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- La recensione

Ci siamo chiesti 'Che fine ha fatto Alaska Young?', ma cosa abbiamo pensato davvero quando l'arcano è stato svelato?

cercando alaska
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La serie racconta la storia di Miles, un ragazzo timido e impacciato di grande intelligenza e appassionato delle ultime parole famose proferite dai più disparati personaggi della storia, in punto di morte. Si iscrive alla Culver Creek, prestigiosa scuola nella quale farà la conoscenza di Chip Martin soprannominato il Colonnello, Takumi, uno studente di origine asiatica e Alaska Young una ragazza affascinante e singolare.
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Cercando Alaska è una miniserie TV drammatica andata in onda su Sky Atlantic dal 27 maggio al 17 giugno 2020 e ideata da Josh Schwartz, già creatore di The O.C., Gossip Girl, Hart of Dixie.

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La sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo di John Green, autore di romanzi di successo quali Tutta colpa delle stelle e Città di carta.

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Otto episodi della durata di circa un’ora ciascuno, per raccontare la storia della scomparsa della eccentrica ed imprevedibile Alaska Young (Kristine Froseth) vissuta attraverso gli occhi del sensibile Miles Halter (Charlie Plummer).

Location principale della storia è la singolare Culver Creek, una scuola prestigiosa davvero particolare per ragazzi dall’intelligenza vivace e singolare. Nonostante l’indicazione data dal titolo, è Miles il protagonista di Cercando Alaska che funge sia da osservatore principale della vicenda, sia da voce narrante. I personaggi sono interessanti e tutti dalle variegate personalità, ciascuno con caratteristiche ed inclinazioni peculiari.

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Miles è ossessionato dalle “ultime parole famose” proferite in punto di morte dai personaggi più disparati e ha fatto sue quelle dell’autore francese François Rabelais: ‘Me ne vado in cerca di un grande forse’, l’incontro con Alaska lo lascerà folgorato ed incantato e Miles non potrà che farsi travolgere dalla personalità criptica e sofferente della giovane, lettrice appassionata con un profondo vuoto da colmare.

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Chip Martin (Denny Love), soprannominato dalla stessa Alaska “Il Colonnello” e Takumi Hikohito (Jay Lee) a completare il quartetto di ragazzi che si oppone alla spocchia e all’arroganza del gruppo dei “settimana breve“, studenti eredi di famiglie facoltose, destinati a università prestigiose e soprannominati così perché sono soliti tornare nelle proprie case da sogno durante il fine settimana.

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Ogni episodio si conclude con l’indicazione di quanto manca alla scomparsa di Alaska, evento clou della serie che attrae lo spettatore verso la soluzione del mistero annunciato fin dalla premessa narrata dalla voce di Miles.

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Cercando Alaska beneficia dell’arte creativa di John Green applicata allo schermo, sempre in grado di attrarre il pubblico, di emozionarlo e di arricchirne le conoscenze. Sarà fin troppo facile affezionarsi alla discrezione di Takumi, all’umiltà del Colonnello, alla tenerezza di Miles, alla complessità di Alaska e persino alla splendida storia del professore di religione, il dott. Hyde (Ron Cephas Jones).

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Ma la serie, per quanto interessante e dal finale sorprendente e significativo, non mantiene lo stesso livello di pathos e qualità narrativa durante tutti gli episodi, alcuni dei quali risultano sostanzialmente riempitivi e caratterizzati da momenti che non invitano particolarmente a tenere alta l’attenzione.

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Cercando Alaska, però, ha un significato profondo e indaga nei sentimenti, nei valori e nelle fragilità umane rappresentando l’importanza dell’amicizia e dell’amore.

Il nostro voto

In conclusione su

Cercando Alaska è una bella serie e francamente non si rivolge soltanto ad un pubblico giovane, il che è un gran pregio.

La fotografia è splendida e le riprese e l’abbigliamento dei personaggi fanno pensare di essere in una serie d’altri tempi. Probabilmente perché il senso stesso della storia è incentrato su sentimenti e valori d’altri tempi.

Tutto sommato, dunque non è male, ma avrei dato un voto più alto se gli episodi avessero fatto a meno di alcune parti puramente riempitive e leggermente noiose.

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Cercando Alaska è una bella serie e francamente non si rivolge soltanto ad un pubblico giovane, il che è un gran pregio.

La fotografia è splendida e le riprese e l’abbigliamento dei personaggi fanno pensare di essere in una serie d’altri tempi. Probabilmente perché il senso stesso della storia è incentrato su sentimenti e valori d’altri tempi.

Tutto sommato, dunque non è male, ma avrei dato un voto più alto se gli episodi avessero fatto a meno di alcune parti puramente riempitive e leggermente noiose.

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