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Control Z: la recensione senza spoiler

Annunciata come la serie in grado di svelare le insidie dell'hacking e della diffusione in rete dei propri dati sensibili, Control Z delude e non poco.

Control Z è un teen drama messicano creato da Carlos Quintanilla che, sviluppato per Netflix da Lemon Studios, parte da ottime premesse e con le migliori intenzioni, ma si rivela un’occasione mancata.

Disponibile alla visione sulla piattaforma Netflix dal 22 maggio, Control Z si compone di otto episodi ed è interpretata da Ana Valeria Becerril, Michael Ronda, Andrés Baida, Macarena García e Yankel Stevan.

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La storia prende il via dall’introduzione del personaggio di Sofia (Ana Valeria Becerril) un’adolescente introversa e additata dai compagni come “la matta” per una non chiarita vicenda che l’ha riguardata l’anno precedente. La giornata tipo di Sofia, che sembra essere la classica ragazza con poca voglia di vivere, centinaia di complessi e cupi pensieri, ci dà modo di conoscere i suoi compagni: un gruppo assortito di bulli, influencer, giovani viziati già alcolizzati che giocano a fare gli adulti e reginette di bellezza.

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E’ questo che mi indispettisce di Control Z! Quante volte abbiamo assistito allo stesso miscuglio di elementi adolescenziali e cliché per dar vita ad una serie TV poco più che mediocre? Perché non mutare contesto una volta tanto?

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In concomitanza con l’arrivo di un nuovo studente (figlio di un ex stella del calcio) durante un’assemblea scolastica, viene trasmesso un video che rivela tutti i segreti di una studentessa molto popolare. Chiunque sia il responsabile, è in possesso di fotografie private, conversazioni, dati sensibili e persino certificati. Sofia, acuta osservatrice con la stoffa del detective, si occupa di indagare alla ricerca del colpevole e ne ha ogni interesse, dal momento che l’hacker inizia a minacciare anche lei di rivelare una scomoda verità che la riguarda.

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Bravi gli interpreti e interessante la narrazione di ogni singolo personaggio, con un toccante e profondo riferimento al bullismo, ma nulla di nuovo nel panorama delle serie TV già in circolazione. Brutali e violente alcune scene con il merito, però, di mostrare la nuda e cruda realtà della crescente rabbia repressa delle nuove generazioni che crescono troppo in fretta e, nella maggior parte dei casi, nell’assenza di solide e responsabili figure genitoriali.

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Presenta diversi aspetti migliorabili, ma ha un gran potenziale e, se ci sarà una seconda stagione, probabilmente sarà più interessante e coinvolgente della prima. Non raggiunge la sufficienza, perché troppo prevedibile. Non soltanto ho compreso subito chi fosse l’hacker, ma ho anche previsto alcune dinamiche celate dietro i segreti dei vari personaggi.

 

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Non credo però, che la scelta di investire nell’ennesimo teen drama sia esclusivamente responsabilità dei produttori della serie. Netflix sembra stia proponendo, lanciando e finanziando tanti contenuti molto simili tra loro, quasi come se stesse scegliendo la fascia di utenti alla quale dedicarsi maggiormente e probabilmente sarebbe il caso che fosse più onesta a questo riguardo, ma questa è un’altra storia.

 

 

 

Control Z non è un totale disastro, è piuttosto un prodotto che ha bisogno di altro lavoro per raggiungere la sufficienza. Commette l’errore di far girare i temi trattati intorno alle vicende di un gruppo di teenager che frequentano una scuola ultramoderna.

E’ un po’ come se avessero scopiazzato Elite aggiungendoci riferimenti high-tech. Non nascondo dunque, che mi ha delusa. Cercavo la sorpresa in ogni episodio, ma mi sono ritrovata con il prevedere esattamente gli eventi ed ho indovinato praticamente subito chi fosse il responsabile dell’hackeraggio.

La violenza la fa un po’ troppo da padrone in Control Z, una violenza che fa riflettere sulla crescente rabbia e sulla frustrazione che affligge le nuove generazioni, ma che, nel contesto della serie TV, rischia di deviare bruscamente dal tema principale: i pericoli della diffusione dei dati personali in rete.

Nulla da dire sul cast e sulla qualità delle immagini, ma se dovessero realizzare una seconda serie, mi aspetto che imparino dagli errori fatti in questi primi otto episodi e si astraggano dai cliché dell’ennesimo banale teen drama.

 

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