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- La recensione

Il mare ed i suoi figli raccontati come metafora di vita, in questo film d'animazione filosofico e mistico che ci porta nelle profondità dell'oceano

i figli del mare
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Ruka ha 14 anni e una famiglia disfunzionale: i genitori sono separati, lui lavora sempre in un acquario, mentre lei annega la solitudine nell’alcol. Durante le vacanze estive, dopo essere stata allontanata dalla squadra di pallamano per una reazione violenta, Ruka si reca all’acquario, dove conosce un curioso ragazzo, Umi, che nuota insieme ai pesci ed è stato allevato da dei dugonghi.

I Figli del Mare è un film d’animazione tratto dal manga (titolo originale: Marine mammal children) giapponese creato da Daisuke Igarashi e prodotto da Studio 4°C. E’ un lungometraggio fantastico che in Italia sarà distribuito nelle sale cinematografiche il 2, il 3 ed il 4 dicembre e racconta un’avventura dal sapore filosofico e criptico, ambientata a cavallo tra la riva del mare e le sue misteriose e ricche profondità.

I Figli del Mare ha il pregio di raccontare tanto in breve tempo, mantiene difatti la tipica durata di un anime, ma forse proprio la necessità di non superare le due ore ne è il limite più grande. La narrazione risulta poco scorrevole, ma in compenso è chiaro il messaggio di cui le scene sono portatrici e i disegni sono splendidi, armoniosi e molto scenografici e coinvolgenti con una predominanza di occhi grandi, luminosi ed espressivi, gambe lunghe e magre, piedi affusolati, linee sottili e bellissime sfumature di colore.

figli del mare

Ruka è una ragazzina come tante, eppure ha qualcosa di molto speciale. I suoi genitori sono separati e vive una situazione conflittuale con la madre alcolista e le compagne di classe con le quali non riesce a comunicare con spontaneità. i momenti migliori delle sue giornate sono quelli trascorsi a sfogare le proprie energie con lo sport o a far visita all’acquario locale, in cui il papà lavora. Fin da bambina è stata attratta dagli abitanti del mare e dalla loro pelle luccicante ed ipnotica, difatti ogni volta che si trova dinnanzi ad una delle vasche i pesci ne seguono i movimenti, quasi come se ne riconoscessero il legame con il loro mondo.

figli del mare

Un noioso giorno d’estate incontra Umi, un coetaneo che appartiene più all’universo marino che a quello terrestre, dal momento che lui e suo fratello Sora sono misteriosi orfani che si dice siano stati allevati dai dugonghi. In effetti il corpo di Umi ha sembianze affusolate e sinuose tipiche di un abile nuotatore e manifesta evidenti connessioni fisiche con l’acqua tali da rendere ormai indispensabile per lui trascorrere la maggior parte delle giornate in apnea. I tre diventano inseparabili e Ruka vive con maggiore serenità un periodo altrimenti troppo deprimente, condividendo con Umi e Sora esperienze a dir poco surreali, formative e straordinarie che le cambieranno la vita e la spingeranno a vedere tutta la sua esistenza sotto una luce completamente diversa.

figli del mare

Non rivelo nulla sulle avventure che vivranno i tre giovani, sui personaggi che incontreranno e su come cambierà la vita di Ruka, ma posso assicurare che I Figli del Mare è un bel film d’animazione, che la colonna sonora è delicata e sembra concepita per dare spesso la sensazione di trovarsi immersi nel mare o in prossimità di una fonte d’acqua. I dialoghi sono scritti bene e sono disseminati di belle metafore e messaggi costruttivi, forse sono registrati ad un volume un po’ troppo basso rispetto alla colonna sonora e questo talvolta fa sì che ne siano quasi sovrastati.

figli del mare

Ruka ed Umi meritano un bel sette pieno, ma non di più e non si tratta di severità o di una votazione che mette in dubbio la qualità de I Figli del Mare che è e resta un ottimo prodotto d’animazione, bensì sulla fluidità della narrazione che ad un certo punto sembra annodarsi su se stessa, prima di riprendere il suo corso.

Il nostro voto

In conclusione su

Siamo ben lontani dai tipici lungometraggi animati cui siamo abituati, lo Studio 4°C ha realizzato un lavoro molto complesso riuscendo a condensare in meno di due ore, una storia narrata in ben 5 volumi e animando metafore profonde e difficili da condividere attraverso il grande schermo. I personaggi sono semplici e complessi allo stesso tempo, i disegni non sono infantili o ricchi di inutili fronzoli ed abbellimenti “commerciali”, hanno tratti netti e sottili, con dettagli spigolosi e che arricchiscono soprattutto gli occhi, la bocca e le linee affusolate dei soggetti disegnati. Ho trovato che la matita del disegnatore: Daisuke Igarashi sia estremamente simile a quella di Park So-Hee, autore di un manga che ho adorato: Gung. Le melodie della colonna sonora sono perfette, ciascuna si adatta al momento narrativo e tutte riprendono il tema dell’acqua risultando come piacevoli scrosci, note che si susseguono come gocce di pioggia, o mulinelli marini. Nel complesso la storia è bella ma raccontata con poca fluidità, è un’avventura mistica che ha del filosofico, una storia d’amore, di mistero e di maturazione. Do un sette perché le scene sono disegnate davvero benissimo e la storia è intrigante e i tre punti che la separano da un dieci pieno sono tutti da addebitare al racconto poco scorrevole.

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Siamo ben lontani dai tipici lungometraggi animati cui siamo abituati, lo Studio 4°C ha realizzato un lavoro molto complesso riuscendo a condensare in meno di due ore, una storia narrata in ben 5 volumi e animando metafore profonde e difficili da condividere attraverso il grande schermo. I personaggi sono semplici e complessi allo stesso tempo, i disegni non sono infantili o ricchi di inutili fronzoli ed abbellimenti “commerciali”, hanno tratti netti e sottili, con dettagli spigolosi e che arricchiscono soprattutto gli occhi, la bocca e le linee affusolate dei soggetti disegnati. Ho trovato che la matita del disegnatore: Daisuke Igarashi sia estremamente simile a quella di Park So-Hee, autore di un manga che ho adorato: Gung. Le melodie della colonna sonora sono perfette, ciascuna si adatta al momento narrativo e tutte riprendono il tema dell’acqua risultando come piacevoli scrosci, note che si susseguono come gocce di pioggia, o mulinelli marini. Nel complesso la storia è bella ma raccontata con poca fluidità, è un’avventura mistica che ha del filosofico, una storia d’amore, di mistero e di maturazione. Do un sette perché le scene sono disegnate davvero benissimo e la storia è intrigante e i tre punti che la separano da un dieci pieno sono tutti da addebitare al racconto poco scorrevole.

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