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Bollywood: Bombay e il cinema indiano

Bollywood! Ma lo conosciamo?

Ultimamente qualche canale televisivo manda in onda dei film girati a Bollywood ma si dice spesso che una pellicola indiana per gli occidentali sia “inguardabile” anche se, azzardando, possiamo considerarla parte della cultura locale. Questo perchè molte delle loro tradizioni  sono ancora presenti nei loro lungometraggi e, comunque, hanno segnato la nascita della cinematografia di questa penisola.

Alcuni elementi distinguono le pellicole di Bollywood da quelle occidentali: i numeri musicali sono sempre presenti e segnano un confine fra comico e tragico assai diverso da quello a cui siamo abituati; altro elemento caratterizzante sono gli eroi maschili che hanno canoni di bellezza virile molto differenti da quelli occidentali.

Europa ed America ostacolarono, e ci sentiamo di dice ostacolano, fortemente la distribuzione di pellicole provenienti da Bollywood, questo in prima istanza poiché risulta essere l’unico mercato interno che Hollywood non è riuscita a colonizzare.

Un po’ di storia

Il primo vero lungometraggio indiano non è ben datato, probabilmente siamo attorno al 1912. Il 3 maggio 1913 venne proiettato a Bombay Raja Harishchandra, un film muto basato sulla vita leggendaria di re Harishchandra  diretto da Dadasaheb Phalke. Al regista Dadasaheb Phalke , che realizzò ben 95 film, è intitolato il premio più importante del cinema indiano. Quando uscirono i primi film a tutti piacquero subito anche se erano state necessarie delle precauzioni, soprattutto per la forte fede religiosa; ad esempio dei ragazzi si dovettero travestire ed interpretare i ruoli femminili, infatti, a quell’epoca nessuna donna, nemmeno quella di rango più basso, poteva entrare nel mondo della cinematografia dove l’apparire era disdicevole e sconveniente. Fu per un caso fortuito che le ragazze indiane iniziarono a lavorare a Bollywood con diverse mansioni.

Le attrici apparvero, le prime volte, nei film d’azione e d’avventura. Ricordiamo la storia di Mary Evans, conosciuta come Nadia, che aprì la strada a altre donne. Australiana di nascita, con madre greca e padre inglese, arrivò in India e sposò un regista locale; fu il marito che creò per lei una serie di film sicuramente divertenti ma alquanto sopra le righe. Mary coperta da maschera, frusta e pantaloncini attillati faceva delle esibizioni che colpirono direttamente i maschi indiani. Le donne indiane, alla vista dell’effetto che l’attrice australiana faceva sui loro uomini, non persero tempo ed entrarono nel mondo del cinema: il problema delle donne nella cinematografia finì in un attimo.

Dopo l’indipendenza dell’India presero forma due strade battute da due filoni di film. Da una parte il cinema d’autore e dall’altra quello che si basava sul melodramma cantato e danzato. Successivamente, accanto al genere mitologico, si svilupparono varie commedie, drammi psicologici e sociali, gialli, storie di fantasmi. In tutte erano sempre presenti diversi numeri musicali che a volte impoverivano la trama che nulla aveva a che fare con il siparietto di ballo e canto.

Tecnici e registi hanno sempre guardato a Hollywood o Cinecittà e carpito le novità: qualsiasi cosa succedesse negli studios occidentali veniva trasportata a Bombay. Negli anni Venti il regista teatrale Himanshu Rai firmò un accordo di co-produzione con la società bavarese Emalka e realizzarono diversi film di successo. Himanshu Rai collaborò col regista tedesco Franz Osten, con cui girò 14 film, fino al 1936 quando aderì al Partito Nazista e successivamente venne imprigionato. Influenze di colossal degli anni ’50 e ‘60 del 900 si possono trovare in diverse pellicole girate per Bollywood.

Prossimamente vi aspetto per Hollywood, Cinecittà e Bollywood oggi.

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