Il finale originale di La piccola bottega degli orrori (1986) era molto più cupo di quello uscito al cinema: Audrey e Seymour morivano, mentre Audrey II e le altre piante carnivore invadevano New York. Frank Oz girò davvero questa conclusione, ma la sostituì dopo le reazioni negative del pubblico alle proiezioni di prova. Non si tratta quindi di un finale soltanto immaginato sulla sceneggiatura: le sequenze esistono e sono state restaurate nella Director’s Cut.
La storia è tornata al centro dell’attenzione per il quarantennale del film e per una nuova ricostruzione della sua lavorazione. Conviene però distinguere tre versioni: il musical teatrale, la prima versione cinematografica girata da Oz e il finale distribuito nelle sale nel 1986.
Come finiva La piccola bottega degli orrori nella versione originale?
Attenzione: da qui seguono spoiler completi. Nella versione originale girata per il film del 1986, Audrey viene mortalmente ferita da Audrey II. Dopo il loro addio, Seymour perde anche lei; poi affronta la pianta, che finisce per divorarlo. L’epilogo si allarga dalla piccola bottega alla città: nuovi esemplari della creatura si diffondono fino a trasformare New York nello scenario di una catastrofe mostruosa.
È un esito coerente con l’impianto del musical di Howard Ashman e Alan Menken: le concessioni fatte da Seymour per inseguire il successo hanno conseguenze irreversibili. La sequenza conclusiva, costruita con grandi effetti pratici, non lascia intendere che la pianta sia una minaccia ormai sconfitta.
Qual è invece il finale del film uscito al cinema?
Nella versione cinematografica distribuita nel 1986, Seymour riesce a sconfiggere Audrey II, salva il rapporto con Audrey e può immaginare insieme a lei una vita lontana dalla bottega. È un lieto fine nettamente diverso dal progetto girato in precedenza. Rimane tuttavia un piccolo indizio inquietante: la pianta non è necessariamente scomparsa per sempre.
| Versione | Sorte di Seymour e Audrey | Sorte di Audrey II |
|---|---|---|
| Finale originale girato | Entrambi muoiono | Si moltiplica e devasta New York |
| Finale cinematografico 1986 | Sopravvivono e restano insieme | Viene sconfitta, con un ultimo indizio ambiguo |
Perché Frank Oz cambiò il finale?
Il motivo principale furono le proiezioni di prova. In un’intervista del 2012, Oz raccontò che gli spettatori applaudivano i numeri musicali, ma reagirono molto male all’epilogo tragico: il risultato del questionario di gradimento in una proiezione fu, secondo il regista, del 13%, molto al di sotto della soglia attesa. Oz e Ashman conclusero che occorreva una conclusione diversa per la distribuzione cinematografica.
Oz spiegò anche una differenza decisiva tra teatro e cinema: sul palcoscenico gli interpreti possono tornare davanti al pubblico dopo la morte dei personaggi, mentre sullo schermo lo spettatore resta con l’immagine della loro scomparsa. Il musical poteva sostenere più facilmente quella crudeltà ironica; il pubblico del film si era affezionato a Seymour e Audrey e non voleva perderli.
Le parole del regista si possono leggere nell’intervista originale a Frank Oz. La ricostruzione pubblicata nell’ottobre 2026 da Vanity Fair ripercorre inoltre gli effetti animatronici, le difficoltà tecniche e le riprese supplementari.
Il finale alternativo si può vedere davvero?
Sì, ma bisogna cercare un’edizione che includa la Director’s Cut. Nel 2012 il Film at Lincoln Center presentò il restauro del montaggio originale di Frank Oz, con circa venti minuti di materiale aggiuntivo e il finale catastrofico completo a colori. Non va confuso con il solo film nella sua versione cinematografica standard: sulle schede digitali o home video controlla sempre quale montaggio è incluso prima di acquistare o noleggiare.
La presentazione ufficiale del Film at Lincoln Center conferma il recupero del materiale e il legame tra la conclusione scartata e le prime reazioni del pubblico.
Come crearono Audrey II senza effetti digitali moderni?
La gigantesca pianta animata è uno degli elementi più sorprendenti del film. La produzione ricorse a complesse creature meccaniche mosse da tecnici e cavi. Per sincronizzare i movimenti della bocca con la musica, alcune riprese richiesero agli attori di recitare a velocità ridotta, così da poter modificare la velocità delle immagini in seguito. Le scene dell’invasione urbana portarono quella soluzione pratica su una scala ancora più grande.
Il film nasceva da una lunga catena di adattamenti. Nel nostro archivio trovi la storia del progetto di remake di La piccola bottega degli orrori, distinta dalla vicenda del finale del 1986. La versione di Roger Corman del 1960 compare anche nel nostro approfondimento sui primi ruoli di Jack Nicholson.
Perché il finale originale conta ancora quarant’anni dopo?
Non è una semplice curiosità da collezionisti. Cambiando il finale, il film cambia anche il senso della storia: la versione tragica mostra il prezzo morale delle scelte di Seymour, mentre quella cinematografica dà spazio al riscatto romantico. La Director’s Cut permette di confrontare le due idee senza affidarsi alle voci su scene perdute. Ed è proprio la presenza di un finale girato, scartato e infine restaurato a rendere questo retroscena una parte importante della storia del cinema musicale e degli effetti pratici.
Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.