Nel finale di L’Avvocato del Diavolo, John Milton è Satana e Kevin Lomax scopre di essere suo figlio. Il piano di Milton è usare Kevin e Christabella, sua sorellastra, per generare l’Anticristo. Kevin spezza il progetto scegliendo il suicidio, ma il film non termina lì: la realtà sembra riavvolgersi e il Diavolo torna a tentarlo attraverso una nuova forma, facendo leva sulla sua vanità.
Il thriller soprannaturale diretto da Taylor Hackford nel 1997, con Keanu Reeves, Al Pacino e Charlize Theron, costruisce il suo finale intorno a libero arbitrio, ambizione e orgoglio. Di seguito ricostruiamo cosa succede e cosa significa l’ultima scena.

Come finisce L’Avvocato del Diavolo
Kevin arriva allo scontro finale con John Milton dopo aver perso Mary Ann e aver compreso che dietro il prestigioso studio legale di New York c’è qualcosa di molto più oscuro. Milton abbandona ogni maschera: è il Diavolo e sostiene di essere il padre biologico di Kevin.
La rivelazione successiva chiarisce il progetto che ha guidato l’intera storia. Christabella non è soltanto una collega verso la quale Kevin prova attrazione: è un’altra figlia di Milton. Il Diavolo vuole che i due concepiscano un figlio destinato a diventare l’Anticristo.
Perché Kevin si spara?
Kevin capisce che Milton ha manipolato quasi ogni passaggio della sua ascesa, ma individua anche il limite del suo potere: non può obbligarlo a scegliere. Il libero arbitrio rimane nelle mani di Kevin.
Per questo Kevin compie il gesto più radicale possibile e si spara. Non è una resa a Milton, ma il rifiuto di partecipare al suo piano. La scelta distrugge il futuro immaginato dal Diavolo e provoca il collasso della scena intorno a lui.
Perché il film torna all’inizio?
Dopo il colpo di pistola, Kevin si ritrova nuovamente nel tribunale della Florida, poco prima della decisione che aveva avviato la sua discesa morale. Stavolta cambia comportamento: rinuncia a difendere il professore Gettys dopo aver compreso la sua colpevolezza, anche se sa che questa scelta può danneggiare la propria carriera.
Il ritorno al punto di partenza può essere letto come una seconda possibilità concessa a Kevin, più che come un semplice sogno. Il film evita di spiegare meccanicamente se si tratti di tempo riavvolto, visione o dimensione soprannaturale. Conta soprattutto la prova morale: Kevin ha imparato a rinunciare alla vittoria quando vincere significa tradire ciò che sa essere giusto.
Milton è veramente il Diavolo?
Sì. Il film non lascia la questione soltanto sul piano simbolico. John Milton si presenta apertamente come Satana e dimostra di poter alterare il proprio aspetto e quello della realtà circostante. Il suo nome richiama inoltre John Milton, autore di Paradise Lost, il poema che mette al centro la caduta di Satana e dell’uomo.
L’American Film Institute accredita Al Pacino come John Milton e conferma Taylor Hackford alla regia del film, tratto dal romanzo di Andrew Neiderman e sceneggiato da Jonathan Lemkin e Tony Gilroy.
Cosa significa l’ultima scena con il giornalista?
La parte decisiva arriva dopo che Kevin sembra aver superato la prova. Un giornalista gli propone un’intervista e promette di trasformarlo in una figura pubblica, celebrandolo come l’avvocato che ha sacrificato una causa per seguire la propria coscienza.
Kevin accetta. Quando si allontana, il volto del giornalista cambia e rivela nuovamente Milton. Il Diavolo non ha bisogno di riproporre la stessa tentazione: se l’ambizione professionale non funziona più, può sfruttare il desiderio di essere ammirato per una scelta morale.
Perché Milton parla della vanità?
La vanità è il vero filo rosso della storia. Kevin non viene attirato solo dal denaro. Vuole vincere, essere riconosciuto e dimostrare di essere superiore agli altri. Anche quando torna sui propri passi, la tentazione rientra dalla porta del prestigio personale.
Il finale suggerisce quindi che resistere al male una volta non rende immuni alla tentazione. Milton cambia strategia perché conosce il punto debole di Kevin: prima il successo, poi la reputazione. Il ciclo non ricomincia identico, ma assume una forma nuova.
Il finale è un sogno o un loop?
Il film non fornisce una risposta tecnica definitiva. La lettura più coerente è che la sequenza finale rappresenti una realtà ripristinata o una seconda possibilità soprannaturale, nella quale Kevin conserva implicitamente ciò che ha imparato. Parlare di loop è utile solo fino a un certo punto, perché il comportamento di Kevin cambia e quindi il nuovo percorso non replica esattamente quello precedente.
Il senso è più morale che fantascientifico: ogni scelta può aprire una nuova tentazione e il libero arbitrio deve essere esercitato continuamente.
Che fine fa Mary Ann?
Nella linea temporale che conduce allo scontro con Milton, Mary Ann muore dopo essersi ferita mortalmente. Il ritorno al tribunale avviene però prima del trasferimento di Kevin a New York. Se quella seconda possibilità modifica gli eventi successivi, Mary Ann non è ancora arrivata al destino visto nella prima linea narrativa.
È uno degli elementi che rende il finale meno nichilista di quanto sembri: Kevin può ancora scegliere diversamente, ma Milton resta presente e pronto a cercare un’altra crepa.
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