi veramente sentita come una donna del 19-esimo secolo, annessi e connessi, e di sentirsi vicina alle donne che hanno subito e subiscono questa pratica.

Vivere un’esperienza televisiva, catapultata nel pieno dell’epoca Vittoriana, è stato meraviglioso per l’attrice, che ha diverse volte lodato la maniacale cura con cui il set e i costumi venivano allestiti ma, nell’intervista a W Magazine, alla domanda se si fosse portata dietro il suo costume, finite le riprese, la Fanning ha detto: “Non l’ho fatto, no, no, no. L’ho lasciato lì. Ho lasciato il mio corsetto e il mio cuore a Budapest.“.

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